Da "Il Gazzettino", giovedì 8 Aprile 2004 


INCONTRI DI PRIMAVERA

CULTURA CATTOLICA


Rosmini, profeta scomodo?



Rosmini profeta scomodo? La risposta (affermativa) alla questione è stata data alla conferenza che, per il ciclo degli Incontri culturali di Primavera, ha organizzato la Scuola di Cultura Cattolica.

Bisognerebbe dire, per la verità, che quel che si è detto non ha rappresentato che un "assaggio", è stato solo un inizio di risposta: il pensiero rosminiano, per articolazione e profondità, evidentemente dovrebbe essere indagato e approfondito.

Ciò non significa, però, che il testo di Giancarlo Grandis ("Il dramma dell'uomo", ed. San Paolo) dal quale ha preso spunto l'incontro sia incompleto. Anzi, a detta di uno dei due relatori, il prof. Luciano Malusa, dell'Università di Genova, esso rappresenta "una summa del pensiero rosminiano, analizzato con la chiave di lettura dell'amore e della moralità".

La struttura dell'uomo, secondo Rosmini, si spiega attraverso le tre forme dell'essere: la realtà, l'idealità e la moralità. Tre forme che, secondo una circolarità dialettica, riconducono a un'unità. "Una struttura triadica che rappresenta l'orma di Dio nella realtà", ha spiegato Malusa.

Ma il maggiore filosofo italiano dell'Ottocento, secondo il prof. Giuseppe Lorizio, della Pontificia Università Lateranense, è stato un profeta scomodo soprattutto per se stesso: il suo amore alla verità, il suo non aderire alle mode e il suo spingere per una "Ecclesia semper reformanda" gli hanno creato non pochi problemi. L'attenzione all'uomo ha inevitabili riflessi anche sulla politica.

Per Rosmini la famiglia è la colonna portante della società, non lo Stato. (Andrea Mariotto)