|
FAMIGLIA E MACCHINA
CULTURALE
Conferenza tenuta
da prof. G. Rovati alla Scuola di Cultura Cattolica - Bassano del Grappa,
il 12 novembre 1984
(Trascrizione non rivista dal relatore)
Quando
nel 1953-54 iniziò in Italia la televisione, tanti sentirono parlare
di questo nuovo mezzo, ma pochi potevano acquistare un televisore. Ma
poichè la curiosità era tanta, quei pochi che possedevano
un televisore, ospitavano altri a vedere la televisione.
La gente si. ritrovava al bar, nelle case degli amici, negli oratori e
vedeva assieme ad altri gli spettacoli. La TV era occasione di incontro
con gli altri, seguita poi anche da discussioni.
Questo esempio serve a farci capire come i mezzi di comunicazione possano
servire a creare anche una più intensa socialità, ma anche
a farci capire come oggi le cose siano notevolmente cambiate. Ogni famiglia
ha oggi almeno un apparecchio televisivo. Rispetto al 1953 le ore di trasmissione
erano pochissime, oggi i programmi praticamente continuano ininterrottamente
per quasi 24 ore.
Oggi poi difficilmente il vedere la TV diventa una occasione di aumentare
la conversazione e la comunicazione tra gli spettatori, ma al contrario,
visto che le ore, prima ancora che i contenuti, delle trasmissioni sono
moltissime, il fatto di vedere la TV diventa una alternativa alla comunicazione,
alla conversazione.
Normalmente la TV diventa un'occasione di isolamento, cioè crea
le condizioni per cui ciascuno utilizzi da solo le immagini, ma ben difficilmente
poi ciò diventa occasione di discorso.
Dai primi anni ad oggi c'è di mezzo anche un grande cambiamento
nelle famiglie; cambiamento sociale e culturale che ha portato a prescindere
in qualche misura a far si che la famiglia sia meno importante di quanto
era nel 53. Essendo diventata più piccola, la famiglia ha fatto
sempre più vita a se stante, un piccolo mondo assediato dalla concorrenza
di tanti altri mondi. Ben presto infatti la famiglia perde la sua importanza
nei confronti dei figli, i quali vivono esperienze sempre più esterne
alla famiglia, scuola, compagnie, amicizie ecc. Così la famiglia
subisce anche la concorrenza con mondi che hanno visioni della vita diverse.
Uno oggi fa esperienza facilmente di un conflitto tra quello che lui dice
dentro la famiglia, e ciò che fa fuori dalla famiglia. C'è
un conflitto tra il sistema di valori considerati entro la famiglia e
quello considerato fuori di essa. In famiglia così c'è chi
dà importanza agli aspetti affettivi, e fuori invece privilegia
il calcolo, l'interesse, l'egoismo. Una logica opposta o lontana da quella
familiare.
La società è infatti strutturata secondo due grandi logiche.
La logica dei rapporti comunitari, di cui la famiglia resta un esempio,
e la logica dei rapporti economico-sociali e politici, in cui si teorizza
che deve esistere un altro insieme di criteri, più attenti all'interesse.
Nasce il rischio della schizofrenia, per cui uno in famiglia si sente
diverso da fuori di essa. Nella nostra sociètà ciò
è teorizzato. Basta pensare agli inserti pubblicitari, dove spesso
là famiglia è rappresentata come un rifugio, una piccola
isola dorata, chiusa all'esterno.
La famiglia come tana, come luogo di riposo del guerriero, un mondo marginale
però, che ha ben poco da dire o da dare fuori di essa. E' una delle
grandi immagini che ha condizionato il modo stesso di concepire la famiglia.
Non è la televisione che ha prodotto questi cambiamenti, ma essa
ha moltiplicato nella testa di ciascuno questo tipo di realtà,
così che ciascuno di noi è condizionato da ciò che
sente dire, da ciò che vede, da ciò che altri dicono cosa
è bene. Ciò è una delle caratteristiche dei mezzi
di comunicazione di massa che trasformano gli spettatori in una massa,
cioè in un ammasso amorfo. Si chiamano così non solo perchè
arrivano a tanta gente, ma perchè trasformano la gente in un pubblico.
Si hanno conseguenze anche sulla stessa capacità di ascoltare il
messaggio. In una conferenza pubblica c'è sempre un rapporto diretto
tra oratore e pubblico, il quale potrà intervenire, instaurando
un colloquio. La logica dei mass media è invece unidirezionale.
Le immagini penetrano nella nostra mente e nei nostri sentimenti, senza
possibilità di intervenire. Il giudizio su una trasmissione si
forma su quanto più uno è stato bravo a fare l'attore, su
quanto ha colpito la nostra immaginazione. Basta pensare alle telenovele,
dei grandi romanzi rosa basati esclusivamente sul sentimento, sulle cose
piacevoli e frivole che colpiscono chiunque.
Il potere dei mass media è quello di formare la coscienza, le sensazioni,
e gli attori vengono presi come punti di riferimento per rispondere alle
analoghe situazioni in cui spesso ci si trova. Nasce il mito, costituito
da figure di riferimento a cui uno subito pensa quando si trova in situazioni
analoghe. Ma a differenza di quando si assume una persona come modello,
nei confronti dei personaggi mitici non è possibile il dialogo,
perchè non rispondono.
Non vorrei comunque dare una immagine esclusivamente negativa dei mass
media. Negli anni 60, in pieno clima di espansione, una serie di ricerche
fatte sugli effetti delle comunicazioni di massa avevano evidenziato che
le reazioni del pubblico di fronte ai mass media sono lega te ad un meccanismo
di rafforzo, per cui ciascuno finisce col credere quello che già
credeva prima. In effetti in un giornale si tengono buone le cose che
ci interessano. Lo stesso dicasi per i molti canali televisivi: uno cerca
ciò che già conosce.
Il problema è che dopo anni di bombardamento molte capacità
di filtrare sono cadute. La cultura e la mentalità di cui viviamo
non sanno più filtrare ciò che si vede e ciò che
si ascolta. La soglia di difesa si è notevolmente abbassata nei
confronti dei grandi temi della vita: l'amore, il dolore, la morte.
Negli anni 70 il mass media era visto come strumento di manipolazione.
Oggi la soglia critica è ulteriormente più bassa. Oggi regna
la convinzione che un maggior numero di informazioni coincide con un sentimento
di maggior liberazione. Il fatto di poter avere a disposizione più
ore di televisione è sentita come una maggiore libertà di
scelta. Questo tipo di giustificazione è direttamente utile ai
padroni delle informazioni.
Sul problema dell'informazione si giocano dei grandi interessi ideologici
ed economici. La famiglia è un luogo più assediato. Ma questa
stessa situazione non è poi tragica, perchè il pubblico
oggi può contare di più. Le reti private si finanziano mediante
la pubblicità, la quale si ottiene in base agli indici di ascolto.
Il potere del pubblico non è quindi totalmente assente. Se il pubblico
fosse capace di coalizzarsi contro ciò che non gradisce potrebbe
far cambiare le stesse trasmissioni televisive. Ciò è successo
in USA per la trasmissione Uccelli di Rovo. Un movimento di protesta di
utenti, non vedendo il
programma ha fatto si che esso fosse ritirato dalla programmazione.
Ciò fu possibile per l'ampia diffusione della coscienza del pubblico.
In prospettiva non molto lontana vi sarà un altro sistema di comunicazione.
Si parla già di terminali video comunicanti con la televisione.
Sono terminali video collegati con dei computers. Se oggi c'è l'idea
che la famiglia si trova dove c'è un televisore, un giorno avremo
in casa il calcolatore. Ciò aprirà nuovi modi di occupare
il tempo libero e il tempo lavorativo. Il nuovo status simbol non è
più infatti la TV a colori ma il computer. Sta crescendo il nuovo
grande passatempo domestico dei video games, che non migliora affatto
il rapporto con i membri della famiglia. Ma questi nuovi apparecchi cambieranno
anche il modo di lavoro. Essi permetteranno di lavorare stando a casa,
e mettendosi in comunicazione direttamente con i terminali nel luogo di
lavoro. Questo permetterà di stare di più in casa, ma che
ci si stia per lavorare, comunque per isolarsi e non essere disturbati.
La salutare divisione tra tempo di lavoro in casa e fuori casa si vanificherà.
Sarà una sfida in più all'equilibrio delle persone.
Tutti questi mezzi potrebbero rendere migliore la qualità della
vita. I problemi nascono perchè ci lasciamo prendere la mano dagli
strumenti. La macchina culturale che organizza questi congegni è
fatta in modo tale da eliminare la capacità di selezionare i bombardamenti.
Quindi siamo da capo.
Io non credo però ad una visione catastrofica del mondo, anche
se non bisogna subire il ricatto emotivo che non si possano cambiare le
cose.
Concluderei su alcune indicazioni su come controllare il fenomeno della
teledipendenza.
Dipendenza è ciò che riduce la nostra capacità di
libertà personale. Noi siamo usati dalla TV piuttosto che usare
la TV. Bisogna trovare la capacità di opporre resistenza, e l'unica
resistenza è la capacità di dominio su di sè, cioè
una forte identità personale. Non è possibile controllare
l'ambiente esterno se non si ha una propria fisionomia. Qui sta il primo
problema. Dove sta la nostra identità personale? Al limite si potrebbe
decidere di rompere l'isolamento guardando più televisione con
i propri figli. Non si risolverebbe nulla.. Si è sempre isolati,
insieme, ma isolati.
In concreto bisogna giudicare ciò che vediamo. Ci sono delle indicazioni.
Fare una scelta dei programmi, senza fare una scelta a caso.
Spesso cambiamo continuamente canale in cerca di ciò che ci attrae
immediatamente e che più ci stimola.
Darsi poi degli appuntamenti. Vedere alcune cose insieme e poi parlarne.
E' un modo per far diventare l'informazione cultura.
Occorre poi stimolare delle forme di partecipazione attiva, cercando poi
di ragionare su ciò che si è visto. Ci sono delle schematizzazioni
che possono diventare strumento di educazione. Occorra spezzare il mito
che il televisore non si può spegnere se si verifica un'occasione
che riteniamo più importante. Per esempio l'arrivo di un amico,
la cena assieme in famiglia, un problema che insorge. Spesso la TV ci
domina al punto che non siamo più capaci di ospitalità verso
gli altri perchè c'è la televisione.
Ci sono poi forme per creare l'alternativa ad una serata davanti al televisore.
Importante è l'esperienza associativa, tipica delle feste popolari,
in cui ci si incontra con gli altri uomini. In fondo questa sarebbe una
via da rivitalizzare, perchè non è massificante, ma una
forma in cui ci si incontra con gli altri.
Infine occorre la capacità di esprimere il proprio dissenso o consenso
sui programmi che si vedono.
Tutte le reti televisive sono suscettibili di fronte alla risposta degli
utenti, e si indirizzano verso programmi più seguiti che non verso
programmi poco ascoltati. Sarebbe un modo di intervenire come pubblico
direttamente su quanto ci viene proposto, dimostrando una maturità
culturale e civile non indifferente.
|