|
LE RADICI CULTURALI DELL'EUROPA
Conferenza tenuta da dott. Krzysztof
Zanussi alla Scuola di Cultura Cattolica - Bassano del Grappa, il 2 ottobre
2002
(Trascrizione non rivista dal relatore)
Il tema delle radici dell'Europa suggerisce
a me, mitteleuropeo, una osservazione un po' pedante sulla terminologia
che di solito si usa.
Per riferirsi ai paesi quali la Polonia si usa l'espressione "Paesi
dell'est": niente di male, se fosse veramente un'espressione geografica
ma non è così.
Geograficamente è sbagliata: ad esempio, Norvegia e Svezia sono
molto più ad est della Polonia.
Inoltre l'espressione sembra ratificare il famigerato accordo di Jalta;
tanto è vero che non era utilizzata prima del secondo conflitto
mondiale.
Spesso questa espressione è stata usata per designare, in realtà,
i paesi sotto l'influenza di Mosca. Da almeno dodici anni questo status
non è più valido; e la nostra diplomazia tenta di evidenziarlo
da qualche anno.
La vera divisione dell'Europa è una divisione spirituale tra l'Europa
latina e quella bizantina. Noi siamo latini come voi: fummo divisi nella
seconda guerra mondiale, ora torniamo alla normalità, l'Europa
occidentale si riunisce.
In quanto all'Europa bizantina, che io comunque stimo ed ammiro, essa
è l'altro polmone dell'Europa, e può completarla, come ha
detto il Papa. Strana eccezione costituisce la Grecia, che pure essendo
paese di cultura bizantina è considerata parte integrante dell'Europa
occidentale.
L'Europa orientale non è arrivata al grado di benessere dell'occidente;
del resto il benessere, la ricchezza non sono caratteri distintivi di
un popolo; basti pensare agli svizzeri, che per tanti secoli sono stati
la nazione più povera d'Europa. Prima dell'ultimo conflitto mondiale
in Polonia il tenore di vita era pari a quello della Spagna
.
In conclusione, l'aspetto economico è passeggero e non può
essere indicato come una reale discrepanza tra i due polmoni dell'Europa.
In quanto all'Europa orientale, noi polacchi sentiamo con chiarezza che
essa può essere avvicinata a Platone, mentre l'occidentale ad Aristotele;
c'è un substrato filosofico diverso, una diversa concezione della
vita, anche nelle persone più umili.
La differenza sta nel rapporto tra la materia e lo spirito, riflessa ad
esempio nel concetto di proprietà. Per noi occidentali la proprietà
è sacra, inviolabile; in altre culture, tra cui la bizantina, la
proprietà è un'usurpazione, poiché tutte le cose,
i campi, i boschi, appartengono a Dio. Non per niente i comunisti fecero
leva su questo sentimento!
Forse anche noi possiamo imparare qualcosa da questo atteggiamento di
maggiore distacco dal possesso delle cose. Noi occidentali-aristotelici
riteniamo che lo spirito abbia le sue radici sulla materia; gli orientali
vedono la materia come una gabbia che imprigiona lo spirito.
Tutti sono tentati di essere materialisti, ma in quella cultura si parla
della materia con minor rispetto, c'è una superiore tensione tra
ideale e reale, e si accusa l'occidente di eccessivo razionalismo, di
raziocinante analisi del vangelo.
Noi spesso dimentichiamo un evento importante, avvenuto vicino alla cittadina
di Canossa (NDR: L'imperatore del Sacro romano impero Enrico IV, dopo
la scomunica inflittagli da papa Gregorio VII, trascorse in segno di penitenza
tre giorni nella neve davanti al castello di Canossa per ottenere il perdono
papale. Il conflitto tra il sovrano e il pontefice, noto come "lotta
per le investiture", aveva avuto origine dalla disputa per l'attribuzione
delle cariche ecclesiastiche), che ha cambiato la storia dell'Occidente::
la divisione dei poteri spirituali e civili non è altrettanto sentita,
ad esempio, in Russia. Un vescovo ortodosso russo è visto alla
stregua di un ministro; si rifiuta di criticare il governo, di cui ritiene
di fare parte. Il sacerdote diviene un impiegato dello Stato, e la situazione
si avvicina al cesaropapismo. Lo Stato della Chiesa ha salvato l'Europa
occidentale dal cesaropapismo.
In epoca comunista si studiavano e si spiavano i rapporti in famiglia;
a noi occidentali ciò sarebbe sembrata una grave ingerenza, non
così in oriente.
Oggi l'Europa occidentale si allarga, invitando ad unirsi gli altri paesi
mitteleuropei ed occidentali.
La metropolitana di Varsavia, i cui lavori iniziarono all'epoca del dominio
comunista, non prevedeva la costruzione di ascensori per i disabili. Ora
il progetto è stato varato, ma gli ingegneri russi, che ancora
attendono ai lavori, si chiedono se siamo pazzi a volerli inserire: il
costo è dieci volte superiore che offrire un taxi per ogni spostamento.
Noi occidentali vogliamo offrire pari opportunità, pure con costi
proibitivi ed irrazionali; i russi lascerebbero i disabili al loro destino.
La razionalità non sta solo in occidente
Stalin riteneva che le assicurazioni e le pensioni fossero immorali, e
le abrogò; secondo il dittatore, l'uomo deve guadagnarsi durante
la vita lavorativa la simpatia e la compassione dei figli e/o dei vicini.
Se non lo avrà fatto, da vecchio nessuno lo aiuterà; questa
è vista come una "giustizia non borghese".
Noi polacchi, durante la grande crisi economica degli ultimi dieci anni
di comunismo, ci siamo sentiti vicini al resto dell'Europa grazie ai tanti
camion di aiuti alimentari che gli stati occidentali, tra cui l'Italia,
ci hanno inviato; sono stati superati gli egoismi umani.
I paesi del Baltico e i polacchi sono stati colonizzati dalla Russia nel
19° secolo; ciò ha lasciato una traccia indelebile, tra noi
studenti si gareggiava a prendere i voti peggiori in russo, era un segno
di patriottismo.
Oggi la Polonia è assai migliorata economicamente e nel benessere:
tutti hanno la speranza di un futuro in linea con il resto dell'occidente.
Non sappiamo ancora come usare bene la ritrovata democrazia, né
lo sa fare il resto dell'Europa orientale, quella bizantina: nonostante
i pochi secoli di democrazia ateniese, il dispotico impero bizantino ha
lasciato il segno.
Solo la sinfonia di due parti d'Europa può creare qualcosa di nuovo,
rinnovare l'Europa occidentale che negli ultimi decenni è stagnante,
senza nuove idee; oggi l'Europa occidentale conta le sue perdite, le sue
sconfitte.
L'Europa è risorta dalle sue ceneri per molte volte, come l'araba
fenice: mi auguro che l'entrata nell'Unione degli stati orientali dia
nuovo impulso all'unione.
Per noi il concetto di Europa ha grande importanza, ci entusiasma, è
il programma di una società più giusta, più umana.
Oggi l'Europa occidentale manca di manodopera: l'apertura dei mercati
dovrebbe favorirli, mi sembra che una colf ucraina sia culturalmente più
vicina a noi di una filippina
senza avere niente contro i paesi
asiatici, si intende
Per questo ritengo che entrambi i polmoni abbiano bisogno l'uno dell'altro.
|