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VERSO I REFERENDUM SULLA FECONDAZIONE ASSISTITA
"Strumentali" barriere abrogative
Mario Palmaro alla Scuola di Cultura Cattolica ha sgombrato il campo dagli equivoci
Il Prof. Palmaro (a sinistra) ed il
Presidente della Scuola di Cultura Cattolica, Dott. Loris Marin
Per parlare di fecondazione artificiale, è necessario sgomberare il campo da alcuni equivoci. Il primo e più diffuso oggi è che la disputa sui referendum abrogativi della legge 40/2004 (per cui siamo chiamati ad esprimerci il 12 e 13 giugno prossimo) riguardi solamente i due opposti schieramenti di "laici" e "cattolici". È la premessa dalla quale è partito Mario Palmaro, docente di Filosofia del Diritto all'Ateneo romano "Regina Apostolorum" e studioso di bioetica, che l'altra sera sera ha tenuto una conferenza per la Scuola di Cultura Cattolica, il Centro Culturale "Giovanni Paolo I" e il Centro Aiuto alla Vita.
Il tema, ha detto Palmaro, "è profondamente laico, perché i punti del contendere non hanno a che fare con la fede cristiana"; si tratta invece di "una fondamentale scelta di civiltà".
Per capire come gli steccati tra credenti e non credenti siano "una falsificazione strumentale", basta osservare come la legge sia stata fin da subito definita "cattolica". Se però il legislatore avesse dovuto ascoltare i dettami del magistero della Chiesa, ha spiegato Palmaro, sarebbe stata promulgata una legge che semplicemente avrebbe vietato la fecondazione artificiale. "Stando al dibattito, portato avanti su mass-media quasi nella totalità schierati per il 'sì', sembra che la legge vieti il ricorso alla tecnica, ma non è affatto così". La 40/2004 ha il pregio di regolamentare una materia sulla quale prima c'era un "vuoto normativo": "l'impostazione seguita è tesa a limitare i danni potenziali di una pratica che viola i diritti fondamentali perché basata sull'extracorporeità dell'embrione rispetto al ventre materno e sulla sua 'cosificazione', poiché l'embrione viene selezionato e ridotto a oggetto valutato con il criterio dell'utile". Altri punti a favore della legge, secondo lo studioso, sono il divieto di fecondazione eterologa e di congelamento degli embrioni (possibile solo per sopravvenuti problemi di salute della madre), l'ammissione alla tecnica solo alle coppie con problemi di sterilità non risolvibili e la chiusura alle coppie omosessuali e ai single. "Purtroppo è una legge debole - ha aggiunto - perché non è ammesso, dopo la fecondazione in laboratorio, un ripensamento della madre, ma se questa non dovesse più volere l'impianto degli embrioni non è possibile applicare sanzioni".
Ciò che impedisce che il confronto sia corretto e onesto, inoltre, è il fatto che "tutto è ricondotto alla concezione per cui devo poter fare tutto quello che voglio, ma con questa regola la civiltà è morta", ha concluso Palmaro. Quanto ai referendum, sono tre le motivazioni che secondo lui inducono all'astensione. Innanzitutto, per "evitare peggioramenti della legge senza identificarsi con essa, perché non è una legge 'cattolica' ma sotto certi aspetti raggiunge buoni risultati"; poi perché "l'astensione è una posizione valida e costituzionalmente garantita tanto quanto un sì o un no"; infine, perché "lo scenario della campagna è fortemente inquinato, allora non resta che utilizzare tutti i mezzi leciti che sono a disposizione per raggiungere i propri obiettivi".
Alcuni dei numerosi partecipanti
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