PREMIO INTERNAZIONALE CULTURA CATTOLICA

al Card.  ANGELO  SCOLA

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Motivazione

  

Dottore in filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e in teologia presso l’Università di Friburgo (Svizzera), ha insegnato a partire dal 1982 presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia presso la Pontificia Università Lateranense, dei quali sarà negli anni 1995-2002 preside e rettore. Vescovo di Grosseto negli anni 1991-95, è stato nominato Patriarca di Venezia nel 2002. Nel 2003 è stato creato da Giovanni Paolo II Cardinale di Santa Romana Chiesa. È presidente della Conferenza Episcopale Triveneta. Ha fatto parte di diverse congregazioni, consigli, comitati e commissioni pontificie. È stato nominato relatore generale della XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi dell’ottobre 2005, sul tema “L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”.

Le sue pubblicazioni, oltre 120 tradotte in varie lingue, sono principalmente dedicate a temi di antropologia teologica, con spiccati interessi per il matrimonio, la famiglia, la salute. Il contributo del card. Scola alla cultura cattolica è stato assai rilevante e fertile. Anzitutto per il suo radicamento nella identità cristiana, esemplarmente indicato nel motto paolino da lui scelto per il suo stemma episcopale di Grosseto: “sufficit gratia Tua” (cfr. 2Cor 12, 9). E anche e forse ancor più nella testimonianza che questa identità cristiana, radicata nella figura del Salvatore e nella tradizione della Sua Chiesa, lungi dal creare steccati nei confronti dell’uomo contemporaneo, costituisce invece la risposta ai suoi interrogativi ed ai suoi dubbi; lungi dal portarlo indietro ad epoche storiche passate, lo aiuta invece a trovare una strada di recupero per il futuro; lungi dall’impoverirlo di quei progressi che anche la modernità ha ottenuto, lo aiuta a farne uso per fini di promozione umana.

La cultura cattolica di Angelo Scola, proprio perché trae linfa dal “depositum fidei” della tradizione ecclesiale, costituisce uno dei modi più efficaci per “fare della fede cultura”. La sua rivalutazione della sana laicità cristiana, così diversa da ogni laicismo intollerante e persecutore, gli ha consentito un dialogo stimolante con esponenti del mondo laico. Nell’epoca che ha visto la crisi delle utopie totalitarie della modernità egli cerca un terreno comune a laici e cattolici, rispettoso delle differenze e insieme aperto al riconoscimento delle identità per fini di difesa della persona, della sua libertà e dignità in suo momento e dei corpi intermedi in cui l’uomo realizza la sua socialità. Identità e dialogo, testimonianza e collaborazione, rifiuto del fondamentalismo e del relativismo fanno della cultura di Scola un solido ponte per la definizione di un bene comune in cui cattolici e laici possano convenire.