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RELIGIONE E CULTURA NEI MASS MEDIA
Conferenza tenuta da Dott. Guido
Folloni alla Scuola di Cultura Cattolica - Bassano del Grappa, l'11 novembre
1985
(Trascrizione non rivista dal relatore)
Da un pò di tempo a questa parte
i mass-media dedicano più spazio alla Chiesa. E' un fatto rilevante
che ha la sua importanza. Con maggiore frequenza e intensità i
giornali ospitano il dibattito. Prendiamolo come un segno positivo, pur
con qualche riserva.
Vediamo però come i mass media si occupano della Chiesa.
I criteri di lettura dei problemi religiosi sono politici, si va cioè
a vedere come si situa politicamente un determinato avvenimento di Chiesa.
Non c'è dubbio che vi sono difficoltà proprie nella comunicazione
di un avvenimento ecclesiale. Esso è un qualcosa di più
che lo stare insieme delle persone che lo vivono fisicamente. Mi sembra
che si dia atto a una certa manipolazione della informazione religiosa
in questo modo politico di presentare le cose Prendiamo per esempio il
Convegno della Chiesa italiana a Loreto. I giornali si erano prevalentemente
occupati di com'erano situabili politicamente, destra - sinistra, i diversi
interventi dei relatori o del Papa. Si è costruito un convegno
della Chiesa Italiana che era privo della vibrazione che è passata
quando il Papa ha collocato la Chiesa italiana sotto l'icona della croce.
Di questo non si è parlato nei giornali. E' sfuggita la dimensione
di preghiera poi. Ma la manipolazione più evidente è ben
descritta in ciò che diceva il Direttore del Messaggero di Roma,
secondo il quale i giornali laici hanno trattato la Chiesa in Italia dopo
il Concilio secondo la convinzione data dai professionisti, i vaticanisti,
che volevano far passare una loro idea del Concilio. Ciò era falsificante
perchè non rendeva comprensibile l'autentico spirito del Concilio.
C'è una maggiore attenzione, ma anche una maggiore confusione molto
spesso. Ne deriva che non sempre una maggiore comunicazione consenta una
più profonda comprensione degli avvenimenti. C'è poi una
maggiore attenzione alla religiosità, o a certe forme di religiosità.
Mi sembra questo un fatto caratteristico dei nostri giorni, quasi che
l'uomo avvertisse la necessità di recuperare uno spazio di religiosità
che andava scomparendo. Talvolta diventa la ricerca di uno spazio di non
scientificità, qualcosa di non predeterminato. Un problema complesso:
dalle filosofie orientali, al naturismo, al ritorno della fiaba o del
fantastico;
Sui giornali anche questa richiesta è ben raffigurata. Sono nati
molti giornali di astrologia, di occultismo, ecc. Il cinema stesso è
pieno di films fantastici. Questo ritorno mi sembra da collocare come
un rifiuto dell'uomo rispetto al scientismo che negli anni passati ha
creduto di racchiudere tutta l'esperienza umana. Problema complesso, dunque.
Il terzo elemento oggi evidente è che si afferma una cultura del
relativismo. Pensiamo al rifiuto di accettare una verità come oggettiva.
Ci sono delle verità, si dice, ma la verità non verrà
mai trovata; ognuno la cerca ma ciascuno trova la sua verità. Si
pensa sempre più che la verità non può essere raggiunta,
e che quindi forse non esiste una verità, ma le diverse possibili
verità che ognuno trova. Ciò è sempre stato nella
storia dell'uomo.
La verità si è presentata in tanti frammenti di verità.
Eppure oggi ci si accorge che molti pensano che non sia più necessaria
una ipotesi di collegamento dei vari frammenti di verità.
Lo stesso discorso vale per la morale. Tende a scomparire una morale oggettivamente
riconosciuta come punto di riferimento, cioè il Bene e il Male,
di cui ci sia un criterio di riconoscere l'uno o l'altro. Ci sono invece
tante moralità, il mio bene o il mio male. L'uomo risulta in questo
modo disorientato, rispetto alle domande importanti. Questo fatto è
tanto più evidente quanto più la stampa ha creato spazi
di attenzione alla dimensione religiosa..
Questioni gravi finiscono sulle pagine dei giornali: suicidi, aborti,
omicidi, eutanasia ecc. Ne deriva un disorientamento e i giornali si comportano
verso tale atteggiamento come coloro
che mostrano la libertà come capacità di trasgressione,
rispetto a sè e alla moralità condivisa.
In una situazione così perfino la Chiesa viene collocata in una
prospettiva affatto eversiva rispetto a questa relativizzazione della
verità. Recentemente il Prof. Morra in un suo saggio sostiene che
l'opera della Chiesa e delle religioni diventeranno l'unico soccorso per
un uomo oramai incamminato verso il nulla. L'uomo non arriverà
ad alcuna verità. La Chiesa lo soccorrerà in questo cammino
disperato.
Una parte della religiosità richiesta oggi, anche un pò
strana, si presenta come una alternativa a tante delusioni degli anni
passati. Penso agli arancioni, a tanti reduci dal '68.
Se così fosse, sarebbe esattamente l'opposto di quella alleanza
tra cultura e fede di cui parlava Paolo VI. Paolo VI definì la
cultura come la coltivazione dell'umano che è nell'uomo. Qui saremmo
invece non ad una coltivazione ma ad una accettazione del crescere di
una foresta vergine. Non c'è più coltivazione. La libertà
intesa come ogni moralità possibile.
Mi sembra che la ricerca culturale evidenzi due fenomeni che ne manifestano
la fragilità. Il primo è l'intolleranza verso ogni persona
che si presenti diversa rispetto ad una tipologia agnostica, amorale,
relativista, ecc. Se uno non è agnostico e amorale è un
disturbatore, uno che disturba. L'uomo non si riconosce più in
valori fissi e universali. Siamo di fronte a una realtà umana che
ha perduto i significati dell'essere, che possiede più signficati
dell'essere, e li accetta anche se contraddittori.
Questa intolleranza verso chi non è agnostico sembra vada sempre
più crescendo.
Il secondo fenomeno che osserviamo è l'incapacità di cogliere
il positivo. La cultura che emerge dalla vita di oggi non dà spazio
spesso al positivo. Recentemente il CENSIS in una inchiesta sulla famiglia
ha fatto rilevare come ci sia un ritorno ad una dimensione di stabilità
nei rapporti familiari, anche dopo forme di disgregazione. I giornali
li hanno interpretati entro lo schema di dissoluzione della famiglia che
fu costruito alla fine degli anni 60: fine della famiglia borghese, e
liberazione del vincolo familiare. Il mondo culturale non ha dunque un
punto cui riferire questi avvenimenti.
Quali i compiti dei mass-media, allora. Credo che non possiamo non distinguere
l'epoca nuova nella quale la comunicazione si trova, da quando la televisione
è entrata nelle nostre case. Qualcuno ipotizza che le case del
futuro saranno uno schermo gigante con intorno alcune funzioni. Certo
che la TV ha ridotto il mondo in un villaggio grande, in cui tutto avviene
in contemporanea, in uno stesso istante. Sembra che ciò che non
entra in quella scatola non esista.
Pensiamo al recente terremoto a Città del Messico. Tutto il mondo
si è appassionato alla vicenda di Monchito. Furono mobilitati tutti
i giornali. In realtà Monchito non esisteva, non c'era. Era un
genitore che avendo lasciato i soldi sotto le macerie ha inventato Monchito
per poter ritrovare i soldi. La cosa ci dice quanto la TV costruisca un
mondo nuovo, che a volte non è reale.
Da una ricerca fatta è accertato che i bambini delle scuole elementari
passano dalle cinque alle sei ore davanti alla TV. Più di quanto
non passino il tempo a scuola, con i genitori, con i propri compagni a
giocare.
La TV è per un bambino qualcosa di più familiare di qualsiasi
altro mondo che lo circonda. Il bambino vive più dentro il villaggio
costruito dalla TV che non nella sua città reale, in cui risiede.
La televisione costruisce in noi una lettura interiore. Noi stiamo davanti
ad un televisore come in un sogno. E' un estraniarsi dal reale per andare
a cercare noi stessi in questo villaggio immaginario costruito. Siamo
in qualche modo spaesati, per essere posti in una patria fittizia.
Noi sappiamo già che l'uso dello schermo è destinato ad
aumentare. I giornali stessi oggi fanno la prima pagina identica ai telegiornali
della sera precedente.
Oppure pensiamo all'uso che hanno fatto della TV e dei giornali i terroristi.
Essi entrarono in ogni casa. C'è uno spaesamento dell'uomo. Bisognerà
essere capaci di staccare la spina, in certi rnomenti. Nel periodo dei
terroristi la violenza entrò nelle case, dimostrando l'incapacità
dei poteri costituiti a rispondere adeguatamente alla violenza di interlocuzione
che passava attraverso i mass-media.
I terroristi ricattavano i mezzi di comunicazione altrimenti minacciavano
rappresaglie contro i responsabili.
Probabilmente un giorno faremo la spesa con la TV, forse faremo scuola,
prenoteremo le vacanze, acquisteremo abiti tramite la televisione. Nel
giorno che sarà possibile anche interrogare il televisore, tanti
lavori potranno essere svolti tranquillamente a domicilio, davanti al
televisore. Non è fantasia. Credo che i mass-media non abbiano
una risposta tranquilla da dare. Si pongono come amplificatori della incapacità
dell'uomo a portare a sintesi la propria riflessione culturale. I mass-media
sono sempre in ritardo, non anticipano. Fotografano una realtà
esistente. Se la situazione di oggi è quella di un nichilismo avanzante
i mass-media amplificano questa situazione. Arriviamo al paradosso di
un momento storico in cui mai la comunicazione tra gli uomini sia stata
così intensa eppure mai come oggi non c'è comunione tra
le persone. Non c'è il motivo per cui un uomo prenda l'iniziativa
di parlare con un altro uomo. Siamo incerti di fronte alle domande fondamentali,
poste dal Papa: qual'è la vostra idea di uomo e chi è il
suo Dio. I mass-media ci dicono che non c'è una idea di uomo, che
egli non ha bisogno di alcuna idea di sè. L'uomo oggi vuole stare
bene nella sua condizione di bestialità, se in essa si trova.
Occorre capire che neanche attraverso questo nuovo potere dei mezzi di
comunicazione risponde alle domande dell'uomo. Credo sia giusto che si
faccia dei buoni uomini e allora sapranno vivere il rapporto dei mass-media
in modo giusto, facendo cultura, testimoniando una religiosità
e possibilmente una fede.
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