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SCIENZA E VITA
Conferenza tenuta da Prof. Giuseppe
Sermonti alla Scuola di Cultura Cattolica - Bassano del Grappa, l'11 ottobre
1982
(Trascrizione non rivista dal relatore)
L'immagine che l'uomo della strada si
fa della vita è come di un minuscolo frustolino di protoplasma
su un granello di sabbia disperso nell'immensità dell'universo.
Noi possiamo oggi, con una certa approssimazione, dare una età
all'universo. Oggi si calcola che l'universo abbia 10 miliardi di anni.
Il fatto che sia stata data una età all'universo significa che
oggi la scienza pensa che ad un certo punto l'universo non c'era e che
improvvisamente esso è comparso. Questa è scienza e anche
mistero. E' difficile solo pensare o solo immaginare per la nostra mente
come dal nulla improvvisamente nasca il tutto, e che poi questo tutto
si espande ad occupare le proprie dimensioni.
La terra esiste da 5 miliardi di anni e quindi non è tanto giovane.
L'universo è in continua espansione. Ogni miliardo e trecento milioni
di anni raddoppia il suo raggio. La terra è invece più stabile.
Su questo scenario compare la vita, il cui inizio si fa risalire circa
all'inizio della vita della terra, quasi tre miliardi e mezzo di anni.
Un fatto che stimola la riflessione e il rispetto. Inizialmente esisteva
solo la vita microscopica. Poi circa 600 milioni di anni fa sono comparse
le forme della vita nella loro organizzazione superiore fino alle forme
attuali.
Come si è arrivati a questi stadi? Noi abbiamo la documentazione
dei fossili e dei resti di animali, piante e rocce, e abbiamo anche una
documentazione che ci viene dal confronto con le forme viventi attuali.
Noi pensiamo che tutte le tappe della vita siano rappresentate sulla terra.
Tutti i rappresentanti della vita sono ancora presenti sulla terra.
Come si è passati dal semplice al complesso? Il modello adottato
nello 800 fu conforme all'opera di Darwin: "L'origine delle specie",
del 1859.
Darwin sosteneva che il modello di passaggio da una specie ad un'altra
più adatta è la selezione naturale, costituito da due fasi.
Una prima fase è la VARIABILITA' all'interno di una specie, e la
seconda fase è l'insorgenza della SELEZIONE NATURALE. La selezione
naturale è una forza naturale che sceglie tra gli organismi i più
adatti alla sopravvivenza. Per questo è necessaria la variazione,
perché non è possibile fare una selezione fra cose che siano
tutte uguali fra di loro. Darwin non sapeva però come la variazione
comparisse. Il processo selettivo è un processo che non crea nulla,
ma semplicemente sceglie. La natura sceglie i migliori ed elimina i più
deboli. Ma non inventa nulla. La novità, i nuovi caratteri della
specie vengono, secondo Darwin, dalla Variazione Spontanea.
Nel nostro secolo la Genetica ha dato un nome all'origine di questa Variazione,
e l'ha chiamata MUTAZIONE. Essa è un processo assolutamente accidentale
per cui un organismo nasce diverso dai suoi genitori. La mutazione si
può studiare in laboratorio e anche indurre mediante agenti che
producono questa mutazione, che ha un carattere ereditario, cioè
che si trasmette alla discendenza. Questo è il modello presentato
da Darwin. Fatto importante è che la mutazione, in questa teoria,
è un fatto assolutamente casuale. Non c'è modo di dirigere
la modificazione in un senso o nell'altro.
Queste modificazioni avvengono a caso, e per la maggior parte delle volte
producono danni e non vantaggi. Ma allora come fa l'organismo a trasformarsi
in una particolare direzione? Qui entra il secondo fattore la Selezione
Naturale. L'ambiente presceglie l'organismo migliore.
Ma un tale meccanismo è in grado di spiegarci come si sia passati
dalla cellula primitiva all'uomo? Per quanto i genetisti abbiano lavorato
su questo punto con le mosche, si è visto che esse sono sempre
rimaste mosche. Non sono mai diventate altre cose. La capacità
di mutazione prevista da Darwin sembra dunque molto modesta, e non idonea
a spiegare i grandi processi di trasformazione dei gruppi animali e vegetali.
Dopo cento anni dalla morte di Darwin dobbiamo dire che questo meccanismo
non lo abbiamo visto in funzione.
Negli ultimi anni si è molto sviluppata la biologia molecolare.
Il processo di mutazione e stato allora interpretato in termini chimici.
Si è detto che la mutazione non è che una variazione chimica
che si determina nel Gene. E' la versione moderna della teoria della Evoluzione.
Cambiando il gene per un processo chimico si avrebbe una variazione nei
caratteri di un organismo e mediante la selezione gli organismi diverrebbero
più adatti. Questo fenomeno però non fu mai visto. Questo
modellino negli ultimi anni si è dimostrato del tutto inadeguato,
non corrispondente alla realtà.
Ci si doveva attendere che i confini delle specie non fossero mai definiti,
che una specie piano piano si trasformasse in un'altra. Questa gradualità
nOn Si osserva. Ogni specie è ben distinta. L'uomo è un'unica
specie. Qui sta la carenza fondamentale della teoria della
evoluzione. Le varie specie esistenti sono comparse in ben precisi momenti
della storia dell'universo. Non c'è stata una gradazione, ma si
sono prospettati tre salti: la creazione della vita unicellulare, poi
le forme complesse e infine l'uomo. E' stata una costatazione sconvolgente.
La comparsa improvvisa delle specie non va d'accordo col gradualismo della
teoria darwiniana. Negli ultimi due - tre anni scoperte ed osservazioni
scientifiche hanno fatto cadere definitivamente l'interpretazione neo-darwiniana
dell'origine delle specie. In un congresso a Chicago del 1981 ci si è
chiesti se tale teoria era in grado di spiegare i grandi cambiamenti avvenuti
durante le fasi della vita sulla terra. La risposta è stata no!
Mancano le forme intermedie, quelle tra una specie e un'altra. I paleontologi
hanno chiaramente affermato che le forme intermedie non si trovano perchè
non esistono. L'evoluzione è per salti, semmai. Le specie si mantengono
immutate per milioni di anni e poi improvvisamente scompaiono, sostituite
da altre specie nettamente distinte.
Le scoperte sui geni sono ancora più sorprendenti. Si è
visto che il numero dei geni nelle varie specie è pressochè
uguale per tutte. I geni poi non cambiano, o poco. Un gene dura quindi
centinaia di milioni di anni. La biologia ci ha così mostrato una
incredibile unità della vita. La vita ha la stessa complessità
in esseri viventi così lontani come un batterio o un mammifero.
L'unità della vita parla a favore di una origine comune degli esseri,
come vuole la teoria dell'evoluzione, ma dall'altro questa unità
ha esagerato, per cui non sappiamo dare una risposta al problema perché
un uomo nasce uomo e una gallina nasce gallina. Ciò che distingue
una farfalla da un verme è la regolazione dei geni, cioè
gia all'origine la vita si presenta sulla terra nella sua massima complessità
genetica e biochimica. Non c'è stata una modificazione nel numero
dei geni.
Perché allora una struttura sostanzialmente costante è riuscita
a produrre tanta varietà? Si pensa che sia la complessità
della vita che consente tanta varietà. Nelle termiti abbiamo il
Re, le operaie, le nutrici ecc. Eppure tutte nascono da uova uguali. Non
sappiamo cosa fa scattare lo sviluppo in una direzione piuttosto che in
un'altra. Per la regina sappiamo che esiste un cibo particolare: la pappa
reale. Sappiamo che non sono meccanismi genetici, nè dovuti al
caso. Nella farfalla abbiamo per esempio lo stesso organismo presente
in fasi diverse: uovo, bruco, crisalide e farfalla. Uno stesso organismo
in varie fasi del suo sviluppo. La comparsa di una specie da un'altra
deve essere stato un fenomeno di questo tipo. Come ciò avvenga
si sa poco.
Oggi il problema preminente è capire il processo dello sviluppo
ontogenetico, cioè dello sviluppo a partire dall'uovo.
In sostanza la teoria darwiniana è del tutto caduta. Il modellino
non funziona più. La natura ci presenta a volte il contrario di
ciò che ci immaginiamo. Il problema oggi è di come si formano
gli organismi a partire dall'uovo, secondo un programma già stabilito
presente nell'uovo. Esistono delle leggi che obbligano lo sviluppo in
certe direzioni. La vita è regolata da una sua geometria. Le piante
ne sono un esempio straordinario. Affidare la vita al caso è incomprensibile.
Di fronte alla vita siamo ancora molto nel mistero, e questo rende la
nostra vita più appassionante. Il problema è ancora aperto
dal punto di vista biologico.
Ciò che colpisce è che questa ipotesi sia stata presentata
come vera, cioè che l'evoluzionismo sia stato accettato, senza
il minimo dubbio che sia falsa, solo perchè serviva per dare una
risposta che non fosse troppo in odore di religiosità e quindi
di magico. La teoria evoluzionistica non ci permette per esempio di fare
delle previsioni sul futuro dell'uomo. Una teoria che non permette di
fare ciò esce dal campo delle teorie scientifiche per diventare
una congerie di fatti. Il male è che nei libri di scuola, dalle
elementari in su si continuano a insegnare per vere cose che non lo sono.
Di fronte a tali delusioni l'uomo ha reagito attraverso l'invenzione di
tecniche di manipolazioni genetiche. Conosciamo l'attualità di
questo problema, di cui tutti gli organi di stampa hanno parlato. E' possibile
prendere il gene dell'insulina umana e introdurlo in batteri per averne
una produzione notevole. Ciò sta ad indicare che esiste nella natura
una unità di fondo.
Per quanto invece riguarda quegli interventi di ingegneria genetica che
sarebbero in grado di portare alla produzione di uomini in serie,ottenuti
da cellule di grandi geni, artisti o letterati, e di cui tanto sì
parla,essi non sono in realtà possibili.
Le attuali conoscenze e tecniche diponibili porteranno a curare o evitare
qualche malattia ereditaria.E' estremamente difficile intervenire sulla
cellula uovo femminile ed aggiungerci geni esterni per mutarne in qualche
modo il prodotto finale.Molte delle cose scritte su questo argomento sono
fantastiche.
Riassumendo il senso di tutto quanto detto possiamo constatare che:
i) Permane il mistero intorno alla vita e su che cosa essa sia.( Un uomo
appena morto ha la stessa composizione e organizzazione cellulare di uno
vivo).
2) Quanto all'origine della vita,essa é apparsa nell'arco di circa
tre miliardi e mezzo di anni,per salti e in tre stadi diversi:vita unicellulare,vita
in forme complesse (animali ,piante),vita dell'uomo.
Tra uno stadio e l'altro non esistono forme intermedie,tentativi di forme,
variazioni continue. Non c'è stata graduale trasformazione,non
c'è stata evoluzione. Le varie specie viventi sono apparse subito
nella loro compiutezza.Una mosca é sempre stata mosca,un uomo é
sempre stato uomo e mai scimmia.
3) La vita nella sua composizione chimica cellulare é apparsa fin
dall'inizio nella sua complessità. Anche dal punto di vista chimico
perciò, e questa é la straordinaria scoperta degli ultimi
anni, non c'è stata 'evoluzione. In conclusione anche l'uomo pare
comparso come uomo e il dettato biblico (creazione delle specie nella
loro cornpiutezza) sembra imporsi come più vero di ciò cui
erano giunte la nostra immaginazione e le nostre illazioni scientifiche.
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