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La giuria del "Premio Internazionale Medaglia d'Oro al merito della Cultura Cattolica" composta dal Prof. Gianfranco Morra, presidente, Prof. Stanislaw Grvgiel, Prof. Sergio Belardinelli, Dott. Cesare Cavalleri, Prof. Onorato Grassi, Dott. Vittorio Messori ha assegnato il premio per l'anno 1998 a
con la seguente motivazione: Pietro Prini ha studiato a Pavia, dove
ha avuto come maestro Michele Federico Sciacca, e a Parigi, dove ha frequentato
l'esistenzialista cristiano Gabriel Marcel. I suoi studi di storia della
filosofia, che vanno da Plotino (1968) a Rosmini (1997), dall'Esistenzialismo
(1952-71) alla Filosofia cattolica del Novecento (1995), costituiscono
il preliminare del suo pensiero teoretico, espresso in opere come Umanesimo
programmatico (1965), Il paradosso di Icaro (1976), L'ambiguità
dell'essere (1989) e Il corpo che siamo (1991). La filosofia di Prini
si colloca nella linea del Platonismo perenne (1950), ma la rivive e la
rifonda attraverso l'esperienza cristiana. E', dunque, una "filosofia
nella fede", che proprio perciò è capace di porsi in
dialogo con i risultati delle scienze contemporanee, che Prini considera
necessarie e insieme insufficienti per una definizione dell'uomo. Filosofo
di frontiera, Prini è sempre stato lontano dalle metafisiche astratte
e, ancor più, dal pensiero debole privo di fondamenti, contro il
quale ha riproposto il "pensare in grande" del suo Rosmini.
Scrittore, insieme, sobrio, profondo e avvincente, ha sempre partecipato
al vasto pubblico i risultati delle sue ricerche con dibattiti e conferenze.
Professore nelle università di Perugia e Roma-Sapienza ha educato
alla ricerca della verità alcune generazioni di giovani. Attivo
nella RAI e nel Consiglio superiore della Pubblica Istruzione, ha saputo
portarvi una testimonianza di cultura e di fede. Il pensiero di questo
"decano della filosofia italiana" non si è mai posto
come convergenza estrinseca di ragione e fede, ma come esperienza esistenziale
di una Presenza che trasforma lo stesso filosofare, come egli proponeva
nella conclusione del suo Discorso e situazione (1961): "La vita
itinerante del Cristiano, umile, paziente e fiduciosa nell'amore, è
la celebrazione interiore del mistero più profondo e più
illuminante della creazione". |