TV E FAMIGLIA

Conferenza tenuta da Dott. Cesare Cavalleri alla Scuola di Cultura Cattolica - Bassano del Grappa, il 17 marzo 1997
(Trascrizione non rivista dal relatore)

Quando si parla di televisione no bisogna mai dimenticare una cosa essenziale, sintetizzata da uno slogan di McLuhan, molto ripetuto, ma forse non ben capito nella sua portata: "Il mezzo è il messaggio". Ma che vuol dire? Molto spesso quando noi pensiamo a comunicazione televisiva ci preoccupiamo dei contenuti, dimenticando che l'effetto principale della televisione non è soltanto il contenuto veicolato, pure molto importante, ma il fatto che essa influenza i meccanismi della percezione come tali. Finora, infatti, nel Mondo Occidentale la civiltà era basata sulla Stampa la quale si basava soprattutto sulla vista, interessando l'emisfero sinistro del cervello che controlla la parte destra nel corpo umano. Nell'emisfero sinistro risiedono le facoltà della lettura, della scrittura, la classificazione, la logica matematico-lineare, il controllo sequenziale, la percezione degli schemi significativi. In omaggio all'inventore della stampa a caratteri mobili, McLuhan denomina questo tipo di civiltà basata sulla Stampa civiltà gutemberghiana.
La televisione percepita con la vista interessa l'emisfero destro del cervello, il quale presiede alle facoltà di percezione dello spazio, della musica, il riconoscimento immediato, l'apprendimento globale, spontaneo, intuitivo, emozionale, sintetico, con la prevalenza della percezione astratta.
Ci troviamo di fronte, quindi, ad una vera e propria svolta di civiltà, al passaggio dalla galassia Gutemberg alla galassia Marconi, paragonabili al passaggio dalla civiltà orale alla civiltà della scrittura, con tutti gli effetti positivi e negativi che ciò comporta. Non soltanto, quindi, c'è un problema di contenuti, ma c'è anche un problema di modificazione del sistema percettivo, al livello neurofisiologico, dell'uomo. E' da ricordare che genitori e maestri spesso notano un aumento dei casi di dislessia nei bambini nati in epoca televisiva e, quindi, esposti alla tv sin dalla più tenera età. Che ciò sia un bene o un male lo si vedrà solo in futuro, perché in ogni passaggio epocale vi sono pro e contro, anche se nessuno rimpiange la civiltà orale o i codici miniati antichi dopo che fu inventata la stampa a caratteri mobili. Così solo in futuro si vedrà se la multimedialità verso cui ci stiamo dirigendo sia un bene o un male. L'importante è essere coscienti del mutamento in corso, per affrontarlo nel modo corretto, senza timori infondati o eccessiva benevolenza.
In generale le conseguenze dell'invasione dei mass-media e della televisione in particolare sono:
1) ampliamento delle conoscenze: è indubbio che la tv è una fonte inesauribile di notizie, ma questa inesauribilità è anche il suo limite, dato che si impedisce la corretta gerarchizzazione delle notizie da parte dello spettatore e la loro valutazione adeguata. E ciò nei programmi a cavallo tra fiction e giornalismo, in cui si usano immagini di repertori per documentare fati di cronaca introducendo sottofondi musicali ai servizi, quando nella realtà non c'è musica come nei film ottenendo l'effetto perverso di una confusione tra fiction e realtà. La tv diviene autoreferenziale dato che non solo riferisce avvenimenti, ma chi crea come nel caso drammatico in cui la CNN propose un servizio in occasione della Guerra del Golfo nel quale un sedicente infermiera, scampata all'invasione irachena, raccontava di come le truppe di invasione avessero ucciso 23 neonati del reparto di maternità dell'ospedale, distruggendo le incubatrici.
Questo episodio colpì molto l'Opinione Pubblica americana e il presidente Bush ne parlò per ben sei volte. Due anni dopo venne fuori la verità e un giornalista canadese rivelò che in realtà l'infermiera era la figlia dell'ambasciatore del Kuwait negli USA e la storia era inventata di sana pianta allo scopo di convincere gli americani all'intervento. Così pure nel caso del cormorano sporco di petrolio, per paventare una catastrofe ambientale, in realtà non avvenuta. In realtà si trattava di immagini di repertorio e di un cormorano finto. La stessa B.B.C., che pure ha il più antico codice di autoregolamentazione, per dimostrare il degrado di Napoli, fece appositamente spargere delle siringhe per strada, riprendendole. L'inviato Lucio Lami ricordava come, nello Zaire, vi fossero bande specializzate nel fare finte battaglie appositamente per i giornalisti.

2) Mobilità psicologica: la ricezione televisiva sviluppa le capacità di associare idee e sensazioni anche a livello neuro psicologico. Il racconto televisivo richiede una particolare capacità di percepire il tempo, soprattutto con riguardo ai flash-bach e flash-forward, per cui si è visto che soap-opera come Beautiful non vengono capite da popolazioni come quelle dell'Africa, che non concepiscono come un personaggio che muore possa poi ritornare a vivere nel ricordo come bambino.
La mobilità psicologica comporta l'affievolimento delle capacità di concentrazione e l'abitudine al salto delle immagini in conseguenza delle tecniche di montaggio indispensabili in ambito televisivo, sicché spesso i giovani perdono le capacità logiche di deduzione e di induzione, perdono l'attitudine a dei pensieri correnti, sostituendola con una specie di caleidoscopio impazzito e difficile da governare.

3) Etero-condizionamento: questo effetto consiste nell'imposizione di modelli estremi attraverso la tv. Non si intende riferirsi al dio cinematografico classico, modello alto e spesso irraggiungibile, ma al più comune divo televisivo che si propone sottilmente sullo stesso piano dello spettatore, dando l'illusione che dall'una e dall'altra parte dello schermo si agisca nello stesso modo. Questo è il segreto delle gaffe di Mike Bongiorno che illudono lo spettatore, facendogli pensare di essere in grado di poter sostituire in qualunque momento il presentatore.

4) Omogeneizzazione del pubblico: la tv è un mezzo di comunicazione di massa che richiede un linguaggio medio, per cui vengono tagliate le fasce alte dei potenziali spettatori, come pure quelle basse.

5) Analfabetismo reale: ad un innegabile aumento delle conoscenze si accompagna una regressione del gusto per cui il pubblico si abitua ad apprezzare solo immagini prestampate, musiche riprodotte, argomenti predigeriti, come per esempio avviene per le trasmissioni di musica leggera, in cui la musica suonata dal vivo ha un livello qualitativo di esecuzione inferiore a quello del compact disc.
L'uso del telecomando poi, consentendo il continuo zapping da un canale all'altro, fa sì che lo spettatore non guardi un programma televisivo, ma piuttosto guardi più genericamente la televisione.

6) Banalizzazione del linguaggio: tramite l'introduzione di slogan e solecismi (sgrammaticature) nella pubblicità, nelle battute dei comici che poi vengono recepiti e ripetuti dai bambini. E' da dire poi, che l'ideale dei telefilm sarebbe l'assenza di linguaggio, dato che, meno battute ci sono, più facile è la traduzione. Anche i cartoni animati riducono al minimo il parlato, sostituendolo spesso con suoni onomatopeici.

7) Deterioramento del gusto estetico: le immense possibilità dell'elettronica giocano su pochi elementi: linee, colori e l'immagine televisiva resa a bassa definizione. I grafici e le tabelle usati sono esteticamente brutti anche se efficaci, coloratissimi e tempestivi.

8) Solipsismo: la tv non è una finestra sul mondo, ma porta il mondo in casa, sicché si ha un'implosione degli individui che si chiudono in sé stessi, finendo per sentirsi impotenti di fronte ai grandi problemi del mondo e alla stessa veridicità delle notizie.

9) La tv, di per sé, è un fattore di conservazione. I fenomeni di avanguardia e le innovazioni, quando vanno in televisione, perdono la carica eversiva perché devono raggiungere la massa per mezzo della generalizzazione, sicché l'avanguardia, quando giunge in televisione, non è più tale.

Dopo questa panoramica generale sulla televisione è possibile parlare in particolare del rapporto tra televisione e famiglia, distinguendo tra commensalità e condivisione.
La famiglia è il luogo deputato per eccellenza alla commensalità, nel senso che la famiglia riunita allo stesso tavolo si scambia il cibo e la parola, confrontando le sensazioni e gli avvenimenti della giornata.
La condivisione consiste nella messa in comune di una situazione, senza che si instauri una rapporto di comunione, così come avviene in un supermercato in cui più persone girino con il carrello per fare le stesse cose, gli acquisti, senza alcun legame tra loro.
La tv nel contesto familiare può essere spazialmente collocata a capo tavola, svolgendo il ruolo di ospite invasore, di elemento esterno alla vita familiare. La televisione in questo caso farà sì che vi sia condivisione, ma non commensalità.
All'opposto, la famiglia può bandire la televisione, considerandola nemica pericolosa , da allontanare. Entrambi i casi configurano ipotesi patologiche da respingere, seppure la prima ipotesi sia quella più diffusa.
La situazione ideale è invece quella in cui la tv sia collocata e regolata dalla famiglia. Sarebbe opportuno che la tv non fosse collocata laddove si mangia, ma altrove, possibilmente in un armadio che possa essere chiuso all'occorrenza, in modo che il consumo di televisione sia intenzionale e deliberato, senza creare situazioni di ascolto passivo, paraonirico, in cui il soggetto allenta la tensione critica.
La tv deve essere un ospite discreto, educato, governato dalla famiglia stessa.
La tv può divenire il mezzo che scandisce i tempi della famiglia, dalla sveglia al momento di andare a letto. Anche in questo caso si cade in una anomalia che dovrebbe essere evitata.
La tv può diventare un "riempitivo del silenzio" nelle famiglie in cui manchi il dialogo, e questa non è certo una delle funzioni più utili.
Per le persone sole la televisione può divenire un antidoto all'angoscia. Non è da dimenticare che i più grandi consumatori di tv sono gli anziani.
La funzione giusta della tv è quella di attivatore del dialogo: se la tv favorisce un lavoro di decodifica della comunicazione televisiva, una elaborazione dei contenuti operata all'interno della famiglia, allora facilita il dialogo ed essa diviene strumento utile ed indispensabile della famiglia. I genitori possono parlare assieme ai figli dei programmi non solo e non tanto riguardo alla trama o alla storia, ma per capire quale sia l'impatto emozionale che la trasmissione ha avuto sul bambino, quali siano le sensazioni che gli ha provocato. In questo senso la televisione può diventare uno strumento utile.
Il potere delle televisione ha due articolazioni: da un lato, come sostengono i neuro fisiologi, ha la funzione di attivatore del sogno, ossia di mezzo tramite il quale la famiglia condivide i sogni, li rende collettivi.
Dall'altro la televisione compie una parodia del sacro concepito come "qui, ora, dovunque" che accomuna una comunità attorno ad un evento, così come lo è la messa per i cristiani. La tv realizza questo "qui, ora, dovunque", ma in modo secolarizzato e illusorio.
La televisione soddisfa il bisogno narcisistico di teatralità proprio dell'uomo in ogni civiltà. L'uomo ha bisogno di manifestarsi esternamente, agli altri, e tramite la tv lo fa in luoghi chiusi, con un contrasto tra sensazioni forti e pensiero debole prima non conosciuto. Vi sono grandi scrittori che hanno trattato questo argomento, come Alessandro Spina e PierMaria Pasinetti: le sensazioni forti spesso si accompagnano alla mancata rielaborazione culturale del messaggio e ciò in omaggio ad una pura teatralità.
Gli antidoti alla teatralità possono essere il senso dell'umorismo, la demistificazione, e il controllo quantitativo dell'esposizione televisiva. Se manca la capacità di governare l'esposizione televisiva, si possono avere delle ripercussioni negative sulla famiglia: non va accentuata la funzione sostitutiva della televisione, ma la funzione integrativa, di arricchimento della cultura della persona e della famiglia.
Possiamo indicare quattro criteri di attuazione della funzione integrativa della televisione:
1) presenza di norme spazio-temporali di utilizzo della televisione, condivise, e non imposte, dall'intera famiglia. La famiglia deve regolare il proprio ascolto televisivo basandosi sui programmi, più che su di un ascolto indifferenziato.
2) Deve essere posta attenzione alle scelte fatte dal bambino, il quale va rispettato.
3) Disponibilità a rielaborare in comune i contenuti, come prima si diceva, indipendentemente dalla visione comune dei programmi. Questo punto è molto importante, ma non così come il quarto, ossia
4) la capacità di saper proporre valide alternative alla televisione: non dimentichiamo che la televisione ha la capacità di proiettare la persona in un mondo virtuale che scollega dalla realtà. Ben vengano, quindi, tutte quelle possibili alternative all'ascolto della televisione che il mondo reale può offrire.
Per quanto concerne la violenza, occorre ricordare che vi sono fondamentalmente due scuole di pensiero. La prima ritiene che la televisione possa indurre a comportamenti imitativi. La seconda pensa che la violenza trasmessa dalla televisione sia una sorta di mezzo di sfogo della violenza reale. Gli studi più recenti accolgono piuttosto la prima tesi, dato che la violenza è moltissima nei programmi: telegiornali 86,4%; altri servizi di informazione 20,04%; film 86%; telefilm 62%; telenovelas 45%; altra fiction 22%; programmi di intrattenimento 11%; cartoni animati 70,4% nella forma subdola della violenza ludica.
E' necessario poi porre in rilievo che la televisione tratta il bambino e l'adulto nello stesso modo, indirizzandosi indirettamente nei confronti dell'uno e dell'altro con gli stessi contenuti. In questo modo si crea una pericolosa situazione per cui tutti, giovani ed adulti, sanno tutto di tutti, investiti come sono dalle conoscenze comuni: di conseguenza viene meno la fondamentale categoria del segreto o della privacy nella gestione delle proprie conoscenze.
Le conseguenze di questa marmellata culturale omologativa sono probabilmente assai dannose. La mancanza di trapasso generazionale è un grave handicap per l'adolescente, che non si decide a diventare adulto.
Per concludere è opportuno esporre una ricerca dell'EURISCO sulla tipologia di bambino prese in considerazione dalla pubblicità:
1) famiglia naturale cui si riconnette il bambino biologico;
2) bambino appartato;
3) bambino protagonista;
4) bambino tiranno;
5) bambino capolavoro.
Quando si parla di famiglia e televisione, l'accento va posto sulla famiglia. La famiglia che sia veramente tale, in cui ci sia stabilità affettiva, armonia, capacità di governo, sa anche governare i tempi televisivi.
Nella famiglia devono essere rispettati i ruoli maschile e femminile: la madre deve formare l'uomo, maschio o femmina che sia; il padre deve dare senso di appartenenza al corpo sociale, deve trasmettere i valori, gli ideali, le norme. Soltanto dall'integrazione di queste due componenti può venire un'educazione adeguata.
La televisione come surrogato del genitore è ambigua, può essere usata bene o meno bene: è uno strumento da governare.