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PACE E PACIFISMO
Conferenza tenuta da Prof. Francesco
Ricci alla Scuola di Cultura Cattolica - Bassano del Grappa, il 18 marzo
1985
(Trascrizione non rivista dal relatore)
Come certamente saprete questo 2 febbraio
1985 è segnato dalla coincidenza con la fine della conferenza di
Yalta. Io credo che sarebbe astratto un discorso sul pacifismo che non
tenesse conto di questo avvenimento che ha creato da una parte le condizioni
della pace europea e mondiale e anche le condizioni della non pace.
In questi giorni sulla stampa si parla molto di questo avvenimento e anche
di cosa ci aspetterà dopo Yalta, al suo 40 compleanno. Mi è
parso mancare però un criterio interpretativo che andasse al di
là della pura interpretazione del fatto in sè, senza cogliere
i fenomeni profondi che erano implicati in quell'incontro sia come premesse
che come conseguenze.
Tutto sommato questa pace è stata solo per modo di dire. Si calcola
siano avvenute 150 guerre dopo Yalta. Questo è già un dato
molto preoccupante. Non penso ci sia stato un giorno di vera pace. In
secondo luogo poi il fatto di trovarmi a Bassano, legato al Grappa, fa
risalire subito il pensiero alla I Guerra Mondiale. Il Grappa rievoca
i 600.000 morti, dati per strappare all'Austria queste terre e restituirle
all'Italia. Se voi tenete conto di quello che c'è stato in Europa
dal 1914 al 1945 voi potete concludere che si è trattato di un'unica
grande guerra, che non fu poi mondiale ma europea. Una guerra europea
civile. Chi si è ammazzato sono stati gli europei tra loro. La
2 Guerra mondiale non ha fatto altro che continuare la prima. E' vero
che la guerra si è combattuta anche in Africa, tuttavia la seconda
Guerra Mondiale ebbe conseguenze più in Europa che nel mondo.
Alla fine della guerra l'Europa, come centro egemonico del mondo, era
scomparsa. L'Europa che aveva costruito la sua egemonia sul mondo, dopo
la guerra non è più il centro. Ne sono nati altri due: l'Unione
Sovietica e gli USA. Questi si presentano come gli eredi di due grandi
filoni della cultura europea. Gli Stati Uniti come gli eredi della tradizione
laico liberale; l'URSS come gli eredi della tradizione laico socialista.
Ma nello stesso momento in cui i due centri si dislocano, l'Europa diventa
l'infima periferia del mondo, mentre si consolidano i due centri. Inizia
la lotta per l'egemonia sul mondo. Oggi si spera che questa contesa, a
Ginevra nei colloqui in corso, stabilisca delle regole del gioco che non
la concludano con la conquista ma con la distruzione dell'umanità.
Non 'è a caso che l'Europa viene divisa. Non credo neanche che
qualcuno l'abbia deciso, nè a Yalta nè altrove. Non è
un caso che la divisione porti alla costruzione del muro di Berlino, che
segnerà la spartizione di metà d'Europa, sotto le dipendenze
coloniali dell'impeto d'oriente, e l'altra metà sotto le dipendenze
coloniali dell'impero d'occidente. USA da una parte e URSS dall'altra.
Yalta fu solo l'ufficializzazione di una divisione già avvenuta.
Si trattava infatti di una divisione non tanto geopolitica quanto spirituale.
Bisogna risalire lontano nella storia per capire la Seconda Guerra Mondiale.
Le conseguenze risalgono alla Prima Guerra. Questa fu una guerra ancora
umanamente sopportabile. Era il residuo delle lotte del Risorgimento in
cui le nazioni che si erano organizzate in un processo di unificazione
nazionale, concludono il loro risorgimento nazionale, e vanno alla guerra
per un certo ideale, della patria, dell'integrità nazionale, territoriale.
C'era un profondo legame tra l'appartenenza ad una nazione e i limiti
del territorio. Così le grandi lotte del Risorgimento si concludono
con questa guerra civile con cui i popoli europei tentano un assetto adeguato
ai diritti delle nazioni europee, che hanno conquistato la loro unità,
e perciò esigono la loro integrità territoriale. Ma questo
assetto soffre di un male radicale. Alcuni di questi processi di unità,
in particolare quello italiano e quello tedesco, si sono svolti in un
modo così arbitrario ed equivoco e fragile che questa unità
nazionale degenera in nazionalismo, così che in Germania nascerà
il nazional-socialismo e in Italia il Fascismo, come malattia del processo
di unificazione nazionale, che si è svolto, anche se a scuola non
lo insegnano, non a favore della nazione ma contro la nazione italiana.
L'unità d'Italia si è fatta arbitrariamente e quando i processi
storici si svolgono in questo modo producono inevitabilmente delle degenerazioni.
Per questo è nato l'Asse Roma-Berlino, che ha scatenato il secondo
round della guerra europea. E' chiaro che sulla Prima Guerra incidono
tutti processi che si sono svolti durante il XIX secolo, di cui il più
conosciuto è il Risorgimento Italiano. I popoli avevano conquistato
una unità politica sulla quale però preme ipoteca il fatto
che la cultura di questi paesi nella maggioranza dei casi portava dentro
di sè una contraddizione che non poteva più garantire la
solidità dell'unità nazionale, e perciò dissociava
l'identità nazionale in due pezzi. Una schizofrenia culturale sta
all'origine di risorgimenti europei, che vede da una parte l'istanza religiosa
portata avanti dai cattolici e dalle correnti umanistiche, e dall'altra
l'affermarsi di una visione laica della vita, di una interpretazione laica
della storia, che determina lo scontro tra due soggetti all'interno della
stessa nazione. Esiste una soggettività cattolica nell'Italia che
inizia le lotte del risorgimento, capace di una interpretazione della
storia italiana, con uomini come Rosmini, Gioberti, Manzoni, che vengono
messi a tacere, e prevale l'interpretazione laica, liberale, e l'unità
italiana si fa non con il popolo e la Chiesa ma senza il popolo e contro
la Chiesa. Quindi contro il popolo perchè la Chiesa rappresenta
quella radice antica di cultura che ha determinato radicalmente il formarsi
delle culture regionali, tutte accomunate da un fattore di identificazione
che è stato il Cristianesimo e perciò la Chiesa.
L'unità si fece allora intorno al Re di Piemonte, non perchè
rappresentasse gli interessi dell'Italia, ma perchè un'astuta volontà
politica sorretta da una forte ideologia dialettica contro la posizione
cristiana vince, schiaccia e costringe l'Italia a trovare la via dell'unità
che non corrisponde alle sue origini nè ai suoi interessi,e perciò
non è in grado di garantire il suo destino.
Immaginate il dramma dei giovani cattolici all'inizio della Prima Guerra
Mondiale, che dovevano decidere di partecipare ad una guerra che la loro
coscienza e la loro cultura giudicava ingiusta, inutile e dedicata ad
una causa falsa. Furono penalizzati, con il sacrificio di molte giovani
vittime, da un processo di unificazione nazionale che era senza di loro
e contro di loro. Ma pagarono lo stesso, testimoniando così il
loro amore di patria.
Ma non bisogna dimenticare che questa crisi politica dell'Europa del XIX
secolo è una crisi che ha un precedente nella grande crisi dei
secoli che lanno preceduto.
Una crisi che non ha portato solo la divisione dell'Europa ma la sua fine.
Non possiamo oggi chiamare Europa questo troncone che corrisponde alla
Comunità Europea. Non possiamo chiamare parlamento europeo quello
di Strasburgo. Non possiamo non chiamare Europa la Polonia, l'Ungheria,
la Cecoslovacchia, la Iugoslavia. Oggi il nome non corrisponde alla realtà,
dunque.
A Yalta c'erano Stalin nel pieno delle forze, Truman oramai alla fine
della vita e Churchill, che trattò con Stalin nell'unico modo in
cui poteva trattare. Era abituato da secoli, a trattare nel metodo inglese,
del commerciante, su percentuali.
Non capì che senza l'Europa anche l'Inghilterra sarebbe andata
allo sfascio. Offrì la spartizione dell'Europa secondo sfere di
influenze, in percentuali. Trasformò Stalin in un imperatore, suggerendogli
l'idea dell'impero sovietico. Ed è ciò che in URSS nacque
dopo Yalta. In più Churchill si illude che gli americani sono figli
dell'Inghilterra, e crede che appartengono al Commonwealt Britannico.
Non s'avvede che sono proprio loro che gli fanno il tiro birbone. Gli
americani fermano le loro armate impedendo loro di raggiungere Praga,
e fanno arretrare in Germania le loro armate in modo da consentire che
la zona di occupazione Sovietica diventi più ampia di quanto effettivamente
l'Armata Rossa avesse conquistato. Così questa è poi a Varsavia,
Praga, Berlino, e l'Europa è andata. Una ferita da cui sostanzialmente
non ci siamo rimarginati. A questo punto aggiungo due considerazioni.
Quello che poi si chiamerà pacifismo in Europa non sarà
altro che una reazione nevrotica a questo stato di situazione in cui l'Europa
si trova. Il pacifismo è un fenomeno di nevrosi collettiva europea
che si configura esattamente così: è andata male, è
inutile ribellarci, accettiamo lo stato di fatto, accettiamo la divisione
di Yalta, e che su questa divisione si continui in futuro. Poi metteranno
su tutta la storia: no a Comiso, no alle basi missilistiche, no agli euromissili
ecc. In realtà il no che essi dicono non è alle armi atomiche
e alla guerra, ma a che possa succedere qualcosa di diverso da quello
che c'è. E' il sì allo status quo. Non è il pacifismo
accusabile di filo-sovietismo. Questi non sono nè filo-sovietici
nè filo-americani o anti. Sono uomini che trasformano in nevrosi
una situazione di fatto.
La seconda considerazione è che in questi giorni ci si chiede da
più parti se è possibile che succeda qualcosa che vada più
in là di Yalta. Cioè una pace europea. Credo allora che
la pace europea non può essere altro che l'unità dell'Europa.
Il silenzio delle armi è non guerra, ma non pace autentica. Ci
sarà una pace europea nel momento in cui l'Europa ritroverà
l'unità, antica ma necessaria.
Io credo che si possa dare una risposta a questa domanda.Io credo che
ciò sia reso possibile dal fatto che le radici dell'Europa, quel
fenomeno straordinario che ha creato l'Europa, di culture, razze, popoli
i più diversi, (siamo asiatici, nel ceppo originario) sono cristiane.
In questo processo di unità europea il Cristianesimo ha avuto un
ruolo determinante. L'annuncio di Cristo si è oggettivato e realizzato
in quella realtà concreta, storica e reale che è la Chiesa,
nella storia,, tra gli uomini, nello spazio, tanto che se
c'è stata una unità europea questa è stata incrementata
e maturata dall'incidenza dell'annuncio cristiano nella vita dei popoli
europei. Il permanere di questa presenza di Cristo alle radici della cultura
europea, e meglio ancora dell'uomo, di ciascun uomo,
e non posso dirmi europeo se non per quel fatto.
Il comporsi di fatti di unità attorno a queste origini è
il principio della pace. Questo fatto della Chiesa e di Gesù Cristo
presente in mezzo agli uomini capace di determinare una novità,
di stringere dei legami, di far accadere una comunione tra gli uomini,
è stato più forte di tutte le frontiere, delle barriere,
di tutte le polizie segrete o meno. Da quelli che imprigionarono Vescovi
e preti a migliaia nelle carceri staliniste degli anni '50, fino a quelli
che un paio di mesi fa hanno trucidato Popielusko in Polonia. Tutto ciò
che ha avuto sostanza di avvenimento cristiano ha trasgredito la regola
dei potenti. E io dico che il dopo Yalta è già un avvenimento
in atto, e la Chiesa ne ha dato uno stupendo documento che non cessa di
apparire miracolo con l'elezione di un uomo, sulla cattedra di Pietro,che
viene dall'altra Europa. E non credo che lo Spirito Santo sia stato un
pescatore distratto quando ha tirato su questo insolito e inatteso pesce
chiamato Giovanni Paolo II. Per questo chi vuole gestire l'ordine stabilito
ha tentato di ucciderlo. Questo è il futuro già in atto.
Per questo c'è una via praticabile. E proprio qui, sui vostri monti,
dove tanto sangue è stato versato, proprio qui a Bassano del Grappa
quello che voi fate e siete, con il Comune dei Giovani e la Scuola di
Cultura Cattolica, è un pezzo di Europa nuova, è già
il futuro in atto, è il dopo Yalta. Non per le vostre relazioni
culturali o commerciali, ma perché siete un luogo dove l'avvenimento
di Cristo si ricostituisce nella sua originale capacità di rigenerare
le radici di una cultura di pace perché di comunione nellalibertà..
Io credo dunque che in questo momento in Europa non abbia possibilità
di accadere una guerra. Il problema è se essa sarà teatro
o no dello scontro tra due imperi per la conquista dell'egemonia. Ci sono
su questo punto seri motivi di preoccupazione perché i due imperi
sembrano preferiscano una guerra atomica localizzata in Europa. Questa
faccenda potrebbe essere spostata negli spazi planetari. Da qui allora
l'importanza di un vero risorgimento europeo, che non sia politico, ma
spirituale, culturale. Ciò può
spostare anche le questioni belliche. Non dimentichiamo che i due sistemi
potenti non sono altro che i prodotti di alcuni processi sostanzialmente
degenerativi dell'Europa. Sono comunque figli dell'Europa. L'oriente è
figlio dell'ideologia della sinistra europea, l'occidente della destra.
L'Europa può trovare una nuova via. Bisogna poi tenere presente
che la via politica per la coscienza cristiana è tutt'altro che
oscura. E' la via della ricerca del dialogo, della convivenza pacifica,
dell'incontro. Tutto ciò che può favorire la non guerra,
il non-scontro, deve essere perseguito. Il problema è che questa
via politica appare inconcludente. Se questi 40 anni sono ancora legati
nel loro futuro a quello che riusciranno a dirsi tra di loro USA e URSS
a Ginevra, c'è da stare poco allegri. Ancora oggi i due poteri
si incontrano sulla fragilissima possibilità di una intesa intorno
alle armi nucleari. Proprio per questo insorge imperiosa l'esigenza di
una via concreta, che è quella che viene costruita da fatti in
cui l'avvenimento cristiano torna ad essere vissuto e determinante. Questa
è la strada reale. Occorre il miracolo che è una vita di
fede che incida socialmente e determini una nuova soggettività
culturale. L'Europa si farà a pezzettini, ma siamo nati così.
Quando Paolo arrivò a Roma, non si pose il problema intorno all'uso
delle armi da parte dell'esercito imperiale romano. Si mise ad annunciare
Cristo all'interno del palazzo dell'imperatore romano, e creò la
prima comunità. Loro erano il futuro, l'esercito romano era il
passato. Fu solo questione di anni. Agitare spettri come i missili è
fare confusione. Occorrono responsabili adatti, ad alti livelli.. La proposta
cristiana va più a fondo.. Le questioni in merito al numero dei
missili depistano. Il problema è nel cuore dell'uomo, dove sta
il fondamento delle sue azioni, fondate o meno su valori.
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