|
verità, politica, libertà CONVERSAZIONE TENUTA PRESSO IL COMUNE DEI GIOVANI Prof. Michele Federico Sciacca - 25/11/1974
Domanda: Oggi si parla molto di "fare la verità" rispetto al concetto greco della "virtù", della verità come fatto intellettuale, opponendolo al concetto di Verità biblico del "fare la verità" e che trova riscontro anche nel nuovo Testamento, nel vangelo di S. Giovanni. Quali contraddizioni vi sono e in quale misura possiamo accettare questo concetto di fare la verità per noi che crediamo nel concetto di verità come conquista dell'intelletto? Risposta: Una cosa non esclude l'altra. Fare la verità non significa che l'uomo crea la verità, significa che deve agire conformemente alla Verità. Il verbo "fare" in italiano è un verbo equivoco; cioè corrisponde al latino "facere" o "agere", due verbi con significati completamente diversi. Agere è una cosa, facere è un'altra. Infatti i greci hanno due verbi - il latino qui non fa altro che tradurre dal greco- e parlo del latino filosofico, cioè "practein" e "poiein". Practein corrisponde al facere latino e poiein corrisponde all'agere latino. Allora, se facere significa ridurre tutto al practein, da cui la prassi, noi non possiamo accettare quella interpretazione. Se invece il facere si riferisce all'agere, l'agere in latino non è un facere all'esterno, ma è un agire all'interno; mi spiego: se io fabbrico questo accendino, ho fatto un'opera e questo in latino è "facere", perchè c'è un oggetto prodotto, cioè la mia azione ha prodotto qualcosa di esterno, come un pittore "fa" un quadro. Questa azione corrisponde al "facere' latino e al "practein" greco. Se io invece agisco dentro di me per perfezionarmi, ad esempio per crearmi "l'habitus"della virtù, (habitus in termini aristotelici e tomistici) per la ricerca della verità, questo non è più facere, è agere e corrisponde al "poiein". Cioè l'azione dell'agere è immanente (interna), per usare il linguaggio scolastico, e corrisponde al momento contemplativo. L'azione del facere è l'azione che "transita", che passa dal momento contemplativo interno all'esterno in quanto produce un oggetto. Allora il facere la verità che c'è anche nel Vangelo significa questo: voi, ad ogni azione interna, cioè ad ogni atto di perfezione interiore, dal punto di vista cristiano, o all'azione dell' "agere", che è immanente, corrispondente al "poiein" greco, che poi significa creare, tanto è vero che "poesia" non deriva da practein, prassi, ma da poiein, questo per il cristiano si deve tradurre in un "facere" esterno. Allora, "facere" la verità, che cosa significa? Non che noi creiamo la verità, o che la verità risulta dall'azione, ma significa che la verità interiore, interna, deve proiettarsi all'esterno in una produzione di opere buone. Di conseguenza non ha niente a che fare con la prassi nel senso marxista e meno ancora con lo storicismo, che dice che la verità si forma attraverso il processo storico. Bisogna vedere il significato delle parole: altro è l'azione immanente, altro è l'azione che transita; l'azione immanente è quella dell'agere, cioè: Maria agisce, aspetto contemplativo, ascolta il Verbo infatti, mentre Marta "fa". Però il fare di Marta è vero fare cristiano se si fonda sull'agere di Maria, tanto è vero che Cristo dice: "Maria ha scelto la parte migliore". Ma è la parte, mentre il fare la Veritas significa il "tutto". Domanda: Ciò presuppone il facere da parte nostra? Risposta: Certo, non è possibile che io possa fare il bene se non conosco quello che faccio, e il conoscere è atto contemplativo, un atto intellettivo; è "agere", non è "facere". Il fondamento del facere è l'agere. Affinchè io possa fare azioni buone, devo essere buono. Allora, prima si deve formare il buono interiormente, cioè l'agere, poi solo in quanto si è formato il buono si ha il dovere di tradurre questa sua perfezione come bene comune. E si traduce con il "facere" opere buone, ecco cosa significa "fare la Verità". Non è che facciamo la verità nell'atto della prassi: è questa la differenza tra il Cristianesimo e il Marxismo. Se i sacerdoti dicono questo non hanno capito niente del Vangelo, cosa che oggi non ci meraviglia più. Ecco da dove nascono gli equivoci. Se uno non sa queste cose, dice che in fondo, cristiani e marxisti possono andare d'accordo, e invece non è vero: diciamo cose opposte. Domanda: E' dunque impossibile l'unione con i marxisti sul piano assiologico (dei valori, delle idee)? Risposta: E' impossibile sul piano assiologico. Come si fa, con uno che nega tutti i valori religiosi, nega tutti i valori morali, come prodotto puramente storico? Per il marxista non esiste una Verità, e quella, che noi chiamiamo filosofia non è altro che il "pensare sul proprio tempo". Questa è una definizione di Marx; filosofia è quella che pensa ai problemi di oggi. Allora le soluzioni che si danno sono tutte pratiche e non ce ne è nessuna teoretica. Di conseguenza, data una soluzione ai problemi di oggi, che non sono quelli di domani, è chiaro che per i marxisti la verità "si fa" in questo senso, ma non c'è UNA Verità. C'è una verità di oggi, una verità di domani, secondo l'altro problema pratico che si porrà. Dopo di che non si ha più un criterio di verità. Anzi: cosa diventa il criterio di verità? La soluzione di un problema pratico. Domanda: L'agere per un marxista è possibile? Risposta: No, è senza senso; c'è solo il facere. Per un marxista c'è questo tipo di verità: per la società filosofare e pensare significa risolvere i problemi pratici del proprio tempo. Che cosa ne nasce? Per un momento accettiamolo e vediamo un esempio. Hitler, a parte che fosse un pazzo lucido, e i pazzi lucidi sono i peggiori, si trova in una certa necessità storica in cui i due terzi dell'economia tedesca sono in mano agli Ebrei - e per capire la lotta contro gli Ebrei bisogna partire da questo fatto - Hitler sa che la più forte potenza economica degli Stati Uniti è l'Ebraismo: quasi tutte le grandi banche americane sono in mano ebraica. Lui prepara una certa guerra; la sua necessità politica gli impone di eliminare gli Ebrei per impossessarsi della loro potenza economica e perchè sa che la potenza economica degli Ebrei tedeschi mai si metterà contro la potenza economica degli Ebrei americani. Allora, se criterio di verità è risolvere il problema del momento e diventa criterio di verità la soluzione favorevole a quello che Hitler vuole fare, noi non abbiamo più nessun criterio per distinguere ciò che è vero e ciò che è falso, ciò che è bene e ciò che è male. Dobbiamo dire che Hitler ha fatto bene. Ha fatto ammazzare sei milioni di Ebrei e ha risolto il suo problema. Per il marxista c'è solo la riduzione al "facere", non all'"Azione", ma al fare, mentre il concetto dell'azione è l'immanente (agere) che transita (facere). Il concetto dell'azione immanente e dell'azione transitiva si trova in tutti i Padri e i Dottori della Chiesa e corrisponde alle figure evangeliche di Marta e Maria. E' la Verità che deve giudicare la prassi (azione pratica esterna), che deve dire se la prassi è vera o falsa, se buona o cattiva, ma se io elimino un principio di verità al di sopra della prassi, come giudizio morale e come giudizio della prassi, non posso appellarmi più a niente, cioè tutto quello che avviene, per il fatto che avviene, è bene. Quando la prassi diventa giudizio di sè stessa, l'uomo non si può difendere; è allo sbaraglio, poichè è solo il successo quello che vale. E' la tesi del Machiavelli. Egli giustifica Cesare Borgia: questi invita una sera a cena tutti i signori di Senigallia; lui si deve sbarazzare di questi signori perchè si deve impadronire di Senigallia e di tutte le Marche. Quando hanno finito di mangiare e bere, entrano i sicari e li assassinano tutti; ma così sarebbe un delitto volgare. Invece cosa fa Cesare Borgia? Appena i sicari hanno assassinato i signori, quando sono fuori palazzo, le guardie di Cesare Borgia ammazzano i sicari. Dopodichè li fa mettere tutti in piazza con un cartello con scritto sopra: "La giustizia di Cesare Borgia". E il popolo ha elogiato Cesare Borgia che aveva ammazzato quegli assassini che avevano ammazzato quei poveretti che aveva invitato a cena. Machiavelli dice che ha fatto bene, perchè così Cesare Borgia si è impossessato delle Marche. Cioè, quando la prassi diventa giudizio del successo della prassi, qualsiasi cosa è giusta. Ecco perchè sul piano dei valori nessun cristiano in buona fede può mettersi d'accordo con un marxista, a parte il fatto che il marxista nega tutti i valori religiosi quando ne fa una sovrastruttura della situazione economica e sociale. Ecco anche perchè in un secondo tempo si è fatta la distinzione tra i partiti socialisti di ispirazione marxista e i partiti socialisti di ispirazione non marxista, ad esempio il laburismo inglese. Il laburismo nega tutto di Marx; infatti quando arrivò la prima condanna del comunismo, che risale a Pio X, l'Arcivescovo cattolico di Londra, autorizzato dal Papa, fece affiggere su tutti i muri di Londra i manifesti che la scomunica non riguardava i laburisti. Ciò che ci divide dal Marxismo non è la soluzione del problema sociale; su questo siamo perfettamente d'accordo. Ci divide l'ideologia marxista che si sovrappone a questo, in quanto Marx ritiene che per risolvere il problema sociale bisogna distruggere la religione. Allora, la disgrazia dell'Italia non è che ha un partito socialista, è che ha un partito socialista di ispirazione marxista. Se fosse di ispirazione laburista come quello inglese, allora il dialogo sarebbe possibile. Non solo il laburismo inglese non ammette niente di Marx, ma in questo momento il Parlamento inglese ha 18 deputati Cattolici, alla Camera dei Comuni, e sono tutti del partito laburista, non ce n'è uno del partito conservatore. Infatti questo è legato alla Massoneria inglese, e per conseguenza viene molto più agevole per un cattolico essere del partito laburista in quanto non gli chiede niente sul piano religioso; lo stesso vale per la socialdemocrazia tedesca. Essa ha ripudiato Marx, tant'è vero che è bastato che Brandt, per aprire alla Russia, abbia fatto un piccolo passo verso il marxismo, che subito l'hanno mandato via. La Germania, l'Inghilterra, la Svezia, Il Belgio, l'Olanda, hanno un partito socialista che non è marxista, l'Italia ha un partito socialista di ispirazione marxista, la peggior cosa che possa capitare, perché è aggravata dal fatto che c'è un forte partito comunista. Quando c'è un forte partito comunista, il partito socialista è senza spazio politico. Per averlo, che cosa deve fare? Una politica a sinistra del partito comunista. Quindi abbiamo due problemi: un forte partito socialista marxista in un paese che ha un forte partito comunista e la cui presenza lo obbliga ad essere più comunista dei comunisti. Questa è la difficoltà del centro sinistra. Domanda: E la socialdemocrazia italiana? Risposta: E' la terza disgrazia: non sono capaci di fare un serio partito socialdemocratico. Sta cercando di prendere il posto dei vecchi liberali, ma questa non è una socialdemocrazia moderna. Se i liberali stanno morendo vuoi dire che c'è un motivo, vuol dire che è un partito superato dalla storia, pur avendo grandi meriti storici. A un certo momento un partito sparisce dalla storia quando quelle idee che prima erano di pochi diventano coscienza comune. Il partito liberale sosteneva la libertà di stampa, lo stato non confessionale, la libertà di coscienza e di iniziativa, cose che nessuno più mette in discussione perchè sono diventate coscienza comune, e quindi il partito ha esaurito la sua funzione storica. Il trionfo di un partito è quando i suoi principi diventano coscienza comune, ma coincide sempre con la sua morte. I socialdemocratici credono di occupare il posto lasciato dai liberali e faranno la stessa fine. Domanda: Quale è la situazione della Democrazia Cristiana? Risposta: La DC ha altri problemi. Non esiste storicamente la possibilità che un partito possa reggere a vita. I 30 anni di potere della DC sono già un miracolo. E la DC resiste non per motivi di politica interna, ma di politica estera. Un partito si logora, ha bisogno di rinsanguarsi. Quanto può durare ancora? E poi la storia distrugge le cose da sè, anche contro la volontà degli uomini. La grande tragedia della DC e dell'Italia è questa: non si può cedere il potere in quanto non c'è una alternativa democratica, poichè l'unica alternativa è il partito comunista. Allora: o la DC cede il potere al partito comunista, o è condannata a governare anche quando non vuole più governare. Se si fosse creata una alternativa democratica laica, cioè un partito socialista serio invece di due o tre partiti socialisti, con l'appoggio dei repubblicani e con il residuo dei liberali, la DC, anche se questi non raggiungessero la maggioranza, ma avessero un numero decente di deputati (almeno 180-200) può benissimo passare all'opposizione appoggiando dall'esterno questo governo. Si riposa una due legislature, poi si rifà, come succede in Inghilterra, in Germania e negli altri paesi. Da noi manca l'alternativa: o la diamo ai comunisti, il che significa che al potere non ci torniamo più, oppure ci condanniamo a logorarci, ma quanto durerà? E' stranissimo che i partiti laici non capiscano la nostra situazione. Domanda: Forse uno dei guai della DC è la mancanza di idee da portare avanti in questo momento? Risposta: Ma la crisi è proprio questo: un partito che governa da 30 anni non si può condannare ad avere sempre delle idee. Anche Dante scrisse una sola Divina Commedia; non si poteva dire a Dante: scrivi tutta la vita Divine Commedie! Ad un dato momento, come si esauriscono gli uomini, poichè siamo tutti finiti, così si esauriscono la società, i partiti, le civiltà, le culture. Nel 1945 l'Italia era un pugno di cenere e in 15 anni la DC ne ha fatto il decimo paese industriale del mondo. Ora, quando un partito, con tutte le difficoltà è riuscito a fare questo, non si può dire: è in crisi per mancanza di idee, in quanto egli può rispondere: Le mie idee, figlio mio, io le ho avute; adesso fatti venire le tue! C'è una crisi di idee nella DC perchè non è facile averne. Poi, il dramma si aggrava nella politica estera: anche se la DC, costretta dalla necessità, cedesse il potere ai comunisti, non lo può fare, perchè motivi di politica estera lo impediscono: il trattato di Yalta. Nel 1945 Russia e America si sono già divisi i beni della terra. L'Italia in mano del partito comunista significa la terza guerra mondiale, nè la Russia la vuole, nè gli Stati Uniti. Quindi una soluzione può essere anche: la sola DC con l'appoggio esterno dei comunisti, purchè non vadano al governo; forse questo l'America potrebbe accettarlo. Se l'America non accetta, ci fa fare la fine del Cile, su questo non c'è dubbio. Lascia andare i comunisti al potere, non dà più un soldo, l'Italia esce dal NEC, arriviamo al fallimento totale, sei mesi di fame e di guerra civile naturalmente, dopodichè interviene con la CIA e non se ne parla più; e se non basta interviene con i carri armati. Questo è il vicolo cieco in cui si trova la politica italiana. E' facile criticare gli uomini politici, ma bisogna anche chiedersi: se io fossi al loro posto, farei meglio? E' facile criticare, vincere le guerre a tavolino, bisogna essere sul campo di battaglia per vedere quello che succede. Sono situazioni veramente difficili. Domanda: Uno dei problemi più vivi al giorno d'oggi tra i giovani è quello della libertà: però non collegano mai questo problema alla Verità; quali sono i rapporti tra libertà e Verità? Risposta: Non c'è libertà senza una legge morale; senza legge morale cessa la stessa libertà in quanto diventa libertà di fare il male. E il male è la schiavitù della libertà. La legge morale è un principio di verità, non è un fatto pratico, è un fatto teoretico. San. Tommaso dice: l'essere, l'essere dell'uomo o delle cose, se io lo rapporto all'intelletto, che cosa è? E' la verità. La verità dell'uomo è il suo stesso essere. Nel momento in cui io dico:l'avvocato Martinelli è un animale razionale, io ho rapportato il suo essere all'intelletto ed è la verità. Quando io dico: come animale razionale ha il diritto e il dovere, intrinseco al suo essere, di realizzarsi tutto come animale, cioè nel corpo, e come razionale, cioè nell'intelletto, io ho riconosciuto il suo fine, quello di realizzarsi tutto come animale razionale. Se questo è il suo fine, è anche il suo bene, perciò il suo bene è quello di realizzarsi tutto come uomo. Allora, la Verità e il bene, che cosa sono? La verità è l'essere rapportato all'intelletto (cioè conoscenza intellettiva della natura del suo essere). Il bene è lo stesso essere rapportato alla verità (cioè la sua natura realizzata nella verità). Siccome l'essere e la verità sono oggetto di una scienza intellettiva, cioè sono verità, non ci può essere libertà senza il rapporto con la verità, perchè la libertà dell'uomo è di potér conoscere il suo essere - se non conosci te come uomo come fai ad agire? - e nel momento che l'ha conosciuto, il suo essere diventa la sua verità. Qual è poi l'azione della volontà? Quella che essa realizzi il suo essere, che diventa così il suo bene. Di conseguenza, come è possibile la libertà senza verità e senza bene? Questo è ragionare. Purtroppo tutta l'educazione dei giovani oggi è improntata dalla radio, TV, ecc, per impedire che imparino a ragionare, perchè il giorno in cui cominciano a ragionare non credono più a quello che viene detto loro. Oggi il tipo di educazione è il test, lo slogan, che è la cosa pensata da uno e ripetuta per impedire che gli altri pensino. E' una operazione di una certa classe dirigente, che vuol creare una società di schiavi dipendente dai fini di questa classe dirigente. Questa è la tecnica del comunismo, slogan ripetuti di continuo dagli altoparlanti, dovunque. Basta leggere qualche libro su Stalin. Per 20 anni non fece che ripetere nelle fabbriche le stesse cose, ed impediva assolutamente di pensare. Domanda: Che ne è del concetto "libera Chiesa in libero Stato"? Risposta: Adesso è in bocca dei socialisti pur essendo un concetto di origine liberale. Questo perchè i giovani credano alla loro libertà, e gridano che deve essere così, che non è giusto dare la verità della Chiesa, anche se fosse vera; la verità se la deve scegliere l'individuo attraverso le varie esperienze, quindi la Chiesa che, madre, cerca di venirti incontro ,fa male, impedisce. Risposta: Qui bisogna chiedere come si sceglie una verità senza un Criterio di verità! Come si fa a dire che un teorema di matematica è esatto, se non si hanno certi principi di matematica? Ecco il problema: con questa obiezione non hanno più niente da rispondere. I giovani bisogna abituarli a questo: a non accettare niente di immediato. Questa è la libertà che noi dobbiamo ai giovani, facendo loro capire però che la conquista della libertà comporta molti sacrifici, e che quando l'hanno conquistata, hanno conquistato la cosa più difficile. Perchè quando uno ha conquistato la libertà ha conquistato la responsabilità. E cosa c'è di più pesante della responsabilità? Questo bisogna far capire: la libertà non è un gioco per conquistarla, e quando l'avete conquistata vi siete caricati del peso più grande del mondo. Vi siete assunti la responsabilità di tutte le vostre azioni. Il servo della gleba aveva un vantaggio, tra tutti gli svantaggi che conosciamo: era privo di responsabilità, non doveva prendere nessuna iniziativa, non doveva chiedersi: "come faccio, o non faccio", perché ci pensava il padrone; il padrone aveva tutta la responsabilità. Per cui Dostoevskij giustamente dice - fino a un certo punto ha perfettamente ragione - "Non è affatto vero che i popoli vogliono la libertà; la libertà è pesante, è un fardello; i popoli vogliono uno che pensi per tutti, e da ciò nascono le dittature". Le dittature nascono da questa rinuncia di tipo psicologico, anche inconsapevole, per cui si dice: "Se c'è uno che pensa per tutti, io non penso niente, se c'è uno che in fondo provvede a tutti, è meglio così, purché io mangi e dorma". Le dittature giocano su questo. "Pensa per tutti il Duce" e gli uomini apparentemente dicono che cercano la libertà, ma sostanzialmente la massa non cerca la libertà. Anche Aristotele è di questa opinione, con forma diversa, però, quando nella Politica scrive: "non è vero che i popoli vogliono governare, anche perché non saprebbero governare; i popoli vogliono semplicemente essere governati bene!" Ecco la conoscenza che questi grandissimi pensatori avevano della psicologia popolare! Aristotele scrisse: "Quando un popolo è governato bene, non cerca più niente. Se mai si ribella perché è governato male, ma non perché vuole governare, ma perché cerca uno che governi bene". E questa è la critica più forte che si può fare alla sovranità popolare. Domanda: Come si concilia la libertà con quello che pare essere il desiderio più profondo dell'uomo, cioè quello dell'unità? Risposta: L'unità non si raggiunge nelle libertà singole, perché la libertà è una facoltà soggettiva, come il pensiero. -Ciascuno di noi è un ente pensante, ma questo è l'aspetto soggettivo. Ciascuno di noi è un ente libero, ma questo è l'aspetto soggettivo. L'unità non si può trovare in un principio soggettivo, ma bisogna trovarla in un principio oggettivo. Perché si trova il consenso di tutti che 2 + 2 = 4 ? Non lo si trova nel principio soggettivo '"perché tutti pensano", ma nel principio oggettivo "perché è vero che fanno 4". Allora l'unità dei singoli pensanti non si trova nel pensiero di ciascuno, nel fatto che pensano, ma si trova nella comune verità su cui convengono: l'unità cioè va cercata sempre in un fatto oggettivo, mai in un fatto soggettivo. Se si pone il fatto soggettivo come fatto oggettivo nasce l'anarchia. Anarchico è colui il quale pone sè stesso come principio di bene, cioè il principio soggettivo come principio di bene. E' chiaro che non può andare d'accordo con nessuno. L'unità su di una cosa non va trovata: non sugli elementi soggettivi, ma negli elementi oggettivi. Ad esempio, tutti abbiamo qui l'elemento soggettivo che è la vista: come facciamo a trovare l'unità? Uno vede di qua, uno vede di là, ecc. Io dico: questo è un accendino. Abbiamo trovato l'unità; c'è qualcuno che lo mette in dubbio con i suoi occhi? No, altrimenti deve essere malato agli occhi, e questo è un altro discorso. Però non sappiamo se l'accendino funziona; e allora, per vedere se tutti, guardando, raggiungiamo l'unità, bisogna aprirlo e vedere se funziona: sì, funziona. Ecco, l'unità è sempre un fatto oggettivo, mai un fatto soggettivo, altrimenti ci sono tante leggi quante sono le volontà. Quando la volontà diventa legge di sè stessa, nasce l'anarchia. L'anarchico dice: "Io faccio quello che mi piace". No, non puoi fare quello che ti piace, perché se ognuno di noi dice così, che cosa succede? Ci scanniamo, rubiamo... non posso fare quello che mi piace, devo fare quello che devo fare, ed è un'altra cosa. Allora, il dovere diventa il fatto oggettivo, quello su cui tutti siamo d'accordo. L'unità delle persone è qui. Ecco perché si parla di bene comune, di verità, e degli elementi oggettivi. Domanda: Si può applicare questo ragionamento anche al "ut unum sint" di Cristo? Risposta: ....ut unum sint, incontrandosi nella Verità rivelata. Gli uomini si possono incontrare solo nella Verità. Fuori della Verità, gli uomini si scontrano. Bisogna cioè trovare il punto di verità, il punto oggettivo di verità, che non dipende nè da me nè da te. Se noi lo rifiutiamo, ci ribelliamo alla Verità: peggio per noi, ci mettiamo fuori della comunità, della società umana. Ad esempio, se uno sostiene che l'assassinio è una virtù, si mette fuori della società umana. Cioè non si può accettare l'assassinio come ideologia, perché non si può fondare nessuna comunità sul negativo: sarebbe la distruzione di tutti. Una comunità si fonda sempre sul positivo. Era questo il principio che sostenevo quando fu indetto il referendum sul divorzio. Partivo con il discutere se c'è il diritto al divorzio. Ho il diritto a una cosa che nega? Ho il diritto al negativo? No, non ho il diritto al negativo. Io ho il diritto a costruire la casa, ma non ho il diritto a distruggere la casa, voi avete il diritto a migliorare questo edificio, non a distruggerlo, in quanto è un bene comune, se non serve a voi, serve a un altro. E' un bene della società: i diritti cioè sono sempre positivi. Ora che cosa è il diritto al divorzio? E' un atto positivo o è un atto negativo? E' un atto negativo. Obiezioni che si possono fare: "ma io con mio marito ci sto male!" Figliola, questo è affar tuo, ma non puoi pretendere che la società ti autorizzi a un atto negativo, per giunta legalizzandolo, solo perché tu stia bene con un altro. I casi personali cioè, non possono diventare legge di una società perché in qualsiasi cosa c'è un caso personale, e allora dovremmo abolire tutti i codici. Su questa linea, ogni legge del codice urta contro un caso personale, rende infelice una persona. Indubbiamente chi va in galera non ci sta bene, ma il fatto che lui dica: "In galera sono infelice perché sono privo della libertà", la società non gli può rispondere niente su questo punto; non può dire: per rendere felice te, abolisco carceri e codici. Tutte le leggi colpiscono qualcuno perchè sono leggi umane. Domanda: Quindi senza voler giudicare nessuno, si può pensare che tutti quelli che scrivono sui giornali di grosso nome ignorino questi concetti, che non conoscano che non c'è il diritto alla negatività quando parlano dei casi pietosi, o c'è della malizia? Risposta: Quello è un sofisma: il fatto che ci siano 50.000 o 200.000 casi non ha nessuna importanza; questo è successo in qualsiasi società. Il fatto che in un collegio si verificano cose sgradevoli, dovrebbe farci abolire tutti i collegi? No di certo. Il fatto che anche tra di voi, in questo Comune dei Giovani, si possono verificare degli urti, vi autorizza forse a sfasciare il Comune? Il fatto che in una società dove sussiste l'istituto del matrimonio - e non ci sono finora società storicamente costituite dove il matrimonio non ci sia stato, sotto una forma o un'altra - ci può far dire: "siccome ci sono 50.000 casi disgraziati, noi autorizziamo un atto negativo"? No, non si può dire; allora come si risolvono? Se tu mi chiedi il massimo aiuto nella tua situazione disgraziata, io te lo do, il massimo conforto, io te lo do. Se ci sono altre scappatoie che non ledano il fatto positivo del matrimonio, dimmi quali sono. Però non chiedere, per risolvere il tuo caso, di crearne altri dieci, perché questo è antisociale. A prescindere dal Sacramento: qui non si discute sul Sacramento, ma sul matrimonio come puro fatto naturale. Non esiste il diritto al negativo. Non c'è il diritto di sfasciare questo Oratorio, perché può servire ad altri. E poi il negativo è negativo e basta. Domanda: Allora il fatto che da un po' di tempo vi sia tutta questa propaganda della stampa, prima per il divorzio poi per l'aborto, l'eutanasia, è sintomo di ignoranza o di una manovra organizzata? Risposta: Certo, è una manovra organizzata, che indebolisce la resistenza morale della società, e quando a una società si fa perdere la coscienza morale, la si può dominare come si vuole. Quando si è addormentata la coscienza morale delle persone, le si possono dominare come si vuole perché nessuno dice "NO", mi rifiuto di fare questo in base a questi principi morali. E' l'unico modo per dominare la società e farne quello che si vuole. Nessuno offre nessuna resistenza; c'è questo disegno: una società tecnocratica ha fatalmente bisogno di dominare così, in quanto rientra in una operazione di sviluppo dei consumi. Quanti miliardi frutterebbe e quanta gente farebbe arricchire la pillola diffusa a tutti? E siccome l'uso è permanente, per circa 40 anni di vita, ci si può immaginare quale industria mondiale si creerebbe. E non miliardi di lire, ma miliardi di dollari. La stampa pornografica solo in Europa ha un giro di affari di circa 5000 miliardi all'anno. Allora, più si indebolisce la coscienza morale, meno reagisce la coscienza morale delle persone, e più è facile dominarle. Del resto, la virtù aumenta le ricchezze? Produce economia? No. Il vizio produce economia? Sì. Allora coltiviamo il vizio perché così produrremo economia. Se uno è temperante, fa fallire tutti. Come è impostata la nostra economia, la virtù fa fallire e crea disoccupazione. Domanda: Quelli che dicono che la sazietà di questi prodotti dovrebbe... Risposta: Sono tutti pretesti, quando si è saziata una parte, se ne prende un'altra. Quando queste cose non rendono più, si esaurisce il filone, se ne crea un altro. Domanda: Certo che alla lunga questo fatto indebolisce anche l'economia... Risposta: Alla lunga finisce per creare il caos, come infatti sta succedendo; a un certo momento distrugge la società. Lo stesso assenteismo degli operai, che cosa è? E' un fenomeno: distruggendo la coscienza morale dell'operaio, è chiaro che l'operaio non sente più il dovere di andare a lavorare. Questi fenomeni producono effetti che apparentemente facilitano l'economia, ma poi c'è tutta la contropartita passiva degli effetti negativi che producono. Quando si dice all'operaio: "Il dovere è un tabù, le virtù non esistono, sono delle violenze, delle oppressioni, a un certo punto questo poveretto ci crede, e quando ci ha creduto si chiede: "Perché devo andare a lavorare? Se non ci sono doveri, fingo di essere ammalato e sto a casa. Nessuno gli può dare torto. Ecco la partita passiva; l'indebolimento morale porta anche all'indebolimento fisico della volontà, manca l'impegno. Ci si impegna solo quando si ha forza ed energia morale, non bastano le sole energie fisiche. L'impegno vero richiede energia morale; anzi spesso persone fisicamente deboli, con la forza morale della volontà fanno molto di più delle persone forti.
|