LE POLITICHE FISCALI PER LA FAMIGLIA

Conferenza tenuta da Prof. Rocco Buttiglione alla Scuola di Cultura Cattolica - Bassano del Grappa, il 7 novembre 1994
(Trascrizione non rivista dal relatore)

La radice prima della famiglia è la persona umana, la persona che, come ha scritto il cardinale Wojtyla (allora non era ancora papa), è contemporaneamente un singolo soggetto ma anche una comunità. Ognuno di noi è un soggetto autonomo, che basta a se stesso, e contemporaneamente è un membro della comunità umana. Noi diventiamo consapevoli del nostro vero volto soltanto quando ambedue queste dimensioni sono presenti. Noi scopriamo chi siamo sempre nell'incontro con l'altro uomo. L'uomo è un essere paradossale: è uno ma anche più di uno. Ognuno di noi è fatto dalle persone che si porta nel cuore; la capacità di portare un'altra persona nel proprio cuore caratterizza in modo pregnante quello che è l'uomo.
Dio inoltre ci ha dato, per rendere vivace, evidente questa struttura della persona un dono particolare che è l'istinto sessuale. Esso radica nella carne dell'uomo questa struttura della persona. Il modo più normale di scoprire che io ho bisogno dell'altro, che l'altro è parte di me e che io sono me stesso solo in rapporto con lui, è l'esperienza dell'innamoramento. L'innamoramento rende percepibile psicologicamente questo fatto, per il quale anche gli oggetti comuni dell'esistenza acquistano un'altra intensità e un'altra forza perché sono catturati nella dimensione interpersonale di due persone che si amano. E allora due non è uno più uno, ma la scoperta da parte di ciascuno di una dimensione più profonda di sé che prima non sapeva di possedere.
Quando poi nasce un bambino questa originaria dimensione della persona cresce ulteriormente; il bambino scopre se stesso nel sorriso della madre e la madre riscopre se stessa quando il bambino risponde al suo sorriso. Vivere questi rapporti significa scoprire se stessi ed essere liberi, di una libertà fatta per essere donata nell'amore.
In questo modo vi è il fenomeno della generazione fisica ma anche spirituale e morale della persona: nascono i bambini, ma anche gli adulti, nel senso che ogni marito è generato dalla propria moglie, e ciascuna moglie è generata dal proprio marito; ognuno diventa quello che è perché l'altro lo porta nel cuore.
Il bambino, come affermava uno psicanalista francese, vede il padre con gli occhi della madre. L'immagine che i figli hanno dei loro genitori non è tanto quella che il padre e la madre trasmettono nel rapporto che hanno con loro, bensì, a seconda del modo in cui l'altro genitore porta nel cuore il proprio coniuge, il bambino riconosce il coniuge. La famiglia è il primo luogo in cui si impara la logica del libero dono di sé: "Io sono in forza dell'amore che mi è dato".
La famiglia ha inoltre un ruolo fondamentale come fonte di cultura. Essa è prima di tutto il luogo della scoperta della verità della persona e il luogo in cui si compie la verità della persona. La famiglia allora è il luogo in cui i primi fondamentali valori vengono appresi, non tanto perché insegnati, quanto perché vissuti (per il fatto di essere amato scopro la verità sulla persona). Lo stato deve quindi proteggerla in forza del suo valore culturale: essa è il luogo che genera cultura con esperienza vissuta. Dove la famiglia non funziona, dove questa scoperta della persona sulla famiglia non si dispiega perfettamente anche la società entra in crisi a diversi livelli.
Il più importante problema politico italiano, ma non solo italiano, è il deficit pubblico. Tale deficit nasce da un deficit di famiglia, mancanza di famiglie. La difficoltà della famiglia di svolgere la sua funzione sociale porta con sé una conseguenza che è la crisi sociale ed il deficit pubblico.
Questo aspetto di deficit è strettamente collegato con un andamento demografico in cui non nascono più bambini e questo perché il bambino ha bisogno, per essere generato e per crescere, di un ambiente caratterizzato dall'amore del padre e della madre. Quindi ha bisogno di una madre, possibilmente una sola, e di un padre, possibilmente uno solo. Dove non esiste stabilità di rapporto fra un uomo e una donna nascono meno figli, poiché la donna non si sente sufficientemente sicura per farli nascere. Quindi anche l'aborto è legato al fatto che il luogo della sessualità non è sempre espressione dell'amore coniugale di un uomo e di una donna.
Questo genera una prima, significativa questione sociale, richiamata per sottolineare un dato: in una società in cui non tutti hanno figli sorge un problema di giustizia, perché alcuni hanno figli e su di loro investono (e i figli costano: secondo un calcolo fatto qualche anno fa, far crescere un ragazzo fin quando diventa economicamente attivo costa circa 250 milioni). Quando sarà grande, questo ragazzo produrrà ricchezza e pagherà tasse per tutta la società. Chi non ha voluto avere figli avrà dei margini di reddito disponibile molto più alti, ed avrà anche una pensione pagata con le tasse dei giovani attivi.
La famiglia ha allora diritto ad un sostegno, perché svolge una funzione sociale, e quindi non è solidarietà con la famiglia, ma è soltanto giustizia commutativa il sostegno dato dalla collettività ai redditi delle famiglie attraverso il pagamento di una quota significativa delle spese di allevamento e di istruzione dei figli. Sarebbe bene che tale sostegno diventasse contributo alle donne, non con l'intento di mettere tutte le donne a casa, ma di permettere a quelle che vogliono occuparsi a tempo pieno della famiglia di poterlo fare, e di consentire alle altre di avere un'occupazione a tempo parziale, con orario flessibile e con un'integrazione di reddito che consenta loro di non essere "stressate" da un terribile doppio lavoro.
La società pretende che le donne lavorino fuori come i maschi, e dentro casa svolgano tutte le mansioni tradizionalmente loro affidate. E i mariti italiani sono terribilmente poco efficienti nell'aiutare le mogli nei lavori casalinghi.
E' necessaria una politica che sostenga il reddito della donna nella famiglia, per darle più libertà di conciliare tempo di lavoro e tempo della famiglia. Quest'ultima, che nasce dal matrimonio, inteso come legame stabile di marito e moglie che generano dei figli, li alleva e li educa nell'amore reciproco dei coniugi, ed ha un titolo specifico ad essere protetta dallo stato, perché se non ci fosse non ci sarebbero né cittadini né contribuenti di domani. La sua difesa quindi non è un privilegio, ma un diritto naturale che altri tipi di convivenze non hanno, perché non hanno la medesima funzione sociale.
C'è una seconda osservazione, più tipicamente legata al tema del fisco. Oggi in Italia, ma in genere in Europa, la linea di distinzione fra disagio economico e benessere non passa tanto per la differenza fra le varie professioni o i livelli salariali, quanto per la struttura del nucleo familiare. Non è giusto che tutti paghino le stesse tasse. Bisogna insistere perché il carico fiscale della famiglia e la progressività delle imposte in generale vengano commisurati non al reddito percepito dal singolo lavoratore, ma al reddito disponibile pro capite per ogni membro della famiglia. La Costituzione italiana dice che ognuno è tenuto a sovvenire alle necessità dello stato nella misura delle sue capacità. Non c'è dubbio che la capacità contributiva di chi ha un certo reddito e lo consuma da solo è molto più grande della capacità contributiva di chi con il medesimo reddito deve mantenere una famiglia.
Terza osservazione in materia di politica della famiglia. In Italia si va diffondendo uno stile di vita il quale, separando la sessualità dalla famiglia, dall'amore coniugale, finisce poi con il far nascere molti bambini senza famiglia. E' meglio investire sulla famiglia oggi che sulle carceri e sui magistrati domani. Dove la famiglia non funziona nasce la patologia sociale. Quest'ultima poi si riflette anche sul bilancio dello stato e aumenta il problema fiscale. La funzionalità della famiglia è di fatto elemento centrale della vita di tutta la società: problemi che sembravano lontani, come quello del deficit, cominciano ad essere compresi come strettamente legati al tema della famiglia.
Vi è un altro fenomeno, non solo italiano, che merita di essere capito per comprendere il problema dello stato sociale: si può riformare lo stato sociale soltanto se si ricostruiscono reti di sicurezza complementari con quelle statali. In altri termini: costa di meno e rende di più aiutare la famiglia a svolgere la sua funzione verso il membro debole, il bambino handicappato o l'anziano, piuttosto che scaricare la famiglia dalle sue obbligazioni verso questo membro e poi pensare di affrontare il problema con un'organizzazione di stato.
Originariamente le reti di sicurezza predisposte dallo stato erano aggiuntive rispetto a reti di sicurezza e solidarietà presenti nella società. Allora vi era maggiore soddisfazione fra gli utenti mentre oggi, anche se è aumentata la quantità della spesa sociale, è diffuso il malcontento. Bisogna creare una politica che responsabilizzi la famiglia e la faccia cooperare con l'iniziativa dello stato. Quest'ultimo dovrà sostenere integrazioni di reddito per tutte quelle famiglie che si prendono cura degli anziani o dei bambini. Tale politica comporterà una minore spesa pubblica rispetto al ricovero ospedaliero non necessario di tante persone anziane che, molte volte, vengono "parcheggiate" in un ospedale perché la famiglia non sa, non vuole o non può occuparsene.
Sostenere e responsabilizzare la famiglia costa meno che non istituzionalizzare l'anziano e rende molto di più, perché integrare tale membro nel contesto delle persone che gli vogliono bene genera una maggior serenità non solo in lui o in coloro che di lui si debbono prendere cura, ma in tutta la società.