|
DIO PADRE
Conferenza tenuta
da Prof. S. Grygiel alla Scuola di Cultura Cattolica - Bassano del Grappa,
il 25 settembre 1989
(Trascrizione non rivista dal relatore)
Ciò che io vorrei dirvi sulla creazione
ha detto la madre dei Maccabei. Conosciamo la storia. Tutti i sette figli
sono condannati a morte da un re tiranno. Queste le parole che la madre
diceva ai suoi figli, prima della loro morte. (2° Libro dei Maccabei,
cap. 7)
"Soprattutto la madre era ammirevole e degna di gloriosa memoria.
Vedendo morire sette figli in un sol giorno sopportava tutto serenamente
per le speranze poste nel Signore. Esortava ciascuno di essi nella lingua
paterna,piena di nobili sentimenti e, temprando la tenerezza femminile
con un coraggio virile, diceva loro: "Non so come siate apparsi nei
mio seno; non io vi ho dato lo spirito e la vita, nè io ho dato
forma alle membra di ciascuno di voi. Senza dubbio il Creatore del mondo,
che ha plasmato all'origine l'uomo e ha provveduto alla generazione di
tutti, per la sua misericordia vi restituirà di nuovo lo spirito
e la vita, come voi ora, per le sue leggi, non vi curate di voi stessi"
E poi all'ultimo di loro, dopo che erano stati uccisi gli altri sei, e
che era il più giovane1disse: " Figlio, abbi pietà
di me che ti ho portato in seno 9 mesi, che ti ho allattato per tre anni,
ti ho allevato, ti ho condotto a questa età e ti ho dato il nutrimento.
Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi
è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti;
tale è anche l'origine del genere umano. Non temere questo carnefice
ma, mostrandoti degno dei tuoi fratelli, accetta la morte, perché
io ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli nel giorno della misericordia".
La madre qui si sente obbligata a comportarsi in questo modo, perché
Dio ha creato il mondo e l'uomo. Se Dio non avesse creato il mondo, la
madre dei Maccabei, non si sentirebbe obbligata a comportarsi cosi. Così
l'atto della creazione cambia l'uomo.
Supponiamo per assurdo che Dio non abbia creato il mondo. Noi non saremmo
allora obbligati a comportarci in un determinato modo. Possiamo comportarci
come vogliamo. Ciò ci dicono le parole della madre dei Maccabei.
Nessuno si sente obbligato a morire per una ipotesi scientifica, anche
se provata, o sente rimorsi se ha evitato la morte dicendo: può
darsi che la gravitazione non esista. Io non mi farei ammazzare sul problema
se c'è o no la forza di gravitazione. Preferisco la vita a questa
ipotesi. Allora accettare la creazione al punto di accettare la morte
significa che non è una ipotesi scientifica. E' qualcosa di più.
La creazione tocca la mia persona e cambia la mia vita. Cambia la visione
del mondo e il modo di vivere.
Per esempio, prendiamo questi occhiali. Dicendo che sono occhiali e trattandoli
come occhiali, io accetto che questa cosa qui è stata pensata e
fatta da qualcuno come occhiali. Se non accetto questo principio che qualcuno
ha pensato questi occhiali come occhiali io non mi sento obbligato a trattarli
come occhiali. Se poi tratto questi occhiali come un chiodo, allora io
mi comporto contro gli occhiali, contro chi li ha pensati come tali.
Se il mondo è pensato, creato, se l'uomo è pensato, creato,
da cose che non preesistevano, io, accettando ciò sono obbligato
a comportarmi in un certo modo. Cambia la visione mia del mondo.
Se c'è la creazione, questa forma esistenziale, perchè l'essere
è creato da Dio, e mi sento obbligato anche a morire, allora l'obbligo
che proviene dall'atto della creazione è obbligatorio. Mi obbliga
incondizionatamente. Non posso fare ipotesi.
Se il mondo è pensato da Dio allora costituisce una ben definita
verità. Gli occhiali pensati dall'ingegnere come occhiali, sono
una verità, che io devo scoprire. Se un altro li pensa come un'arma
deve scoprirla. Se un altro dice che non c'è nessuno che ha pensato
gli occhiali allora è inutile pensare alla verità degli
occhiali. Io posso imporre qualsiasi verità su una cosa. Se il
mondo non è creato, non c'è la verità. Se una cosa
non è pensata da uno non c'è verità di quella cosa.
Se invece è pensata, non dipende da me, e devo comportarmi adeguatamente
a questo pensiero presente nella cosa, e devo comportarmi in un certo
modo di fronte a chi ha pensato la cosa. Senza l'atto della creazione
non ha senso parlare della verità. Significa che fuori della creazione
non esiste la verità e la vita è un non senso. Ciascuno
può crearsi una sua verità. Cambia la persona, perchè
cambia la libertà. Io posso fare tutto ciò che voqlio. Conoscere
non significa più cercare, ma costruire, produrre. La nostra civiltà
oggi dice che tutto è un prodotto. Non c'è la verità,
ma la verità-prodotto. E' una civiltà costruita fuori dell'atto
della creazione. E' una civiltà atea. Se Dio non ha creato il mondo,
e non è voluto e amato come Dio, non è un bene. Amare significa
allora non amare il bene, ma vivere il proprio capriccio, il piacere.
Non c'è il Bene. Ciò che oggi si chiama amore non è
ricerca del bene, ma è una pura produzione. Cambia l'intimo della
persona.
La libertà consiste oggi nel fare tutto ciò che uno vuole.
L'aborto, l'eutanasia sono conseguenze di non accettare l'atto della creazione.
Tutto ciò ha detto la madre dei Maccabei.
Senza la creazione l'etica è impossibile. Ognuno produce una sua
etica. Se non c'è la verità che viene da Dio, è un
non senso parlare della giustizia, che è rendere ciò che
è dovuto alla verità. Rendere agli occhiali ciò che
è dovuto come occhiali. Se li uso come un chiodo non rendo loro
giustizia. Senza verità non c'è giustizia.Lo ha capito bene
S.Paolo: "Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per
le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo".
E' già il nostro destino, come cioè dobbiamo comportarci
di fronte al mondo pensato. Nel pensiero dell'inventore c'è già
il concetto di come dovrebbe essere la nostra giustizia di fronte alla
penna pensata da lui. E' già nel pensiero dell'ingegnere il nostro
destino di fronte alla penna. Così nel pensiero di Dio Creatore
c'è già la nostra giustizia, il nostro destino, cioè
il rendere il dovuto al vero.
Accettando la creazione entriamo in una relazione particolare con il mondo.
La relazione nostra con il mondo creato è una relazione della giustizia,
dell'amore, e del conoscere la verità. Siamo obbligati quindi a
rendergli il dovuto. Magari fino alla morte, come la madre dei Maccabei.
Cosa significa creare, essere creato. Significa, che siamo obbligati.
Bisogna entrare nel pensiero orizzontale. Di solito alla comanda: chi
ti ha creato, si risale ai nonni, bisnonni, ecc. Posso io trovare, in
questa direzione, spiegazione alla domanda: Che cosa significa essere
creati da Dio?
Se fosse cosi, Dio sarebbe un bis-bis-bis nonno. Io però sono fuori
dell'atto creativo di mio nonno, e quindi ancor di più fuori dall'atto
di Dio. Non mi sento obbligato dal pensiero di mio trisnonno, perché
non lo conosco.
Non in questo modo devo cercare di capire che cosa significhi essere creati
da Dio. Se in principio Dio creò il mondo, non significa che miliardi
di anni fa Dio creò il mondo, e poi lo lasciò per conto
suo.
Se la madre dei Maccabei dice che voi dovete comportarvi così perché
Dio vi ha creati significa che voi siete adesso dipendenti da Lui. Che
adesso Lui sta pensandovi creativamente. Allora adesso dovete cercare
il suo pensiero che si sta adesso compiendo. Significa che oggi, adesso,
in questo istante, nel fondamento di questo istante si trova l'atto della
creazione. Dio crea adesso, altrimenti non ha senso parlare della creazione.
Se uso una penna come chiodo, cambio il pensiero di chi l'ha pensata.
Io sto creando adesso questa cosa e adesso è chiodo, non altra
cosa. Se l'ingegnere creasse adesso questa cosa io sarei obbligato ad
accettarla o a morire per essa. Dio adesso sta creando il mondo e me.
Quindi io adesso non posso cambiare. Nel tempo ogni istante è un
adesso. Pater meus semper laborat. Quando dico nel principio, non dico
nel "principio del tempo, ma nel fondo dell'istante, dell'"adesso".
Chi sta a confine tra l'istante, il principio della creazione e il tempo
successivo, dello sviluppo, è filosofo, metafisico. Immaginiamo
una sorgente. Non è un ruscello. Ma c'è un momento dove
la sorgente non è ruscello, ma comincia ad esserlo, e uno in cui
il ruscello non è ancora ruscello ma non più sorgente. Questo
sarebbe quel principio della creazione. Questo confine tra l'eternità
e il tempo, tra l'istante che è immagine del1'eternità e
i mutamenti del tempo. S. Giovanni nella Prima Lettera dice che noi conosciamo
perché siamo conosciuti e amiamo perché siamo amati. Significa
che senza la creazione non possiamo parlare della conoscenza. Non si conosce
nulla perchè non c'è niente da conoscere.
Devo produrre i contenuti del mondo. Ma manca anche l'amore perché
non c'è niente da amare. Senza l'atto della creazione non ha senso
quindi parlare dell'amore, della giustizia.
Se Dio crea continuamente, anche in questo momento, posso dire allora
che Egli è fedele, perchè è fuori dal tempo. Lui
non muta, è eterno. Lui non cambia mai, quindi non cambia ciò
che sta creando. Dio non lo può, e non lo fa. E' costante.
Il racconto della creazione nella Bibbia è una immagine umana.
Ma la Bibbia dice che in ogni momento Dio era presente. "In principio.....
Se uno non accetta la creazione indica che per lui il mondo non ha nessun
contenuto, nessuna qualità. E' pura quantità. Se è
così possiamo imporre ciò che vogliamo alle cose, e anche
l'uomo è oggetto da manipolare, da usare. Ma imponendo non lo facciamo
secondo la verità, ma secondo i capricci, le voglie. Come dice
S. Paolo: "Perché questa è la volontà di Dio:
la vostra santificazione è che vi asteniate dalla impudicizia,
che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto,
non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono
Dio".
Chi non conosce Dio tratta tutto come un oggetto. "Che nessuno offenda
o inganni in questa materia il proprio fratello", continua S. Paolo
nella lettera ai Tessalonicesi "perché il Signore è
vindice di tutte queste cose".
Chi tratta il proprio corpo o quello degli altri come un oggetto, non
accetta la creazione. E' un pagano. Bisogna dirlo anche se tanti non vogliono
accettarlo. Dobbiamo comportarci di fronte al corpo come davanti a un
qualcosa che è vero. Chi non crede in Dio crederà nei prodotti
dell'uomo. Ma il prodotto è una merce da vendere o comprare. Ogni
cosa non vista come creata diventa solamente merce.
Le conseguenze sono disastrose, specialmente nel matrimonio. Gli oggetti
diventano per noi idoli, illusioni di eterna giovinezza, di eterno vigore,
come ci mostra tanta pubblicità. Scrive S. Paolo ai Galati: "Un
tempo per la vostra ignoranza di Dio eravate sottomessi a divinità
che in realtà non lo erano". O accetto la creazione o sono
sottomesso a dei che non lo sono. "Ora invece che avete conosciuto
Dio, da Lui siete stati conosciuti, come potete rivolgervi di nuovo a
quei deboli e miserabili elementi ai quali, di nuovo, come un tempo, volete
servire?".
Questo ci spiega cosa significa essere santo. Significa rendere al vero
ciò che è dovuto. Non avere idoli, coesistere, collaborare
con Dio. Accetto l'atto della creazione, ed essendo nel tempo, io collaboro,
co-creo con Dio.
Se mi comporto secondo la verità che cerco di conoscere, e non
tratto la persona come oggetto, io collaboro con Dio alla creazione; Questa
è santificazione.
Se accetto la creazione e non mi comporto secondo il Pensiero creante
nasce una discordia, tra me e il pensiero di Dio. Nella discordia io distruggo
, in un certo senso, ciò per cui una cosa era stata pensata. Io
mi creo la mia verità. Nasce il conflitto di classe. Così
parlare di ecologia senza riconoscere l'atto della creazione è
un non senso, metafisicamente parlando.
Da tutto ciò risultano due visioni della libertà.
Se io accetto che una penna è pensata come penna la mia liberta
consisterà nell'essere libero da trattarla come penna. Se invece
la considero come chiodo vuoi dire che sono costretto da qualcuno a trattarla
come chiodo. Non sono libero. Non mi adeguo alla verità della penna.
Senza la creazione ognuno può considerare una penna come vuole,
e usarla in una infinità di altre funzioni. Senza l'atto della
creazione non posso dire: la verità mi libererà. No. Senza
la creazione la libertà non emana dalla verità. Eppure tutto
comincia dalla libertà. Ma senza verità la libertà
non rispetta nulla.
La caduta è staccarsi allora dal vero e dal bene. Così se
io mi distacco dal mondo come pensato da Dio io cado nel trattare tutto
come se fosse oggetto. L'ateo non cade mai, perchè lui ha sempre
ragione. Chi non crede in Dio non commette peccati. Cadere è però
distaccarsi dal vero. Se io mi tratto come fossi un oggetto non servo
alla verità che io sono. Commetto peccato. Così verso Dio.
Un ateo riesce a fare tutto ciò che vuole. E' inutile quindi parlare
con gli ingeqneri della genetica, non credenti, e dire non fate queste
cose con l'uomo. Se non accettano l'atto della creazione è tempo
perso. Non sono "madre dei Maccabei".
La libertà per la verità è umiltà. Chi non
accetta l'atto della creazione non può essere umile. E' come è,
e basta.
Tutto ciò che abbiamo detto ci mostra Dio come creatore ma non
ancora come padre. Ma che differenza c'è tra creare e generare.
Solo quando sto di fronte ad una realtà che io non posso produrre
ma alla quale posso in un certo modo trasmettere qualcosa di me stesso,
la mia vita, posso parlare di generazione. Il generato è simile
al generante, come il figlio è simile al padre. Anzi nell'umanità
è uguale al padre. Non posso invece dire che la penna è
simile a chi l'ha pensata. Generare vuol dire dare qualcosa di se stesso
all'altro fino a tal punto che il generato è comprensibile solo
attraverso il generante, e viceversa. Il padre è comprensibile
grazie al figlio, e viceversa.
Se è così non posso dire che mio figlio è prodotto
da me. Quando genero io mi offro, mi dono all'altro. Insieme alla moglie
ci offriamo al figlio. L'ingegnere non si offre alla penna. La paternità
è quindi. risposta alla chiamata. Uno chiama e uno risponde. In
questo senso la paternità è una responsabilità..
Noi invece siamo creati da Dio. Cioè noi non siamo uguali al Creatore.
La natura di Dio è diversa da quella dell'uomo. Questo è
creare. Ma non possiamo ancora. dire che Dio è Padre. Dio non è
mai chiamato Padre nell'Antico Testamento. Si parla sempre di Signore,
Creatore. Se Dio è padre deve generare. Se vuole che noi. conosciamo
Lui come Padre dovrebbe rivelarci la Sua vita intima. Quando io mi rivelo
agli altri in un modo delicato io "rivelo la mia vita intima".
Così Dio. E la Fede ci dice che Dio si è rivelato. Nella
incarnazione Egli ha rivelato lo vita intima, cioè la Trinità.
Si è mostrato come un padre che genera il figlio.
Il Figlio è generato, non creato. In Dio il dono della paternità
è così perfetto che ciò che genera è identico
a Lui. Noi non possiamo. Noi sappiamo dall'incarnazione tutto ciò
che il Padre disse:"Io posso rivelare tutto ciò che so di
mio Padre; Io e Lui siamo una sola cosa". Questa vita intima di Dio
è primordiale. Dio in sè prima è Padre e poi creatore,
anche se noi Lo conosciamo prima come Creatore che come Padre. Cristo
sempre distingue; dice mio Padre e vostro Padre. Non dice mai nostro Padre.
Perchè? Perchè noi siamo creati. Ma Cristo assumendo il
corpo umano ha fatto si che noi siamo diventati figli,
Siamo assunti in Cristo e per Cristo, e per tale motivo possiamo rivolgerci
a Dio Creatore con il nome di Padre. Grazie alla mediazione di Cristo.
Così noi entriamo nella vita intima di Dio, nella Trinità.
Gira la testa a pensare che il corpo u mano è già presente
nella Trinità. Cristo era presente fin dall' inizio: prima che
il mondo fosse IO Sono. Ciò scandalizzò gli ebrei, perché
Sono è il nome di Dio.
Nell'incarnazione si rivela la paternità di Dio, ma in essa pensiamo
a quale ruolo riveste la maternità di Maria. Senza la maternità
di Maria sarebbe impossibile la rivelazione della paternità di
Dio. La maternità in un certo senso rivela la paternità.
L'uomo diventa consapevole di essere padre quando sa che la moglie è
diventata madre. La maternità di Maria è molto di più
della rnaternità nostra. La Sua è una maternità rivelante
la paternità di Dio.
Nella caduta allora il Creatore grazie al Cristo si comporta come il padre.
Egli aspetta, è paziente. Lui continua a pensarmi, è fedele.
Posso ritornare, e posso cancellare anche la mia caduta. L'essenza della
paternità è il perdono. Il padre sempre perdona.
Io mi distacco da Dio, ma Egli dentro di me è presente. Chi si
dona all'altro ma non è presente in sè compie un inganno.
Dio è presente nell'uomo. S. Agostino dice che Dio è intimo
in me. Quindi io posso distruggere il mio intimo distaccandomi da me stesso,
ma il mio intimo è abitato anche da Dio, e Lui mi aspetta. Questa
è la paternità del Creatore. Qui c'è tutta la nostra
speranza anche. Pensiamo alla parabola del figliol prodigo. Lui si tratta
come fosse un oggetto, si stacca dal padre,.ma nell'intimo ripensa alla
casa paterna. Lì il padre lo aspetta, da sempre.
Ciascuno di noi ha un nome e un cognome, che proviene sempre dal padre.
Con il cognome io dico da chi sono generato. Posso andare lontano, ma
"il cognome" rimane sempre.
Rientrando al Padre io rientro nella Trinità. Quindi la paternità
di Dio ci rivela che la nostra casa paterna, il nostro cognome, è
dalla Trinità. Ogni casa ha la sua tradizione, senza la quale non
si sa chi si è. La tradizione propria dell'uomo è quella
della Trinità. E la tradizione della Chiesa comincia dalla Trinità.
Quindi dalla creazione e dalla incarnazione ci è dato di chiamare
Dio col nome di Padre. E qui si potrebbe anche pensare alla tradizione
propria della Chiesa. Per questo ora pensate al racconto della madre dei
Maccabei.
|