LA SACRA SINDONE: SCIENZA E FEDE

Conferenza tenuta da Prof. Carlo Brillante alla Scuola di Cultura Cattolica - Bassano del Grappa, il 25 marzo 1996
(Trascrizione non rivista dal relatore)

L'argomento certamente è molto vasto, molto conosciuto, molto dibattuto, molto studiato. Penso che quasi tutti oramai avrete sentito parlare della Sindone, quindi avrete molte nozioni, per lo meno generali, se non altro su quello che la Sindone rappresenta.
Cercherò di sintetizzare un argomento che è molto complesso. E' bene fare innanzitutto una precisazione sulla Sacra Sindone. E' una reliquia, quella più grande della Chiesa Cattolica, ed è la più studiata perché numerosi sono i problemi che essa pone dal punto di vista scientifico. Però è bene precisare che la Sacra Sindone è una reliquia, ma non è obbligatorio credere nella Sindone come molti pensano. Si può credere nella Sindone come "auxilium" a quella che è una cultura religiosa, o per lo meno spingere maggiormente l'individuo a rafforzare la sua fede, però chi non vuol credere può farlo anche se cattolico, non commette nessun peccato.
Facciamo uno schema storico di questa reliquia. Sin dal I o II sec. ci sono vari richiami nei Vangeli, non soltanto nei sinottici, ma anche negli apocrifi, che per certi aspetti hanno la loro importanza per cui si parla di questa Sindone che ha avvolto il corpo del Cristo già praticamente dopo la sua morte, cioè nel I sec.. Dopodiché ci sono varie date.
E' importante quella del 670 quando Arpulfo, vescovo francese, la vede e la descrive a Gerusalemme. Proprio in questo periodo si instaurano delle liturgie "cocktail" e "mozarabiche" con richiami alla Sindone.
Importantissimo è poi il 1353. Goffredo di Charny fa erigere una chiesa a Lirey in Francia e questa Chiesa è collegata al possesso della Sacra Sindone e da quest'epoca iniziano le ostensioni, esposizioni di questo lenzuolo che si compiono nelle situazioni più disparate, dal matrimonio delle famiglie regnanti, a feste particolari dove si riteneva che l'esposizione del lenzuolo potesse avere un certo significato commemorativo.
Nel 1452 Margherita di Charny, erede di Goffredo, la cede a casa Savoia e pone così termine ad anni di lotte religiose ed azioni militari, non dimentichiamo tutta la storia che riguarda le crociate. Durante queste crociate si verificavano saccheggi violenze, situazioni violente presso popolazioni cristiane e non cristiane, nonché furti e scambi di reliquie vere o presunte tali con compravendite che avvenivano nelle più svariate situazioni, fino a che nel 1532 attraverso varie vicissitudini la Sindone subisce un incendio nella cappella ducale di Chambery, e viene danneggiata. La Sindone si trovava racchiusa in una scatola argentea e a causa del calore immenso provocato dall'incendio, c'è una colatura di argento che fortunatamente colpisce il lenzuolo nelle parti laterali provocando la formazione di figure romboidi.
Le suore di questo convento per fortuna spengono l'incendio con dei grandi secchi d'acqua, ma accanto alle zone lese dalla bruciatura c'è anche la possibilità di formare delle zone di umidità causata dall'acqua. Le suore rammendano nelle zone lese la Sindone con dei punti che si vedono nel lenzuolo
Per fortuna, date le modalità di piegatura del lenzuolo su se stesso viene salvata la figura dell'uomo, quindi le macchie d'acqua e dell'incendio sono soltanto delle figure laterali.
Ma la storia della Sindone non finisce qui, anzi inizia quando Emanuele Filiberto incarica il fotografo di casa Savoia di fotografare la Sindone, scoprendo così che dal punto di vista morfologico il negativo fotografico della Sindone è molto più chiaro che non il positivo.
Da allora cominciano gli interessi scientifici che si accendono in particolare in questi ultimi anni e che non sono ancora terminati.
Questi interessi morbosi hanno fatto gridare di gioia gli avversari della Sindone dopo la datazione al radiocarbonio, che faceva risalire la Sindone al Medioevo e che si è poi rivelata erronea.
Nel 1983 la Sindone passa in eredità al Pontefice dopo la morte di Umberto di Savoia.
Nell'88 si ha il primo prelevamento per l'analisi col radiocarbonio e il 13 ottobre avviene la dichiarazione ufficiale del card. Ballestrero sui risultati di datazione. Dopodiché si hanno vai convegni tra i quali il Simposio Internazionale Scientifico di Parigi nell'89.
In seguito, nel 93, la Sindone viene trasferita dalla cappella del Guarini nel Duomo in una sede provvisoria per lavori di restauro della cappella.
Ma la Sindone di Torino è la più importante, ma non l'unica. E' quella che corrisponde maggiormente a quanto scritto nei Vangeli.
Ho fatto una sintesi delle principali sindoni o panni sepolcrali: la Sindone di Torino detta anche di Chambery, il velo femorale e le bende di Aquisgrana, la Sindone e le fasce di Compiegne, la Sindone di Cahors, la Benda di S. Julienne, le fasce di Albi, il sudario del Laterano, le Sindoni di Besançon, scomparse in seguito ad un incendio, e che somigliavano a quelle di Torino, i Sudari di Bruxelles, la Sindone di Carcassonne, la Tunica di Argenteuil, e soprattutto il Sudario di Oviedo, che è quello più studiato dopo la Sindone, anche se non si sono ancora avute delle risposte ufficiali dal mondo scientifico.
Secondo le varie testimonianze storiche che abbiamo, la Sindone interessa vari campi oltre la storia, la medicina e la biologia. La Sindone interessa l'archeologia, la filosofia, la teologia, la merceologia. Quindi l'esame al radiocarbonio, pur essendo un esame serio, non esaurisce la domanda principale che interessa la Sindone: quella sull'origine dell'immagine. Perché ci sono altre importanti testimonianze dall'architettura, dall'archeologia, dalla numismatica, dalla quale sappiamo dell'esistenza di monete con delle lettere uguali a quelle riportate sulla Sindone nella regione orbitale destra, e questo è importante perché a quei tempi si costumava mettere sugli occhi del morto una moneta, che secondo la tradizione pagana serviva al morto per pagare il transito dalla vita alla morte. Ma quello che a noi interessa è che le lettere sulla moneta corrispondono alla parola romana "Caius Tiberius", e quindi l'uomo della Sindone sarebbe morto durante il regno di Caio Tiberio.
Già nel VI secolo si venerava la Sindone, come testimonia una raffigurazione del Volto Sindonico in una ampolla conservata nel duomo di Monza.
Un altro campo vastissimo è l'iconografia, nelle cui opere si notano forti somiglianze con il volto della Sindone.
La cappella del Guarini, dove è conservata la Sindone, presenta molte attività con l'architettura indiana, essendo il suo progettista vissuto per molto tempo in India. La Sindone è contenuta in una cassa d'argento, che rappresenta già un grosso problema per la conservazione del lenzuolo, anche se è tenuta in condizioni di temperatura e umidità ideali per la conservazione.
Per capire i segni delle lesioni rimasti sulla Sindone è importante sapere come veniva avvolto il corpo. Si poneva la salma in posizione orizzontale e poi il lenzuolo veniva ribaltato coprendo la salma. Da questo si riesce a capire qual era la posizione destra e sinistra: è chiaro che ponendo così la salma e ribaltando sopra il lenzuolo, sulla parte superiore la sinistra e la destra venivano invertite. Difatti, se si potesse ribaltare di nuovo il lenzuolo, si vedrebbe che la lesione sul costato a destra appare a sinistra.
Tutto questo viene poi capovolto quando si fotografa il lenzuolo, perché il negativo fotografico del lenzuolo diventa una immagine positiva, essendo di per sé il lenzuolo il negativo del corpo in esso avvolto. Per questo il negativo fotografico offre un'immagine molto più chiara del positivo.
Dal negativo si può ricavare un'altezza dell'uomo della Sindone valutabile attorno al metro e ottanta. Questi dati sono confermati da vari antropologi.
Sul negativo si osservano i colpi di flagello simmetrici presenti sul dorso, sul torace e sulle braccia. E poi il braccio sinistro che poggia sulla mano destra. Si vede, in prossimità del polso, il segno dovuto all'intromissione del chiodo.
Il "flagrum" romano, cioè il flagello, era formato da strisce di cuoio appesantite all'estremità da due sferette di piombo, gli "scorpiones", che penetravano nella carne del condannato. Diverso era il flagello ebraico, che al posto delle sferette aveva delle punte aguzze di metallo.
La disposizione delle lesioni nella Sindone fa pensare con certezza che l'uomo venne flagellato con il flagello romano, quindi da soldati romani e non giudaici.
La corona di spine venne fatta in modo che le spine potessero penetrare attraverso il cuoio capelluto e anche tra le ossa craniche, in corrispondenza delle giunture, provocando quell'emorragia che vediamo intorno alla fronte e sulle guance del condannato. Le spine, che sono piuttosto robuste, provengono dalla zona intorno a Gerusalemme, altro dato che conferma i Vangeli.
La crocifissione avveniva in modo particolare, cioè il chiodo veniva infisso in uno spazio ben preciso del polso, il che determinava la lesione di un nervo del pollice, causando il ripiegamento dello stesso dito verso il palmo della mano. Ecco perché sull'immagine risultano solo quattro dita.
Il dolore dei chiodi induceva il crocifisso ad alternare il carico del peso corporeo un pò sui piedi e un pò sulle braccia, finché non sopraggiungeva la spossatezza e quindi la morte per asfissia.
Per accorciare la durata delle sofferenze, ai crocefissi venivano spezzate le tibie, cosa che non invece fatta all'uomo della Sindone, evidentemente perché era già morto, cosa che successe anche a Gesù che, essendo più debilitato dei ladroni a causa delle precedenti torture, morì prima.
Secondo uno dei vari esami a cui venne sottoposta la Sindone, l'immagine deriva da uno scolorimento delle fibre del tessuto, che non è alterabile con le variazioni di temperatura. Non risulta determinata da pigmenti di nessuna natura. Risulta dalla distanza fra il corpo e la tela, e quindi nelle zone dove il corpo era a contatto della tela l'immagine è più evidente. Quindi l'eventuale "pittore" che avesse voluto dipingere la Sindone, a parte tutte le altre considerazioni, non avrebbe potuto ricostruire la tridimensionalità che è risultata evidente al computer. Inoltre il colore giallastro che compone l'immagine è stabile chimicamente, e anche all'acqua. Cosa che non è riuscita ad un antropologo, un certo Delfino Pesce, che, volendo dimostrare che la Sindone è un'immagine pittorica, fallì miseramente.
Altri tentativi sono stati fatti per dimostrare la falsità: con calore, vapore, luce, colore, agenti chimici, ma nessuno ha mostrato le caratteristiche della Sindone: superficiale, dettagliata, stabile termicamente, chimicamente e all'acqua, esente da pigmenti, tridimensionale, negativa.
Attraverso varie elaborazioni elettroniche è possibile evidenziare i punti in cui il corpo o il volto sanguina o ha subito percosse e ferite.
Qualcuno sostiene che l'uomo della Sindone non è morto, negando di conseguenza anche la sua resurrezione. Ma la Sindone dimostra, attraverso la rigidità cadaverica risultante dalle analisi dell'immagine, che il corpo era sicuramente quello di un morto.
I dati che dimostrano la rigidità cadaverica sono: l'assenza del collo, dovuta alla posizione reclinata del capo; i muscoli pettorali e delle cosce raccorciati, contratti; la gamba sinistra parzialmente piegata, per il fatto che il piede sinistro è appoggiato sopra il destro, e che fece ritenere a qualcuno che il crocifisso fosse zoppo.
A causa delle ostensioni a cui è stata sottoposta, la Sindone presenta la presenza di pollini. Un famoso criminologo e pollinologo ha rilevato la presenza di pollini caratteristici dei luoghi in cui è stata conservata la Sindone: Gerusalemme, Costantinopoli, Chambery, Torino. Ma alcuni pollini presenti sulla Sindone sono stati trovati anche su reperti archeologici dei tempi e dei luoghi di Gesù
Alcuni studiosi hanno elaborato una teoria secondo la quale l'immagine sulla Sindone potrebbe essersi formata in seguito a qualcosa di paragonabile ad una esplosione atomica, avvenuta nel momento della risurrezione.
Un'altra teoria, che coinciderebbe anche con i tempi descritti dai
Vangeli, è quella cosiddetta fibrinolitica.
Come si sa, il sangue coagula. Però, dopo un tempo variabile fra le 15 e le 40 ore, scoagula, ridiventa liquido. Questo processo si chiama fibrinolisi. Dunque l'uomo della Sindone, percosso e maltrattato, ha sul corpo del sangue, che piano piano coagula. Dopodiché il suo corpo viene coperto dalla Sindone. Se il corpo fosse stato tolto dalla Sindone prima di 36/40 ore, l'immagine non si sarebbe formata, perché il processo fibrinolitico non avrebbe fatto in tempo a verificarsi. Se il corpo fosse rimasto coperto per più di 40 ore, si avrebbe un'immagine impiastricciata, perché il sangue scoagulato non avrebbe potuto dare al lenzuolo quelle caratteristiche somatiche che conosciamo.
Quindi il corpo è stato tolto, o ha lasciato la Sindone, in un tempo tale da rendere possibile la formazione dell'immagine. Tempo che si aggira fra le 36 e le 40 ore, e questo è il tempo intercorso tra la sepoltura e la risurrezione come narrano i Vangeli.
Voglio dire ora qualcosa sull'esame al radiocarbonio, che viene fatto per datare un reperto. La Sindone è stata sottoposta a questo esame, ma non in modo appropriato. Per esempio, sono stati prelevati dei fili dal lenzuolo senza la presenza di studiosi italiani. I prelievi sono stati fatti in modo improprio e in zone del lenzuolo improprie. Sono stati fatti dei test alla cieca, confrontando i fili della Sindone con fili di altri reperti di età nota.
A parte i dubbi sulle modalità del prelievo di questi fili, c'è un comportamento anomalo nella diffusione dei risultati, che vengono, in maniera indiscreta, pubblicati da un quotidiano inglese prima di essere arrivati a delle conclusioni chiare. Tant'è che il Cardinale Ballestrero, che era custode della Sindone, rimase molto perplesso, non essendo ancora stato informato sui risultati dell'esame. Sappiamo che la datazione determinata con quell'esame era fissata fra il 1260 e il 1390.
Ci fu poi la pubblicazione ufficiale dei risultati, seguita da articoli di giornali a tutta pagina e trasmissioni televisive. Tutto sembrava chiuso fra il trionfalismo degli scettici.
Ma, in sordina, altri esami al radiocarbonio vengono fatti con prelievi in zone diverse, arrivando al risultato di una datazione al I secolo.
Ci sono studiosi che hanno fatto uno studio statistico, giungendo quasi alla certezza matematica che l'uomo della Sindone sia Gesù.
Concludo con una considerazione personale. Bisogna credere alla Sindone con fede e semplicità, senza forzare negli altri la curiosità che potrebbe diventare morbosa. Essendo comunque consapevoli che la fede trascende la scienza.