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La
dott.ssa
Dell’Asta alla Scuola di
Cultura Cattolica di Bassano del Grappa Il dissenso russo è stato un primo tentativo di reagire alla distruzione dell’”io" che il regime sovietico stava attuando. È la convinzione che Marta Dell'Asta, ricercatrice del Centro Studi Russia Cristiana, ha espresso con fermezza giovedì 15 gennaio, nell'incontro organizzato dalla Scuola di Cultura Cattolica e dal Centro Culturale Giovanni Paolo I. Ancora una volta, dunque, si è concretizzata l'affinità tra le due esperienze cittadine, che proporranno, nel fine settimana, anche un convegno sul "rischio educativo" assieme alle Scuole San Giuseppe. A confermare quanto la dott.ssa Dell'Asta ha sostenuto c'è un lungo periodo di studi e ricerche sul dissenso: laureata in russo, cominciò a dedicarsi alla causa dei dissidenti dopo aver incontrato padre Romano Scalfi, fondatore di Russia Cristiana. E qualche mese fa il materiale accumulato è diventato un libro, "Una via per incominciare. Il dissenso in Urss dal 1917 al 1990", in cui l'autrice ripercorre e approfondisce le tappe principali di uno dei più originali fenomeni culturali e sociali del ventesimo secolo. Fin dall’inizio, con la pubblicazione del "Dottor Zivago" di Boris Pastemak nel 1957, e poi con la lettura delle poesie in piazza Majakovskij da parte di alcuni giovani, nel 1958, il dissenso si configurò come un movimento che nasceva dall'affermazione di una bellezza: non, quindi, con un disegno politico (come sarebbe stato con la contestazione sessantottina), ma come manifestazione della positività di un'esperienza, attraverso la quale prendevano voce le fondamentali esigenze di verità e di giustizia dell’uomo. Con il dissenso si cominciò a ridare attenzione alla persona: «ciò che muoveva i dissidenti – ha detto Dell'Asta – era un grande rispetto per la persona e per la realtà, le due cose più calpestate dall'ideologia comunista». La verità, però, richiedeva sacrificio. In molti dovettero subire il gulag, le persecuzioni, l'esilio. Per gli scrittori, poi, era impossibile pubblicare le proprie opere; nacque quindi il samizdat, l’editoria clandestina, con la quale era possibile diffondere gli scritti al di fuori dell’Urss (lo stesso Pasternak pubblicò “Il Dottor Zivago” con l’editrice italiana Feltrinelli). Ma «noi possiamo dire la verità – disse un giorno una scrittrice –, e questo vale molto di più di una vita tranquilla». Quanto al futuro, la dott.ssa Dell’Asta si è dimostrata non ottimista: a partire dai primissimi anni ‘90, dopo il crollo del muro di Berlino, «il dissenso si è gradualmente spento dopo che i suoi valori sono stati riconosciuti. La situazione è cambiata, e sono cambiati i termini della “battaglia”. L’intuizione ideale si è disorientata nel nuovo contesto, e ora sarebbe necessario qualcuno che riuscisse a ridarle un futuro». Andrea Mariotto
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