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La giuria del "Premio Internazionale
Medaglia d'Oro al merito della Cultura Cattolica" composta dal Prof.
Gianfranco Morra, presidente, Prof. Stanislaw Giygiel, Prof. Sergio Belardinelli,
Dott. Cesare Cavalleri, Prof. Onorato Grassi, Dott. Vittorio Messori,
Prof.ssa Emilia Smurro ha assegnato il premio per l'anno 2002 a
KRZYSZTOF ZANUSSI
 
con la seguente motivazione:
Nato nel 1939 a
Varsavia da una famiglia di origine friulana, Zanussi si è imposto
come una delle voci più rilevanti della cinematografia polacca
ed ha avuto molti riconoscimenti mondiali per il suo rigoroso linguaggio
filmico, per le sue problematiche esistenziali, per il suo rifiuto del
cinema commerciale, per il suo linguaggio narrativo persuasivo e parlato,
mai gridato o didattico.
Formatosi nello studio della fisica a Varsavia e della filosofia a Cracovia,
dove ha avuto come maestro un discepolo di Husserl, Roman Ingarten, Zanussi
ha tradotto nelle sue opere cinematografiche il dramma dell'esistenza
umana sospesa tra perdita di significato e ricerca di un recupero.
Deciso a rifiutare le tematiche della inautentica socialità imposta
dal regime comunista, ha saputo visualizzare con rara penetrazione la
solitudine e l'incomunicabilità dell'uomo contemporaneo, incapace
di credere nei miti dell'umanesimo antropocentrico e deciso a cercare
la verità più in alto, dove è ancora possibile il
contatto con Dio, su quelle montagne che continuamente accompagnano il
cammino angoscioso dei suoi personaggi (soprattutto nei film "La
morte del padre provinciale", 1966 e "La Costante", 1980).
Sensibile alla novità di un Papa del suo paese, gli ha dedicato
il film "Da un paese lontano" (1981). La religiosità
di Zanussi appare sospesa alle situazioni limite dell'esistenza, come
la vita e la morte, il dolore e la solitudine, l'ingiustizia e il suicidio,
la vocazione, la conversione e la solidarietà ("Lo sconosciuto"
1968, "La struttura del cristallo" 1969, "Vita di famiglia"
1971, "Visita al padre", 1971, "Servizio di notte 1975,
"Spirale' 1978, "La vita come malattia mortale" 2000, "Il
supplemento" 2002). Essa non assume mai tonalità catechistiche,
ma allude, nella sfera purificata dell'arte, alla necessità per
superare il nichilismo, di aprirsi, sono le sue parole, "a un concetto
di trascendenza; se manca un valore più alto, non si riesce a giustificare
la morte" Trascendenza che trova cifratamente la sua migliore indicazione
nella parola di S. Agostino assunta come titolo di un suo film: "Illuminazione"
(1973). La cinematografia di Zanussi si colloca, con una totale novità
di accenti e di immagini, a fianco di grandi registi religiosi del Novecento,
Dreyer, Bergman, Bresson e Tarkowski.
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