|
MARIA MADRE DI TUTTI I VIVENTI
Conferenza tenuta da prof. Gianfranco
Morra alla Scuola di Cultura Cattolica - Bassano del Grappa, l'8 febbraio
1988
(Trascrizione non rivista dal relatore)
Se vi è una figura, nella storia
della salvezza, che incarna in proprio e in maniera eminente l'esperienza
delle fede, questa è 1'umile fanciu1la di Nazareth Maria. Della
totale fiduciosa gioiosa accettazione del volere divino Maria è
l'esempio più grande e più pieno. Per questo - mi sembra
- una riflessione sulla Madonna può essere salutare e sollecitante:
tra Cristo, il Verbo incarnato, la Parola di Dio divenuta carne, e la
Chiesa, erede e custode di questa parola, veicolo necessario della salvezza,
tra Cristo e la Chiesa noi troviamo Maria: la sua fede è il modello
della fede nostra e della Chiesa.
Ma vi è un'altra ragione, che richiede una riflessione continua
su Maria, una continua preghiera a Maria: ed è la situazione davvero
difficile e tragica dell'uomo in una società come la nostra, la
quale svuota con la miseria intellettuale e morale il suo allontanamento
da Cristo, da Maria e dalla Chiesa. Non possiamo nascondercelo: la società
nostra non è più cristiana come quella del passato. E' una
società che troppo spesso ha voltato le spalle a Gesù; è
una società. "secolarizzata", come si esprimono gli uomini
di cultura; è una società - possiamo dire più semplicemente
- che nega i valori del cristianesimo e pretende di fare a meno di Dio
e della sua legge.
Ed è appunto in riferimento a questa società, immorale e
malsana, che Maria riesce a indicare un modello per un recupero dei valori
religiosi e della convivenza umana pacifica. Maria ci insegna che non
sull'odio o sulla lotta di classe, non sui conflitti tra padri e figli
o tra maestri e scolari è possibile costituire una convivenza sociale,
ma solo sul rispetto della persona e della natura, in quanto scopriamo
nell'altro non uno strumento da sfruttare o un ostacolo da eliminare,
ma il fratello da amare. E il prossimo nostro in tanto ci è fratello,
non solo in quanto Cristo ci ha reso tali ma anche perchè abbiamo
una madre comune, Maria, madre di tutti i viventi.
Nella storia della salvezza Maria occupa un posto privilegiato ed emergente.
La salvezza, ben 1° sappiamo, è tutto in Cristo e da Lui, l'Uomo
- Dio, tutto deriva.. Nessuno ha mai preteso di porre Maria sullo stesso
piano di Cristo. Me fra le figure totalmente umane della storia della
salvezza, la prima non è un maschio, per quanto grande possan essere.
Noè salva l'umanità dal diluvio, Abramo è il padre
dei credenti, Mosè riceve le tavole delle Legge, Giovanni Battista
prepara le vie del Signore, Pietro ne riceve l'eredità.
Sono, tutte queste, figure grandissime e luminose, essenziali per la storia
della salvezza. Ma la figura femminile di Maria è assai più
grande. Ella è, in senso proprio, lo strumento primario della redenzione,
poichè in Lei Dio ha deciso di assumere forme umane.
Lo hanno intuito i potenti versi di Dante:
Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'eterno consiglio,
tu se' colei che l'umana natura
nobilita sì, che'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura. (Par. XXXIII, 1-6)
Ciò è chiaro sin dall'inizio del Nuovo testamento. L'angelo
annuncia a Maria che dovrà partorire il Redentore del mondo. E'
un prodigio inatteso; che riempie la Vergine di stupore. Eppure Maria
accoglie questo annuncio con fede gioiosa e trepida:
"Ecco l'ancella del Signore; si faccia in me secondo le tue parole"
(Lc 1,38).
Questo "si faccia" di Maria è il tramite della salvezza:
come Dio Padre,con un fiat, aveva creato il mondo dal nulla (Gen. 1,2
ss.), come Dio Figlio, con un "fiat', accetterà sulla croce
il sacrificio di redenzione del genere umano (Mt 26, 42), così
il "fiat" di Maria, nella pienezza dei tempi, dà inizio
all'atto più importante della storia della salvezza
Assai giustamente le Costituzione conciliare su "La Chiesa"
(Lumen gentium 54) che si conclude con un meraviglioso capitolo dedicato
alla Madre di Dio, indica come Maria occupi il primo posto vicino al Cristo,
in quanto fu la più umile delle creature.
Per questo Maria, che è la più alta nella gloria fra tutti
gli umani, è anche la più vicina a tutti noi. Maria è,
secondo le parole del concilio, "Colei, che nella Chiesa occupa,
dopo Cristo, il posto più alto e più vicino a noi."
V'è tra il Vecchio Testamento e il nuovo, un misterioso e mirabile
accordo. Come Adamo ha peccato e, in lui, tutto il genere umano, così
Cristo, il nuovo Adamo, assume su di sè il peccato e redime l'intera
umanità; come Abramo ha creduto a Dio anche quando gli ha chiesto
la vita del figlio ed è stato chiamato perciò "padre
della fede", così Maria diviene, col suo sì alla grazia
divina, la "madre della fede"; come Eva è la madre di
tutti i viventi nel peccato, così Maria è la madre di tutti
i viventi nelle salvezza; come un albero è stato lo strumento del
peccato, così un albero,la croce, sarà lo strumento della
redenzione.
La risposta di Maria all'angelo contiene in sè i caratteri essenziali
della fede e rappresenta il compimento della profezia annunciata, subito
dopo la caduta, da Dio al serpente:
"Una donna ti schiaccerà il capo" (Gen3, 15). Una lampante
verità è chiara sin dall'inizio e il "Magnificat",
con gioiosa esaltazione, la riassume in densa e delicata sintesi: Maria
ha trovato grazia davanti a Dio (Lc 1, 30) il Signore è "con
lei" (Lc 1, 23) e lo Spirito Santo verrà "sopra di lei"
(Lc 1, 35); Maria è "benedetta fra le donne"(Lc 1, 42)
in quanto l'Onnipotente ha fatto in lei "grandi cose" (Lc 1,
49); tutte le generazioni la chiamano 'beata" (Lc 1, 48), in quanto
Ella, 1' "ancella del Signore" (Lc 1, 38, 48), ha "creduto"
(Lc 1, 45). Tutto parte da Dio, tutto è grazia; nessuna pretesa,
da parte della Madonna, di indipendenza o di autonomia.
Non si dovrebbe dimenticare che il peccato, di Eva e di Adamo, fu un peccato
di orgoglio, fu la pretesa di " diventare come Dio" (Gen 3,
4). L'attegiamento di Maria, che incarna la fede, è invece una
lezione di umiltà e disponibilità. Ella non vuole essere
padrona ma "serva" (così come Cristo ha deciso di essere
il "servo sofferente di Dio"). Ma questa disponibilità
di Maria non deve essere intesa come passività.
Maria, come, del resto tutte le figure di donna del nuovo Testamento,
esercita una funzione attiva e vivace all'interno della economia della
salvezza. E' stato giustamente osservato che le figure femminili, nel
dramma cristologico, sono presenti nei momenti essenziali e più
forti. Sembra quasi che la donna riesca, più dell'uomo, a svelare
il mistero. E' la samaritana che reca al villaggio l'annuncio della salvezza
(Lc 4, 39); sono Marta e Maria, sorelle di Lazzaro, che ne invocano la
resurrezione (Jo 11, 17) e raffigurano la necessità di superare
la vita attiva nella preghiera e nella contemplazione (Lc 10, 38 ss. Jo
12, 2 ss); sono delle donne, che scoprono il sepolcro vuoto e annunciano
la realtà della Resurrezione (Mt 28, 1 ss.; Mc 16, 1 ss.;Lc 24,
1ss.; Jo 20, 1 ss.).
Anche Maria è presente nei momenti essenziali del dramma di Gesù,
non come passiva spettatrice, ma come attiva partecipe. Il primo miracolo
di Gesù, alle nozze di Cana, la vede intervenire direttamente:
"fate tutto quello che egli vi dirà" (Jo 2, 5); quando
il Redentore viene crocifisso, e tutti i discepoli fuggono, ai piedi della
Croce, insieme con Giovanni e altre due donne, è Maria e, con lei,
la Chiesa tutta che viene associata al sacrificio di Cristo (Mt 27, 56;
Mc 15, 40; Jo 19, 25); quando, poi, nella Pentecoste, lo Spirito Santo
consacra la nascita della Chiesa, Maria è presente in mezzo ai
discepoli (At 1, 14).
Tra Cristo e la Chiesa, infatti, noi troviamo
Maria. La riflessione dei Padri e dei Dottori su Maria non ha avuto esitazioni
in merito. Maria precede la Chiesa in ogni suo momento: vicina al Cristo
bambino, vicina al Cristo docente, vicina al Cristo morente, vicina al
Cristo glorioso. Per questo il Concilio Vaticano II ha affermato che Maria
è, insieme, membro e madre della Chiesa (Lumen gentium, 53). Con
singolare coerenza, i padri Conciliari si sono ricollegati alla tradizione
cattolica, la quale ha sempre collocato Maria tra il Redentore e la chiesa.
Si pensi per fare solo due esempi, alla precisa affermazione di S. Bernardo,
così sensibile alla figura della Madonna da essere definito "Doctor
Marianus": "Maria inter christum et ecclesiam costituta"
(" Maria sta nel mezzo tra Cristo e la Chiesa"; Dom. infra Assumptionern,
5, in PL 183, p.432°); si pensi, ancora, alla insolita e pregnante
espressione di Ermanno di Tournai (un teologo francese del XII secolo),
il quale chiama Maria "collum Ecclesiae" ("il collo della
Chiesa; in De incarnatione! in PL 180, pp. 29 d - 30 a): tra il Capo,
Cristo, e le membra, la Chiesa, è, appunto, Maria.
Questa presenza intima ai momenti più importanti della vita del
Cristo va compresa all'interno della storia della salvezza, di cui Maria
è elemento fondamentale, al punto da essere definita "corredentrice".
Questa parola ("corredentrice") non significa, come è
chiaro, redentrice alla pari con Cristo o a fianco di Cristo; significa,
invece, redentrice all'interno del sacrificio di Cristo, per volontà
di Dio e in funzione di Cristo. Lo affermò, con notevole efficacia,
Paolo VI, quando chiuse con un discorso la Terza Sessione del Concilio
Vaticano II (22 novembre1964): "Mariam ad Cristum totam spectare"
(Maria è tutta in funzione
di Cristo).
Anche i dogmi su Maria, che la Chiesa ha definito, hanno un chiaro profondo
significato entro questo riconoscimento del ruolo corredentore di Maria.
Quando Pio IX, l'8 dicembre 1854 promulgò il dogma della Immacolata
Concezione, sottolineò nella definizione il riferimento a Dio della
totale innocenza di Maria, unica fra i viventi: "Nel primo istante
della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio Onnipotente,
e in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano,
la Vergine Maria fu preservata ed esente da ogni macchia di colpa originale"
(Denzinger 1641). L'esenzione dal peccato originale riguarda Maria in
relazione a Cristo, il quale la salva in anticipo per potersi incarnare
in lei.
Quando poi, Pio XII, forse il più grande Pontefice Mariano, promulgò,
l'1 novembre 1950, il dogma della Assunzione in cielo di Maria, indicò
con chiarezza le ragioni di questo privilegio: "Al termine della
sua vita terrena, l'Immacolata, Madre di Dio, Maria sempre Vergine è
stata presa in cielo corpo e anima nella gloria celeste". E' Maria
che è assunta in cielo; ma è assunta in quanto è
stata la madre di Dio . (Denzinger 2333)
Questo ruolo primario di Maria nella storia della salvezza é stato
riconosciuto pienamente in tutta la storia della Chiesa. Maria e associata
in primo luogo nella redenzione del genere umano. Ci sia consentito di
indicarlo con la lettura di un inno, che venne composto da uno sconosciuto
durante il Concilio di Efeso (431). In questo Inno la figura di Maria
emerge con potenza nel suo ruolo di corredentnice:
Noi Ti salutiamo, Maria, Madre di Dio,
Tesoro venerabile del mondo intero,
Luce mai spenta........
Tempio mai distrutto, che contiene l'incontenibile,
Madre e Vergine....
Per te la Trinità è santificata.
Per te la croce è venerata nel mondo intero,
Per te il cielo è nella gloria,
Per te gli angeli e gli arcangeli si rallegrano,
Per te i demoni sono scacciati,
Per il diavolo tentatore è precipitato dal cielo,
Per te la creatura decaduta è innalzata al cielo,
Per te il mondo intero, posseduto dall'idolatria, è giunto alla
conoscenza della verità.
Per te il santo battesimo giunge a coloro che credono,
Per te l'olio dell'esultanza,
Per te le chiese sono state fondate nel mondo intero,
Per te i popoli sono stati condotti alla conversione, (in PG 77. p. 992
b-c)
Luminoso insuperabile esempio di fede
come disponibilità perfetta, Maria. Ma quanto sono lontani da lei
i tempi in cui ci è data di vivere! L'uomo contemporaneo, sovente
lontano dalla fede, è indisponibile. Esso non inserisce la sua
fede nel disegno divino, ma lo rifiuta e pretende dì costituire
una società perfetta con le sole proprie forze, vuole una morale
senza religione, crede ciecamente in divinità pestilenziali e nefaste,
come la razza e il sesso, la nazione e la classe, il progresso e il benessere.
La natura non è più per lui il riflesso della luce divina,
il prossimo non e più un fratello. Come la fede di Maria era la
disponibilità perfetta al volere divino, così le utopie
dell'uomo contemporaneo ripropongono la superbia del serpente: "sarete
come Dio, conoscitori del bene e del male" (Gen 3; 4). Non v'è
bisogno di criticare queste empie pretese dal punto di vista del cristianesimo.
Basta rivolgere all'uomo secolarizzato una domanda: "Hai veramente
ottenuto ciò che pretendevi?" E la risposta è nei fatti.
Mai l'umanità, nel corso della sua storia, ha attraversato una
crisi così radicale come oggi. Il pericolo atomico si associa alla
catastrofe ecologica; la società cosidetta permissiva, che avrebbe
dovuto ridurre la violenza e l'aggressività, sperimenta invece
dovunque delinquenza e oppressione; fenomeni distruttivi della vita, come
suicidio e psicopatia, alcolismo e droga, sono in continuo aumento; le
manipolazioni genetiche e l'eutanasia violano e distruggono la vita al
suo inizio ed al suo compimento; prostituzione e pornografia dilagario
insieme con una idelogia erotistica; il consumisrno e il cosidetto benessere
creano larga infelicità ed esplosioni egoistiche; la famiglia soprattutto,
soffre di una crisi radicale, da quando la mentalità edonistica
ha fatto prevalere i suo modelli e da quando il divorzio ha ridotto il
matrimonio da sacramento e dono a contratto superficiale e solubile.
Basterebbe pensare agli squilibri del femminismo radicale, il quale distrugge
quella reale difesa della dignità della donna, che la civiltà
cristiana -unica al mondo- aveva compiuto e propone una convivenza umana
edonistica ed egoistica, dato che questo tipo di femminismo, come è
ormai chiaro, non vuole una famiglia diversa, ma vuole la distruzione
della famiglia. Era, pertanto, del tutto naturale l'ostilità del
femminismo nei confronti della figura della Madonna, essa che è,
insieme, Vergine e Madre, proprio le due cose che le femministe rifiutano.
Si pensi, ancora, all'anarchia dei giovani, che li distoglie dai loro
doveri essenziali di studio e di lavoro, di altruismo e di generosità,
per proporre loro un ideale di contestazione conformistica o di egoismo
individualistico, che blocca la loro maturazione ideale e ne fa dei ribelli
o degli indifferenti. Si pensi, infine, al flagello dell'aborto, vero
e proprio assassinio legalizzato di chi non può difendersi da parte
di chi in genere è mosso da finalità di piacere e benessere.
Se v'era bisogno di avere una prova della crisi della cosiddetta morale
laica, il nostro tempo la offre ad abundantiam. L'allontanamento dalla
fede di Maria non ha certo giovato all'uomo contemporaneo. Dobbiamo, però,
anche riconoscere che si notano, dovunque, nei giovani come negli adulti,
nelle donne come negli uomini, forti esigenze di recupero e di riprese.
La religione, sia pure lentamente, riconquista spazio nell'animo dell'uomo
contemporaneo, inaridito dall'indisponibilità e dall'egoismo.
Di questo recupero Maria rimane il modello più grande. E' certo
per questo che il concilio Vaticano Secondo prima (cfr. Lumen Gentium,
6-7) Paolo VI poi (cfr. le Esortazioni apostoliche Christi Matri,15.9.66,
e Marialis cultus, 2.2.74), Giovanni Paolo II infine (cfr. la vasta Enciclica
Redemptoris Mater, 25.3.87) hanno non solo raccomandato la riflessione
sulla figura della Vergine, ma anche la ripresa e l'approfondimento del
culto di Maria. Non a caso il culto della Vergine ha ottenuto espressioni
elevatissime di spiritualità: si pensi alle raffigurazioni pittoriche
e alla musica mariana, alle preghiere e ai vespri di Maria. Forse che
ciascuno di noi, se pensa alla prima educazione religiosa ricevuta dai
genitori e dai sacerdoti non ricorda il culto mariano come uno dei momenti
più profondi della propria formazione
interiore?
Ma forse l'esempio più significativo viene dal Rosario. Il rosario,
come è noto, è una preghiera presente in molte religioni,
come l'induismo e l'islamismo. Nella nostra civiltà cristiana il
rosario è una realtà vissuta sin dal XII secolo, per opera
di molti religiosi, fra i quali primeggia S. Domenico. Per molti secoli
il rosario è stata una preghiera privilegiata e assai presente
nella vita devozionale cristiana, al punto che il papa Gregorio XIII istituì,
nel 1573, la Festa del Rosario, fissando come data il 7 ottobre, anche
in ricordo della vittoria di Lepanto.
E' solo negli anni che seguono il Concilio Vaticano Secondo che la devozione
del rosario incontra difficoltà, al punto che se ne riduce, se
non proprio se ne proibisce, la pratica. Ora tutto ciò è
accaduto non già nel solco del Concilio, ma contro le decisioni
del Concilio, il quale ha dedicato alla Madonna una parte della prima
Costituzione Conciliare nell'intento di purificare il culto della Vergine
da sentimentalismi torbidi e da astratti meccanicismi, ma non per metterlo
da parte, anzi per dargli maggior vigore.
Il rosario, ovviamente distinto dalla celebrazione eucaristica di cui
può essere utile preliminare, è una forma completa di preghiera,
in quanto in essa sono coinvolte tutte le facoltà dell'uomo. Nel
rosario i tre aspetti dell'uomo, senso anima spirito, sono implicati armoniosamente
nella preghiera, come è stato mostrato da non pochi fenomenologi
della religione: la sensibilità, legata al corpo, si esprime nella
palpazione dei grani rotondi, simbolo della perfezione; l'anima viene
cullata dall'onda della preghiera ripetuta e dalle armoniche scansioni
degli intervalli in una sorta di ginnastica psichica, che dona serenità
e pace; lo spirito si concentra sulla comprensione intellettuale dei quindici
misteri, che sono gli archetipi dell'esistenza cristiana incarnata nel
suo esemplare perfetto. In tal senso, le litanie lauretane che seguono
la recita del rosario, definiscono gli attributi esemplari di Maria come
modello della vita in Cristo.
Il rosario non è ripetizione senza senso, non è (come pure
è stato detto) la banalizzazione della preghiera. Esso è
la sintesi e il progetto di una vita completa e attiva che cerca un esemplare
e un sostegno. Di esso ha bisogno l'uomo contemporaneo non già
meno, ma più dell'uomo del passato. Esso si rivolge alla Santissima
Vergine, in quanto sa che ha bisogno della sua protezione e del suo aiuto
per recuperare quella fede, di cui Maria è l'esempio più
alto. Per questo la nostra parola conclusiva non può essere che
di speranza. Lo scritto più terribile del Nuovo Testamento, l'Apocalisse,
descrive la miseria della fine dei tempi, quando le due potenze demoniache,
le due "bestie", lo stato assoluto e la sua propaganda antireligiosa,
sembreranno trionfare. Eppure, anche in quel momento tremendo, è
una donna che viene a ridare speranza al genere umano.
Poi un gran segno apparve dal cielo: una Donna rivestita di sole, con
la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle. Era
incinta e gridava per le doglie del parto e le angosce nel dare alla luce.
Intanto apparve un altro segno nel cielo: un grande dragone, dal colore
del fuoco, con sette teste e dieci corna e sette diademi. La sua coda
trascinava la terza parte delle stelle del cielo e le precipitò
sulla terra. Poi il dragone si pose davanti alla donna che stava per dare
alla luce, per divorare il figlio appena fosse nato. Ella diede alla luce
un figlio maschio, destinato a pascere le nazioni con una verga di ferro
e suo figlio fu rapito verso Dio e al suo trono" (Ap 12, 1-5).
Il simbolismo è abbastanza chiaro: la donna è, insieme,
Maria e la Chiesa, Maria come madre della Chiesa e primo suo membro. Il
sole che la riveste di luce è il Cristo, le stelle sono le virtù
della Vergine e, per la chiesa, i dodici apostoli; la luna sotto i piedi
indica il trionfo su tutto ciò che passa e non dura. Questa donna,
la Chiesa come Maria, soffre le doglie del parto. Contro di lei si scaglia
il Demonio, il potere del Male, ma non può impedire che Maria partorisca
il Salvatore, che la Chiesa salvi il genere umano. Il Salvatore trionferà
sulla morte con la resurrezione.
Questa certezza del finale trionfo del bene illumina il nostro impegno
di cristiani anche in una società come la nostra, che non è
più, a maggioranza, cristiana. Ci conforta la consapevolezza che,
quando scende la sera, non siamo soli; è con noi, sino alla fine
dei secoli, Cristo, nostro Padre e Fratello; è con noi la Vergine
Santissima, che della fede è il modello esemplare, insuperabile,
e più alto.
|