FAMIGLIA E SESSUALITA'

Conferenza tenuta da Mons. S. Maggiolini alla Scuola di Cultura Cattolica - Bassano del Grappa, il 15 ottobre 1984
(Trascrizione non rivista dal relatore)

E' molto difficile oggi leggere la situazione attuale, non solo perché non si legge mai agevolmente il periodo storico in cui si vive, ma anche perché l'argomento è vastissimo, poiché comprende non solo il matrimonio e la verginità come istituzioni, ma soprattutto il modo in cui è sperimentata ed interpretata la sessualità.
Schematicamente possiamo, per meglio approfondire il discorso, cercare di tracciare delle linee di studio, di ragionamento.
La prima cosa che salta subito evidente, a chi analizzi un pò la nostra società, è il distacco dalla dimensione religiosa.
Si riscontrano infatti oggi posizioni che se da un lato vedono nella sessualità il modo di un profondo incontro interumano, o addirittura un momento che aprirebbe il soggetto mettendolo quasi sulla soglia del "divino", dall'altro sembra invece prevalere nella maggioranza l'orientamento che stacca nettamente la sessualità da ogni riferimento a Dio. La sessualità cioè non viene colta come una realtà che è.frutto di un atto creativo e che in quanto tale dipende ed è orientata a Dio. Una tale impostazione ha ripercussioni notevoli sia nel campo di attuazione del dover essere che nel campo dell'essere della persona, in tutti i suoi aspetti. In questa chiave di lettura ogni dipendenza religiosa appare come un attentato alla realtà e alla libertà della persona.
Si intuisce così come si sia portati ad evitare non solo il matrimonio religioso nel suo aspetto rituale, ma soprattutto a non essere quasi più capaci di pensarlo e di viverlo nella sua dimensione propriamente sacramentale. Ciò perché manca un orizzonte globale della sacramentalità di tutta la storia umana centrata su Cristo e vissuta nella Chiesa e perciò nemmeno il matrimonio viene più percepito come sacramento. Oggi l'uomo tende a rifiutare la presenza di Dio in Cristo entro la storia umana, e ne rifiuta anche qualsiasi dipendenza.
Ancor meno allora, in questo contesto, si riesce a cogliere il valore della rinuncia al matrimonio per il Regno. La verginità o lo stato di verginità per il Regno viene visto come un tradimento della persona e delle sue tendenze predominanti.
Il motivo di questa opposizione è semplice. La verginità trova la sua spiegazione in una adesione totale all'Assoluto. In mancanza di una fede in questo Assoluto la scelta celibataria cristiana appare come negatività. Tutto questo anche perché la sessualità viene largamente considerata come aspetto ineliminabile della "maturità" umana. Si badi bene però che la sessualità viene oggi considerata nella sua espressione "genitale", è come un'esperienza priva di norme.
Il secondo aspetto da considerare è quello antiistituzionale.
In tema di sessualità una qualche reattività istintiva all'istituzione sospinge a ritenere il matrimonio come una forma esteriore priva di significato e di valore umano, una struttura che mortifica e soffoca la persona e l'amore. La sessualità viene concepita come un istituto privo di norme ed affidato alle sole pulsioni superficiali e immediate. In questo senso non vi può essere posto nè per la durata nè per la esclusività. In questo senso non vi può essere posto per l'accoglienza di una istituzione come segno pubblico di una adesione e di una decisione assunte nè come scelta importante per la vita. Il matrimonio non può che apparire come un momento repressivo, magari nel medesimo tempo in cui, in altri
settori della vita assai meno rilevanti, si afferma a tutte lettere il compito comunitario ed anzi la necessaria dimensione comunitaria che la persona deve assumere per essere se stessa.
In questo quadro cade uno dei cardini che vedeva 1'esercizio della sessualità in qualche modo legato ad una istituzione di dominio pubblico. Si giustificano allora in tal modo non solo i rapporti pre-matrimoniali, ma anche i rapporti extra-matrimoniali e quelli comunque episodici fino al capriccio o al semplice scambio mercenario con l'altro sesso. Un terzo aspetto è quello della assolutizzazione della sessualità genitale. Può sembrare strano ma esattamente un periodo che segue a quella che è stata definita la scoperta della sessualità personale, si rivela poi un periodo in cui la genitalità ha il sopravvento e quasi si impone come l'unico modo di manifestazione e di attuazione sessuale.
Si capisce allora che là dove manca la chiara percezione della realtà della persona come sintesi, l'istintualità conduce allo sviluppo ad una sola dimensione, quella più premente e più difficile da disciplinare, lasciando l'io come estraneo ed anzi tendendo a soffocarlo nella esigenza di completezza e di responsabilità. Il rifiuto della religione e della istituzione (matrimonio) manifestano la crisi di una esperienza della persona umana, la quale si scopre così divisa interiormente e considerata in modo quasi ossessivo nel suo aspetto più immediato di istintualità libidica. Questa situazione è facilitata dal fatto che per la prima volta nella storia dell'umanità si è potuto separare, e in modo anche sconvolgente, l'esercizio della sessualità da una fecondità possibile ed eventuale.
Così dopo una sottolineatura "strumentale" della sessualità, intesa so1o come mezzo per procreare, è emersa una considerazione altrettanto unilaterale, che vede nella sessualità solo un'esperienza della genitalità. La sessualità è diventata puro gioco, merce di scambio e di consumo.
Allora quella che comunemente viene definita "armonia sessuale" diventa un funzionamento che vuole semplicemente assicurare il massimo di piacere. Il rapporto sessuale non viene considerato valido nella misura in cui si pone come elemento dentro una sintesi umana che si apre ad una comunione globale, nella buona come nella cattiva sorte, ma solo nella misura in cui riesce a condurre ad un orgasmo sempre più intenso e liberatorio dagli istinti repressi.
In questo contesto naturalmente la verginità non trova posto, a motivo proprio della sua rinuncia a quella sessualità genitale che viene considerata quasi in modo assoluto.
La caratteristica fondamentale di tutti questi aspetti è l'affermazione della totale autonomia dell'uomo nei confronti di Dio. E' facile riconoscere in questa mentalità quanto le ideologie passate e presenti hanno finora potuto seminare: dall'esistenzialismo, al marxismo, al neo-positivismo, al freudismo ecc.
Denominatore comune di tutte queste concezioni è il richiamo alla autonomia dell'uomo, illimitata.
E' di moda poi affermare la scoperta della dimensione storica nel pensiero attuale. Tale dimensione storica tuttavia non può non lasciare perplessi quando si afferma come esclusiva. In una simile prospettiva infatti, perdono di significato il piano metafisico e i1 piano della fede, nonché l'essenza della realtà stessa, come frutto dell'atto creativo. Per quanto concerne la sessualità ciò ha conseguenze evidenti.
Non si è più in presenza di punti di riferimento stabili nè sul piano dell'essere nè sul piano del dover essere. La sessualità risente di tutte le ripercussioni legate al modo di constatare la persona; il suo divenire deve di volta in volta conformarsi al contesto mutevole in cui si attua. Ne consegue che la struttura di fondo della persona si stempera nel divenire del tempo, e che la morale si relativizza in dipendenza dai periodi e dagli ambienti in cui si colloca.
Nel campo della sessualità l'incertezza attuale dipende anche da una fiducia ampia e quasi sconfinata che l'uomo d'oggi ha nella scienza e nelle sue manipolazioni. Tali possibilità raggiunte non sono ovviamente da valutare in modo negativo, da principio. Occorrerà però che si riconoscano i loro ambiti in riferimento alla persona, al suo essere, e che sappiano imporsi dei limiti necessari quando dovessero intaccare il nucleo fondamentale dell'uomo e mortificare la sua libertà. Si pensi infatti ai recenti progressi dell'anatomia, della fisiologia, della genetica e della neurologia e più ancora della psicologia. Sono indubbiamente delle grandi conquiste. Il dubbio nasce quando ci si illude di avere sondato completamente il mistero della persona e della sua componente sessuale. In questo modo si riduce l'uomo solo a ciò che di lui empiricamente si può valutare.
Ma la novità dei nostri tempi consiste non solo in una più approfondita conoscenza, bensì in una maggiore possibilità di intervento manipolatorio sulla persona, e in particolar modo sul campo sessuale della stessa. Anche qui, qualora si esca dal piano del rispetto della legge e della norma morale, si finirebbe per compiere atti contrari al bene stesso della persona.
Ma la sessualità ha anche un aspetto po1itico, nel senso di capacità di operare, secondo alcuni, un nuovo modo di strutturare un sistema di convivenza.
Certo pensiero vede nella sessualità repressa una forza neutralizzata e pertanto messa a disposizione della società borghese. Secondo poi certi movimenti femministi e radicali il vero modo per abbattere una società borghese è quello di lasciare assolutamente libero l'esercizio della sessualità in tutte le sue espressioni già dai primi anni di vita delle persone. Ogni limitazione sarebbe uno spreco di energie che invece dovrebbero essere incanalate verso l'alveo politico.
Più articolato invece è il pensiero di Marcuse, secondo il quale la società dei consumi è ingiusta in quanto costringe l'uomo ad investire la maggior parte delle sue energie nel lavoro, e in un lavoro estraneo all'uomo stesso, inducendolo così a vivere la sua sessualità come momento episodico di tipo compensatorio e nel suo aspetto quasi unicamente genitale.
Uno studio di quanto finora detto porta ad alcune importanti conclusioni.
Al di là di tutti i discorsi appare ovvio come il problema della sessualità rimane in gran parte insoluto.
A livello individuale oggi la sessualità è vissuta ancora con disagio, con un senso di usura, di noia e anche di angoscia. Ad un periodo di rimozione pare subentrato un periodo di ossessione.
A livello comunitario sorge il sospetto che la società cosiddetta permissiva sia tale quasi soltanto in campo sessuale, mentre non lo è per nulla in molti altri settori e che la libertà del sesso selvaggio sia in realtà un mezzo per mantenere ed accrescere una manipolazione culturale che non tollera reazioni critiche ma esige solo obbedienza.
I problemi emergenti non possono dunque essere risolti se si rimane entro il cerchio dell'ideologia generale. Si impone pertanto una chiarificazione della realtà ultima della persona umana, una chiarificazione che tenga conto del contesto culturale e storico ma che si fondi su parametri assoluti perchè veri ovunque e sempre.
Si impone anche una chiarificazione tra persona e società, per evitare gli eccessi di individualismo e di collettivismo.
Un modo autentico di vivere la propria sessualità da parte dell'individuo si impone come un diritto dovere di incidere sulla società per mutarla.
Diventa necessario un recupero della filosofia nel suo aspetto propriamente metafisico e della visione di fede, per offrire motivazioni che possano aiutare a comprendere e vivere la propria sessualità.