LA DISGREGAZIONE DELLA FAMIGLIA NEI PAESI EUROPEI POST-COMUNISTI

Conferenza tenuta da Sua E. Mons. T. Pieronek alla Scuola di Cultura Cattolica - Bassano del Grappa, il 14 novembre 1994
(Trascrizione non rivista dal relatore)

Prima ancora di cominciare, devo appellarmi alla comprensione di chi mi ascolterà, perché non sono riuscito a sviluppare in modo esauriente il tema da voi proposto. Esso riguarda infatti non solo un territorio immenso, dall'Adriatico fino all'Oceano Pacifico, ma anche un soggetto molto vario. La famiglia come istituzione e comunità naturale è stata negli ultimi decenni sottoposta ad una terribile prova in tutto il mondo, sia da parte di varie ideologie sia da parte di sistemi politici ed economici. Una di queste ideologie era senz'altro il marxismo, che ha dominato una parte del mondo, soprattutto parte dell'Europa e dell'Asia, anche se non è mancato in Africa, America e persino Antartide. L'ideologia di uno stato comunista totalitario, così infatti può essere chiamato il marxismo nelle sue diverse varianti, pretendeva di avere un punto di vista in tutti i campi della vita, anche dunque riguardo alla natura e al ruolo della famiglia. Non si trattava solamente di una visione hegeliana-marxista del matrimonio e della famiglia, derivante da un'antropologia materialistica, ma anche di una sua realizzazione nella vita quotidiana a seconda delle necessità e possibilità dello stato totalitario.
Tale ideologia innanzitutto rifiutava completamente l'elemento religioso, relativizzava la durata dell'unione matrimoniale, si serviva dei cosiddetti principi della morale socialista e subordinava la famiglia agli interessi dello stato.
La famiglia, in quanto fondamentale cellula della società, non godeva di un proprio e fondamentale diritto, ma di un diritto riconosciutole dallo stato verso il quale svolgeva un ruolo di servizio.
Rifiutare l'elemento religioso nel matrimonio significava sia negare il suo carattere sacramentale sia affermare che la famiglia è unicamente un fenomeno della vita sociale, fenomeno costruito dall'uomo e solo da lui dipendente, per cui bisogna tener conto della volontà e del bene della collettività piuttosto che dell'individuo. Dio non aiuta il matrimonio e la famiglia per la semplice ragione che Egli non esiste; la famiglia è creata e formata dai principi della vita sociale. Tali principi richiedono una certa solidità della famiglia, soprattutto in ragione del bene dei figli, ma non prevedono nemmeno una incondizionata indissolubilità del matrimonio. La cosiddetta morale socialista sosteneva che la vita sessuale è regolata da meccanismi biologici e non deve essere legata all'istituzione del matrimonio. Da qui la liceità dei rapporti prematrimoniali, dei mezzi anticoncezionali e dell'aborto.
La sottomissione della famiglia agli interessi dello stato permetteva a chi governava di sfruttare ogni elemento dell'ideologia in misure diverse e a seconda delle circostanze spazio-temporali. Conseguenza di una tale posizione era una politica dello stato nei confronti della famiglia, che mirava a trasformare il modello di famiglia tradizionale, chiamata borghese, soprattutto cristiana, in quello di famiglia socialista. Tale politica prendeva in considerazione lo sviluppo politico ed economico della società, andava cioè dovunque nella stessa direzione pur differenziandosi nei vari paesi. Credo dunque che parlando della Polonia, in qualche modo illustro la situazione della famiglia in tutto il blocco dei paesi comunisti e post-comunisti.
L'ideologia era trasmessa non solo per mezzo di una fortissima propaganda, ma anche attraverso l'educazione avente il carattere di un forzato indottrinamento. Infine era rafforzata dalla legislazione.
La propaganda, pur sfruttando tutti i mezzi possibili, arrivava tuttavia più facilmente attraverso la radio e i giornali femminili a basso costo e ad alta tiratura.
A causa delle enormi perdite in uomini che la Polonia ha avuto durante la guerra, durante i primi anni dopo il 1945 la propaganda lanciava il modello di una famiglia forte biologicamente, giovane, con molti figli, ma già allora si cercava di superare il modello cristiano. Secondo gli studi fatti riguardanti il modello della famiglia proposto allora in uno dei settimanali femminili, "Amica", risulta che lo stato considerava ideale una famiglia "in cui la madre lavora fuori casa, i figli vanno al nido o all'asilo, i vari membri della famiglia consumano i pasti principali separatamente nelle mense delle fabbriche o scolastiche, non trovando neanche nel momento del pasto un'occasione per riunirsi in famiglia"1.
Questa propaganda sembrava non avere alcuna conseguenza, anche perché la famiglia negli anni '50 e '60 aveva serie difficoltà materiali, logistiche, ed era fortemente legata alla tradizione religiosa. In effetti la divisione della famiglia, che già allora si era verificata, e che consisteva nel fatto che le madri avevano un lavoro, i padri passavano molto tempo fuori casa, per esempio negli alberghi per gli operai, e i figli nei collegi, era considerata una necessità economica.
Tale propaganda non era senza effetti. Entrava innanzitutto nelle coscienze della generazione giovane, privilegiata dallo stato e contrapposta a quella più anziana. Gli anziani ricordavano fin troppo bene il passato, soprattutto i tempi precedenti la guerra, e non erano inoltre propensi a cambiare opinione. La gioventù era considerata più facile da formare, in modo particolare quando era posta di fronte alla prospettiva di una carriera rapida e facile. Il comunismo prometteva ai giovani promozioni veloci e in caso di conflitti dava ragione ai giovani, che accusavano i più anziani di "arretratezza".
Ciò era manifesto soprattutto nel processo dell'educazione. I bambini e i giovani erano sottoposti all'indottrinamento, che comprendeva il cambiamento di tutti i programmi dell'insegnamento e un'educazione che rendesse evidente la grandezza delle trasformazioni della Rivoluzione d'Ottobre e l'apertura davanti ad ogni persona di immense prospettive di sviluppo e benessere. Un importante ruolo era svolto in questo processo dalle organizzazioni giovanili di massa (per esempio, in Polonia, l'Associazione della Gioventù Polacca e in Unione Sovietica i Pionieri). Erano le uniche associazioni di giovani in cui ognuno poteva e doveva iscriversi! Chi si rifiutava di farlo, veniva comunque iscritto, come "azione sociale", in occasione delle grandi feste come il Primo Maggio o l'anniversario della Rivoluzione d'Ottobre. Tutte le altre organizzazioni erano vietate.
Il nuovo modello socialista della famiglia era rafforzato dalla legislazione. Non si poteva cambiare subito tutto, per cui venivano usati diversi metodi che mascheravano le reali intenzioni del legislatore2.
Un primo atto in questo senso era la separazione del diritto della famiglia dal diritto civile, cosa che lo rendeva quasi una materia indipendente. La dottrina giuridica comunista sosteneva che il diritto della famiglia avrebbe dovuto occuparsi delle relazioni tra i membri della famiglia e non delle questioni patrimoniali, oggetto a loro volta del diritto civile. De facto non si trattava di risolvere un conflitto nel campo della sistematica giuridica, ma semplicemente si voleva cancellare il cosiddetto modello borghese della famiglia. Infatti, cambiare tutto il sistema del diritto civile assieme al diritto della famiglia richiedeva tempo; creando invece un codice della famiglia separato si poteva molto più rapidamente dal punto di vista giuridico dare una forma al matrimonio e alla famiglia secondo le regole ideologiche. L'insegnamento del diritto dei paesi socialisti lo riconosce chiaramente. Lo testimonia anche il fatto, presente quasi dovunque, che come primo passo questo paesi riformavano il diritto della famiglia, e solo successivamente quello civile, tenendo conto che in alcuni di essi per interi decenni non si è riuscito a fare un nuovo codice del diritto civile, pur avendo fatto da tempo quello della famiglia (per esempio in Bulgaria e in Romania). L'esclusione del diritto della famiglia dal diritto civile era più coerente in Unione Sovietica e Germania Orientale, meno forte in Cecoslovacchia e soprattutto in Polonia.
Un importante ruolo nelle questioni riguardanti la famiglia era svolto nei paesi comunisti dalle norme della costituzione e dal cosiddetto principio della convivenza sociale nel diritto della famiglia.
Chiunque sia venuto a contatto con il comunismo sa che esso dava notevole importanza al carattere evolutivo dei diritti fondamentali dei cittadini, in modo particolare quelli riguardanti i diritti sociali, ritenuti i più importanti. Il grado di realizzazione dei singoli diritti dipendeva direttamente dal grado di sviluppo economico del paese e dalle sue reali possibilità economiche.
Il comunismo faceva dipendere secondo la Costituzione il rispetto dei diritti della famiglia dalle possibilità economiche dello stato.
La relatività dei diritti della famiglia era anche evidente nel principio della convivenza sociale, usato nell'interpretazione delle leggi in vigore. Ci si poteva servire di tale principio liberamente, a seconda della situazione socio-politica.
Tutto il sistema del diritto della famiglia dei paesi socialisti si basava su sette principi: quattro di essi regolavano le relazioni tra i coniugi, due riguardavano il bene del bambino, uno era un principio generale riguardante l'insieme dei rapporti familiari. Questi principi possono essere così definiti: il matrimonio ha carattere laico, è monogamico e relativamente durevole. I coniugi hanno uguali diritti. I figli sono protetti dalla legge, e la famiglia è sotto la protezione dello stato.
Tutti questi principi sono stati innalzati nei paesi socialisti al rango di norme costituzionali e decidevano sulle caratteristiche del diritto della famiglia.
Il principio della laicità del matrimonio stabiliva che solo le leggi statali possono regolare il suo contratto, la sua esistenza e lo scioglimento. Il matrimonio poteva essere validamente contratto solo di fronte ad un pubblico ufficiale dello stato civile. Per quanto riguarda la cerimonia religiosa (la forma canonica), in alcuni paesi la legge si limitava a dire che essa non ha alcun valore giuridico, per esempio in Unione Sovietica e in Romania, mentre in altri paesi il matrimonio religioso era vietato, se prima non era stato contratto matrimonio civile, per esempio in Polonia, Cecoslovacchia e Bulgaria. Tale divieto spesso era accompagnato da sanzione penale.
Tutti i paesi socialisti vietavano la bigamia, ma non dovunque la bigamia era impossibile, non dovunque la bigamia era punibile.
Non si può identificare il principio della stabilità del matrimonio nei paesi socialisti col principio dell'indissolubilità del matrimonio. Era riconosciuta solo la stabilità dell'unione, che deriva dai legami affettivi tenendo conto del bene dei figli. Era universalmente ammessa la possibilità del divorzio quando esistevano determinate circostanze, come per esempio una irreversibile rottura della convivenza tra i coniugi. Per ottenere il divorzio si richiedeva la fine dell'unione spirituale, patrimoniale e fisica fra i coniugi, senza possibilità che essa potesse essere ristabilita. Un certo ostacolo al divorzio era dato dai figli, poiché una coppia divorziata non dava sufficienti garanzie che i figli sarebbero stati educati in modo corretto e avrebbero avuto piena coscienza dei loro doveri di cittadini (cfr. per esempio gli artt. 79 e 80 della Costituzione della Repubblica Popolare Polacca). Solo in Jugoslava nelle leggi riguardanti la famiglia esisteva il divieto assoluto di concedere il divorzio su richiesta del coniuge, unico colpevole della fine della convivenza. Gli altri paesi ammettevano il divorzio a condizioni decisamente più miti.
Il riconoscimento alla donna della parità dei diritti nel matrimonio nei rapporti personali e patrimoniali con il coniuge e in relazione ai figli era considerato un grande successo del diritto socialista della famiglia in Europa. Riguardava in teoria "tutti i campi della vita dello stato, politica, economica e culturale" (art. 78, ust. 1 della Costituzione PRL), l'accesso a uffici e incarichi, uguale retribuzione per lo stesso lavoro, ecc. Tale parità era garantita nelle Costituzioni e nel diritto della famiglia, ma era vista in modi molto differenti. Un esempio della messa in pratica dell'uguaglianza dei coniugi nella legislazione dei paesi socialisti può essere rappresentato dal diritto patrimoniale della famiglia. Solo nella Polonia e nella Germania Orientale i coniugi potevano regolare le future questioni patrimoniali in un contratto notarile stipulato prima o durante il matrimonio. Tale contratto poteva modificare il principio in vigore, secondo cui i coniugi hanno tutti i beni in comune. I legislatori degli altri paesi socialisti non prevedevano la possibilità di stipulare tali contratti, mentre in Cecoslovacchia era persino vietato stabilire relazioni patrimoniali al di fuori dalla legge. Tale posizione trovava conferma nella dottrina socialista, secondo la quale l'istituzione dei contratti patrimoniali nel matrimonio corrispondeva agli interessi delle sole classi benestanti e perciò diventava inutile in una società socialista, dove il patrimonio comune dei due coniugi era un ideale.
Anche la questione dei beni in comune era regolata in modi differenti. Ad esempio in Bulgaria la ricompensa per il lavoro e i risparmi non erano compresi nei beni in comune, mentre nella Germania Orientale solo questi due modi portavano alla creazione di un patrimonio comune.
Bisogna notare che uno dei metodi più efficaci per distruggere la famiglia tradizionale era privarla della proprietà. Là dove si è riuscito a statalizzare totalmente la proprietà privata, anche quella agricola, creando i sowchoz e i kolchoz (per esempio in Unione Sovietica e in Albania), la famiglia perdeva ogni fondamento materiale dello sviluppo. I genitori non avevano nulla da trasmettere ai figli. La Polonia era in una posizione felice, in quanto non è stata attuata la collettivizzazione delle campagne e si è riuscito a salvare i resti dell'artigianato privato. Ciò ha influenzato senza dubbio la sopravvivenza soprattutto della famiglia in campagna nel periodo del comunismo.
Un'influenza molto negativa sulla famiglia era svolta dalla politica delle abitazioni dello stato. Le famiglie non avevano alcuna prospettiva di sviluppo in quanto dovevano aspettare anni prima di avere una casa in affitto e gli appartamenti concessi in affitto erano estremamente piccoli.
Tornando al principio dell'uguaglianza conviene sottolineare che secondo l'opinione di sociologi, i quali hanno fatto numerosi studi in questo campo, la parità dichiarata nella legge "era accettata come un postulato, come un modello ideale, piuttosto che essere realizzata in pratica"3.
Bisogna anche sottolineare che un principio anche giusto veniva spesso sfruttato come propaganda per giustificare il divorzio.
Il principio del bene dei figli era compreso nelle legislazioni dei paesi socialisti secondo l'ideologia marxista. Il valore di un bambino in questa ideologia derivava essenzialmente da fatto che in futuro egli sarebbe dovuto diventare un costruttore del regime socialista, cosciente dei propri doveri. Lo stato dunque si sentiva autorizzato a condurre secondo le proprie possibilità una politica della popolazione che corrispondesse alle sue necessità. I mezzi per una tale politica erano la propaganda della cosiddetta maternità cosciente, un facile accesso ai mezzi anticoncezionali e l'ammissione dell'aborto.
Lo stato si considerava anche chiamato a programmare e a realizzare tutto il processo educativo nei riguardi dei propri cittadini. Era un'educazione socialista e quindi sempre atea. Il principio del bene del bambino si rivelava in tutta la sua forza nella parità dei diritti tra i bambini nati fuori dal matrimonio e quelli nati all'interno del matrimonio.
Tutti questi principi, ispirati dal principio della protezione della famiglia da parte dello stato, sono giusti, ma purtroppo proprio essi hanno portato nei paesi socialisti alla nascita di una schiera di bambini lasciati negli orfanotrofi e nelle Case del Bambino, gestiti dalla burocrazia statale. Certo, c'erano anche dei buoni orfanotrofi, tuttavia non potevano mai sostituire la casa familiare, la madre, il padre e i fratelli, e spesso ne uscivano dei veri e propri criminali. Il sistema della responsabilità dello stato per l'educazione ha contribuito a diffondere nella popolazione la convinzione che i genitori non hanno una tale responsabilità e comunque è molto semplice delegarla ad altri. Lo stato, che doveva proteggere la famiglia, de facto diventava il suo dittatore, la strumentalizzava, vedendo le sue necessità solo in quanto poteva servire allo stato. Questo totale sovvertimento dell'ordine naturale portava la famiglia alla distruzione.
La famiglia non è stata distrutta da queste azioni organizzate e di lunga durata, ma indubbiamente ne è uscita seriamente indebolita. Ci si poteva aspettare che, con i cambiamenti del 1989, sarebbero cambiate anche queste correnti sfavorevoli per la famiglia.
Le cose invece sono andate in modo diverso, e per molti motivi.
In primo luogo, la riconquista della libertà non era sinonimo di immediati cambiamenti nel sistema fino ad allora esistente. Esso dovrà essere riformato per molti anni ancora.
Nel campo economico il passaggio dall'economia pianificata al libero mercato ha causato una disastrosa spaccatura delle basi materiali della società. Ha avuto luogo la divisione in ricchi e poveri. Se ai tempi del comunismo tutti (tranne quelli privilegiati) vivevano in una relativa povertà, ora pochi si sono arricchiti e vivono nel benessere, mentre molti si sono impoveriti fino al punto da arrivare con difficoltà alla fine del mese. Più volte sono saliti i prezzi degli alimenti, dell'elettricità e gli affitti. Lo stato sempre più si tira indietro dagli aiuti che dava per esempio alle scuole. Oltre ai pensionati, soprattutto le famiglie e in modo particolare quelle numerose sono state colpite da molteplici difficoltà.
La situazione é peggiorata inoltre dalla disoccupazione che in Polonia ha toccato questo anno 3 milioni di persone e ha un carattere strutturale.
Altrettanto pessima é la situazione morale delle famiglie. La libertà Ha dato alle persone immense possibilità sia verso il bene, ma anche verso il male. Oggi questo male ha ricchi sponsors ed é molto chiassoso. Se durante il comunismo bisognava camuffare l'attacco alla famiglia con una ideologia artificiale, oggi si mette in pericolo e si distrugge apertamente tutto ciò che nella famiglia é cristiano e si mette in dubbio lo stesso senso della sua esistenza. Anche se dietro queste azioni, largamente propagate dai mass-media, c'é una nuova ideologia, basata sull'agnosticismo e sul relativismo morale, proprio una tale ideologia sembra apparentemente realizzare la libertà umana. E' in modo del tutto particolare che proprio nei paesi, per decenni privati della libertà più elementare, il richiamo alla libertà illimitata, a tentazioni come l'amore libero, senza il vincolo del matrimonio, l'equiparazione delle deviazioni morali con la vita sessuale secondo la natura, l'aborto, il divorzio ecc. suonano in modo molto invitante. Sono non solo invitanti ma purtroppo anche efficaci. L'offerta del resto é così confezionata che risulta difficile opporsi! I più colpiti da questa violenza morale sono soprattutto i giovani, almeno una parte, che con facilità passano al margine della vita sociale, fanno uso di alcol, di droghe, contraggono l'AIDS e non danno speranze. Non si sa per quanto tempo quell'eroe negativo che é la gioventù sperduta attirerà altri e i danni già fatti sono molti. Ancora una volta a soffrire di più é la famiglia.
Si rafforzano delle tendenze inquietanti per quanto riguarda la crescita naturale. Per far del brutto esempio della Polonia, basti dire che dal 1984 si nota un calo sistematico delle nascite: 513 mila nel 1992, 493 mila nel 1993.
Il calo é causato in gran parte dall'abbassamento dell'indice di natalità. Il coefficiente della natalità si trova su un livello che non garantisce il ricambio lineare delle generazioni. Il coefficiente del ricambio dovrebbe essere 2,10- 2,15 e invece nel 1993 era 2,8.
Si nota un significativo calo del numero dei nuovi matrimoni, circa 105 mila in meno nel decennio 1982-1992. Sistematicamente diminuisce a partire dal 1987 il numero dei divorzi. Nel 1992 erano 32 mila, nel 1993 circa 27 mila, ma nel bilancio dei matrimoni contratti e sciolti c'é quasi parità.
Dalla metà degli anni '60 si sta abbassando la durata media della vita in Polonia. Un neonato di sesso maschile ha un'aspettativa di vita di circa 66,7 anni, uno di sesso femminile di 75,7 anni. E' molto alta la mortalità degli uomini nell'età produttiva.
Sta peggiorando la condizione di salute della popolazione. I maggiori pericoli per la salute sono costituiti dalle patologie cardiocircolatorie, dai tumori maligni e dalle intossicazioni, che causano il 79% della totalità delle cause di morte. La società invecchia.
La famiglia, una volta di tre generazioni, oggi é composta solo da una, più raramente da due generazioni. Predominano famiglie con uno o due figli. Solo il 62% dei matrimoni ha dei figli; il 23% é senza figli; il 15% é rappresentato dalle famiglie incomplete, in cui vivono circa 2 milioni di bambini. Un milione e 600 mila famiglie non possiede una casa indipendente4.
Credo che bastino questi flash statistici. Ci vorrebbe un esperto ed uno studio a parte per essere più esauriente.
Non è possibile in un tema così vasto parlare di tutto. Sintetizzando, si può concludere che la famiglia nei paesi post-comunisti vive oggi una crisi molto profonda. La causa è sia l'azione durata anni dell'ideologia comunista, sia un forte attacco da parte delle moderne correnti laiche al modello cristiano della famiglia. Questo attacco è tanto più efficace in quanto si verifica durante un periodo di grandi cambiamenti ed accompagna, per non dire si mescola, il bene della libertà.
Rimane la domanda: la famiglia supererà tutto questo? Ecco, se si tratta della mia prognosi sono tranquillo, poiché la questione riguarda i problemi essenziali dell'uomo e persino dell'umanità. Sono sicuro che prima o poi entrerà in azione l'istinto di sopravvivenza. Non possiamo del resto dimenticare che anche se Dio, Creatore della natura umana, guarda con comprensione l'uomo che vuole migliorare questa natura, è però sempre capace di richiamarlo all'ordine.