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IL DRAMMA DELL'ANNUNCIAZIONE
Conferenza tenuta da prof. Stanislaw
Grygiel alla Scuola di Cultura Cattolica - Bassano del Grappa, il 29 febbraio
1988
(Trascrizione non rivista dal relatore)
1 L'ANGELO E MARIA
L'angelo si è fermato in volo nella
casa di Maria. Sul portale di S. Zeno a Verona ancora frena il suo volo
in un movimento che prende la figura di un ballo davanti alla vergine,
confusa per il sorprendente annuncio: ella infatti era sposa di Giuseppe..
Nel dipinto di Simone Martini, Gabriele sta già annunciando a Maria
quell'Avvenimento che unisce la Storia della Vita della Comunità
che è Dio con la storia temporale della nostra vita. A lei annunzia
il più grande, se così si può dire, Avvenimento per
ambedue le storie.. Dio ha voluto farlo dipendere dal consenso della giovane
ragazza di Nazaret. Per bocca dell'angelo le fa la proposta, la chiama,
prega questa ragazza da Lui designata a divenire Madre del Suo Figlio
"prima della creazione del mondo" (Ef.l,4). Maria accoglie timorosamente
le parole del grande saluto angelico. Esse l'avvertono che deve entrare
in un modo particolare nella Vita Trinitaria di Dio, (lo Spirito Santo
deve abbracciarla in maniera che diventi Madre del Figlio di Dio Padre).
Il corpo di Maria ritirato quasi in se stesso esprime allo stesso tempo
il grande spavento della sua persona e il grande sforzo della sua fede
per riuscire a intravvedere il legame tra la maternità e la verginità
del suo essere Madre di Colui che è Figlia.
I suoi occhi, immersi nell'eternità, lentamente si abituano al
tempo. Molte cose ella sapeva sul Messia dal grido dei profeti, che lo
scongiuravano di fendere i cieli e di scendere. Insieme a loro Maria Lo
aspettava, vedendo in Lui il Compimento della Divina Saggezza, che dimora
nell'eternità, nel tempo. Lo aspettava con fede profonda. Ma l'angelo
la fa entrare in una situazione che esige da lei una fede ancora più
grande. Infatti egli le annuncia che è proprio lei, "Vergine-Madre",
"Figlia del suo Figlio", ad essere "termine fisso d'eterno
consiglio" (Paradiso, XXXIII).
Dentro di noi tutto parla di Dio, ma quando egli viene ci sorprende e
ci sollecita a una più grande fede capace di riconoscerlo.
L'angelo scolpito da Donatello ripete alla Vergine con delicata insistenza
tutto ciò che egli ha udito da Dio, mentre lei, lì accanto,
piena di dignità, cerca di non perdere nulla del messaggio e di
comprenderlo propriamente. Nemmeno l'angelo infatti sa in che modo tutto
ciò che sta annunciando si sarebbe realizzato; egli ripete le parole
udite, ma dalla espressione del viso si intuisce che non riesce a penetrare
nella loro profondità.
In Giotto Maria sta già accogliendo Colui in cui ha creduto. L'angelo
fissa gli occhi su di lei, su questo miracolo della Vergine che attraverso
l'atto della fede riceve il seme divino, su questo miracolo della Madre
del Signore dell'universo. La terra incolta, che era l'uomo, si trasforma
nella terra fertile sulla quale Dio stesso lavorerà, soffrendo
con lui e aprendogli la via verso la sua divina beatitudine.
Maria si inchina in docile meditazione. Con le mani abbraccia il suo segreto,
che è il Mistero di Dio. D'ora in poi ella custodirà nel
tempo questo Pensiero generato da Dio e spuntato, attraverso la fede,
nel suo grembo materno. Maria accompagnerà il Figlio sino alla
fine. Con lo stesso gesto di madre lo abbraccierà sotto la croce,
quando sulle sue ginocchia distenderanno il suo corpo.
Il "Fiat mihi!" di Maria ha espresso l'armonia della Figlia
matura di Dio con il "Fiat" dell'eterno progetto che crea il
mondo e l'uomo. Il "Fiat mihi!" si accorda quindi con la più
profonda identità della persona umana, quella identità che
i profeti intravvedevano, ma che nella sua piena Verità è
stata colta dalla fede verginale di Maria. Tutti, più o meno consapevolmente,
camminiamo sulla strada messianica, seguendo colei che è stata
chiamata Regina dei profeti. Ella ci attira e ci solleva in alto.
"Fiat mihi!" Maria con lo stesso atto della fede con cui riceve
Dio nel suo grembo, Gli dà il corpo umano. Da questo momento in
avanti il corpo umano è presente nella Vita interiore della Trinità.
E grazie a ciò, nella Comunità delle Persone Divine ci viene
svelato il luogo dove la persona umana si sente di essere a casa. La sua
situazione di "essere senza tetto" finisce lì, a Nazàret,
nell'ora dell'Annunciazione.
Nel dipinto di Giotto la conoscenza della verità del corpo umano
- quella conoscenza che ci sarà data nella Resurrezione quando
il nostro corpo uscirà dall'essere chiuso in se stesso e verrà
aperto al Pensiero Divino che da sempre ci plasma - irradia da quell'inchinarsi
di Maria verso il proprio corpo nel quale Dio è stato concepito,
irradia da quell'incrociarsi delle mani sul grembo nel gesto di comprendere
amorosamente un tesoro che è da custodire.
In questo quadro Maria guarda lontano, al di là del mondo, al di
là delle regole che in esso dominano. In lei queste non ci sono
più, ma esse rimangono accanto a lei; Maria comincia a soffrire
su misura della sua diversità dal mon o - su misura della sua libertà.
Il mondo non la comprenderà mai. E' evidente! Ma la comprenderanno
almeno coloro che le sono vicini? Avranno abbastanza fede da poter perseverare
accanto a lei, che dall'ora dell'Annunciazione non è più
comprensibile se non attraverso la fede? Giuseppe... Come egli si comporterà?
Lui, "l'uomo giusto" (Mt.l,19), sarà in grado di credere
alle sue parole, in un argomento così delicato? Crederà
nel Mistero del suo segreto? nel mistero presente nel suo essere? Lei
infatti potrà dirgli solamente che Ciò è avvenuto,
ma non sarà in grado di spiegargli come tutto ciò era possibile.
L'angelo stesso non lo comprende. Da chi andare allora per primo? Poiché
è necessario che vada da qualcuno degli uomini.
Maria si è ricordata delle ultime parole di Gabriele, quelle che
hanno dissipato in lei ogni perplessità. Per lei esse erano un
segno, compreso il quale ella ha risposto senza esitare il "fiat
mihi!": Vedi, anche Elisabetta, tua parente nella sua vecchiaia,
ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti
dicevano sterile; nulla è impossibile a Dio. Allora Maria disse:
'Eccomi, sono serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto' (Lc.l,36
- 38).
L'angelo partì e lei rimase sola con questo segno che le sarebbe
servito anche a indicarle dove per primo avrebbe dovuto andare.
2 MARIA ED ELISABETTA
Dopo la partenza dell'angelo incominciarono
giorni difficili per la ragazza di Nazaret. Con chi parlare? Bisogna avere
qualcuno da chi poter andare. Da Giuseppe? Troppo presto. D'altra parte
che cosa avrebbe potuto dirgli?
Nel suo annuncio a Maria l'angelo aveva accennato ad Elisabetta. Ora Elisabetta
aveva bisogno di aiuto. Sì, è sempre così che da
coloro che hanno bisogno di noi si trova ciò di cui più,
in quel momento, abbiamo bisogno; possiamo risolvere i nostri problemi
aiutando gli altri.
"In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse
in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò
Elisabetta" (Lc.l,39-40).
Al saluto di Maria per primo rispose... Giovanni nel grembo di Elisabetta.
"Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò
nel grembo (Elisabetta aggiunse:"di gioia"). Elisabetta fu piena
di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: 'Benedetta tu fra le donne
e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio
Signore venga a me?' " (Lc.l,41-43.44). Elisabetta riconosce in Maria
la Madre del suo Signore grazie a Giovanni., da lei concepito nella sua
vecchiaia e in circostanze piene di segni e di fede. C'erano tanti e tali
segni che "tutti i loro vicini furono presi da timore" e "serbavano
in cuor loro" queste cose così difficili, domandandosi "Che
sarà mai questo bambino?" (Lc.l,65-66).
Fin dal seno di sua madre Giovanni dà testimonianza a Colui, esistendo
verso il quale, l'uomo diventa se stesso.
Giovanni: l'uomo, appena concepito, già è profeta.
Ogni bambino concepito esiste profeticamente nel grembo della madre. E'
necessario prestare ascolto a ciò che egli dice, perché
dice cose essenziali, non esprimibili con le parole da noi conosciute.
L'uomo, appena concepito, parla con i sussulti pieni di gioia, che rallegrano
coloro per i quali "ad-viene".
S. Luca ci ha salvato un dialogo meraviglioso tra bambini appena concepiti.
Essi inseriscono nel loro dialogo gli uomini già nati, indicando
Colui che è Principio e Fine della persona umana. Giovanni sussulta
di fronte al Figlio di Dio. Ciò significa che egli esiste verso
di Lui, esiste quindi già in un modo spirituale, anche se ancora
non funziona come esigono le strutture della vita sociale. Se lo avessero
eliminato da questo mondo, le stesse strutture sociali sarebbero languide,
e tali esse diventano con la morte inflitta ad ogni uomo concepito. Le
strutture sociali non hanno senso prive dell'esistenza spirituale dell'uomo.
E l'uomo esiste spiritualmente fin dall'inizio, cioè dall'istante
del concepimento. Anzi, egli parla delle cose essenziali ancora infinitamente
prima. "Mi fu rivolta la parola del Signore: 'Prima di formarti nel
grembo materno, ti conosceVo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo
consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni'" (Ger.l,4-5).
Ed è per questo che Giovanni proclamava a Zaccaria e a Elisabetta
grandi verità, quando lo aspettavano ancor prima che fosse concepito.
Le proclamava non con la propria forza, ma con quella del Signore di cui
era parola dall'inizio.
Elisabetta riconosce l'identità personale del Bambino concepito
in Maria per mezzo della parola-segno, portatrice di gioia, che per lei
era il sussulto di Giovanni nel suo grembo. "A che debbo che la madre
del mio Signore venga a me? Ecco appena la voce del tuo saluto è
giunta ai miei orecchi il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo"
(Lc 1, 43-44). Solo dopo aver riconosciuto chi era il bambino concepito
nel grembo di Maria, solo dopo aver creduto in Colui nel quale prima aveva
creduto Maria ("E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle
parole del Signore", Lc.l,45), Elisabetta raggiunge una più
profonda conoscenza dell'identità personale del bambino che dimora
nel suo grembo; solo ora Elisabetta conosce meglio il proprio figlio,
quando egli apre il diaologo con il Signore.
Ogni uomo è profeta nel grembo della madre. Con tutto se stesso
egli indica in un modo messianico Colui che da Maria è stato ricevuto.
I primi che devono ascoltare i sussulti profetici dell'uomo appena concepito
sono i genitori. Il bambino, da loro concepito, conduce da Cristo per
primi i genitori, conducendoli da Maria nella quale Egli aspetta ogni
uomo dall'istante del suo concepimento e anche molto prima. I genitori
riscoprono la Persona di Cristo grazie al bambino che aspettano. Essi
La riscoprono attraverso la fede, e in essa riscoprono pure se stessi.
Infatti "nei cieli, in Cristo" Dio "ci ha scelti prima
della creazione del mondo" (Ef.l,3-4).
Non è un meccanismo fisiologico-sociale che, per esempio, nel decimo
oppure nel quarantesimo giorno di gravidanza decide e "crea"
l'identità della persona umana, ma è il Pensiero di Dio
che, generando il proprio Figlio, ci crea in Lui secondo il progetto da
Se stesso concepito, da sempre prima della creazione del mondo".
Verso una tale ineffabile identità il bambino concepito ci conduce,
ammaestrati dal suo silenzio (in-fans) che è più eloquente
delle parole. Proprio in questo consiste la vita spirituale.
L'uomo concepito nel grembo materno costituisce un segno che addita Colui
che Maria porta nel suo grembo; l'uomo concepito ci rivela chi noi siamo,
ci rende consapevoli che noi, sotto ogni aspetto, siamo una realizzazione
della grazia.. "E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle
parole del Signore!". Maria si spaventò per le parole dell'angelo
che le annunciava la discesa del Signore sulla terra attraverso il suo
grembo verginale. Poteva ricusare l'invito ad accogliere il Figlio di
Dio e... andarsene, come se ne erano andati da Cristo numerosi suoi discepoli,
quando fu loro rivelato che, per poter vivere, avrebbero dovuto mangiare
il corpo del Figlio dell'uomo e bere il Suo sangue (cf. Gv. 6,52-69).
Ma dove poteva andare Colei che, con tutto il suo essere, si era affidata
a Dio? Dovunque fosse andata allontanandosi da Lui, non ci sarebbe più
stata per lei la beatitudine. La fede mariana e l'affidamento alla Parola
del Signore sono presenti nella risposta di Pietro alla domanda di Cristo:
"Forse anche voi volete andarvene?". "Signore, da chi andremo?
Tu hai parole di vita eterna!" (Gv.6,67-68).
"E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore!".
Sei beata non tanto perché porti nel grembo il Signore, ma in quanto
ti sei affidata alle Sue parole. Cristo stesso lo ha confermato rispondendo
alle parole della donna che gridò: "Beato il grembo che ti
ha portato e il seno da cui hai preso il latte!", "Beati piuttosto
coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano" (Lc.ll,27-28).
La beatitudine della madre viene dal figlio. La beatitudine della madre
viene dai figli e aumenta man mano che ella si avvicina nella fede a loro
e a Colui che essi indicano.. La beatitudine dell'uomo, infatti, viene
da Colui verso il quale ogni bambino, portato nel grembo della madre,
profeticamente sussulta; con ognuno di essi Dio dialoga "prima della
creazione del mondo". La beatitudine di Maria e la beatitudine di
Elisabetta scaturiscono dalla fede. Maria ha cantato la sua beatitudine
non con le parole, ma soggiornando per tre mesi nella casa di Elisabetta,
la quale vi partecipò aiutata nelle quotidiane faccende dalla Madre
del suo Signore.
L'autore del Vangelo, invece, cercò di esprimere quel suo stato
di beatitudine con l'inno del Magnificat, le cui parole sono solo una
traccia della gioia di Maria, lieta di essere Madre del Figlio di Dio,
una traccia che rimase nella nostra lingua.
3 MARIA E GIUSEPPE
"Maria rimase con lei (Elisabetta)
circa tre mesi, poi tornò a casa sua" (Lc. 1,56). Nella casa
della fede di Elisabetta e Zaccaria nella casa in cui venivano compresi
i profetici sussulti dell'uomo fin dal suo concepimento, Maria non solo
era felice, ma anche si sentiva sicura. Nessuna parola brutale - perché
priva di fede - vulnerava il suo cuore.
Tornava "piena d'angoscia", "nascondendosi ai figli di
Israele", come leggiamo nel Protoevangelo di Giacobbe. La giovane
ragazza aveva paura dei sospetti e delle male lingue, avendo presente
non tanto se stessa, quanto piuttosto Colui che portava nel grembo e nel
quale aveva creduto. Maria cercava di difenderlo dagli assalti della società
del luogo, di fronte alla quale si trovava, umanamente parlando, da sola.
Temeva per Lui, per il Suo Mistero e per il proprio segreto. Maria Lo
nascondeva "ai figli di Israele", come poteva.
Davanti a lei si profilava un difficile colloquio con Giuseppe. Maria
preparava quel colloquio con il silenzio. Quando Giuseppe si accorse che
Maria era incinta, pianse. Così almeno riporta il Protoevangelo
di Giacobbe. Forse egli si sentiva colpevole di non aver salvaguardato
maggiormente la Vergine che gli era stata affidata. Non la sospettava
di infedeltà, perché l'innocenza irradiava da questa giovane
ragazza. Ma in intanto la forma dell'uomo, che "ad-veniva" sempre
più visibile dalla forma del corpo di Maria, metteva Giuseppe di
fronte alle domande alle quale non ci sono risposte al di fuori della
fede in Dio e nell'uomo. Maria non disse nulla a Giuseppe dell'Annunciazione.
Lo ha lasciato solo a solo con Dio e con Colui che "ad-veniva".
Se gli avesse detto: "Sono la Madre di Dio", lei avrebbe reso
testimonianza a se stessa e la sua testimonianza non sarebbe stata vera
(cf.Gv.5,31).
Maria si fida di Giuseppe, ma ancor più si fida di Dio sperando
che Lui le avrebbe dato testimonianza. Quanto più uno ama, tanto
più esige dall'amato. Dio esige da Maria una fede quasi assoluta,
Maria esige ora una simile fede da Giuseppe e aspetta la testimonianza
di Dio.
Può darsi che Giuseppe le avesse chiesto, così come è
stato scritto nel Protoevangelo, "Come tutto ciò è
avvenuto?" Dimmi, perché noi non abitavamo ancora insieme".
Come risposta sono state dette solo queste parole: "Non lo so!".
Giuseppe rimase perplesso. Elisabetta ha creduto leggendo la Verità
Divina dell'uomo nel profetico sussulto, pieno di gioia, del bambino che
portava nel grembo. Giuseppe era da solo, non portava nessuno. Però
egli si trovava di fronte ad una donna che egli amava come solo un uomo
puro riesce ad amare. Giuseppe esisteva verso di lei attirato dalla sua
verginità, che in Maria sottolineava ancora di più quell'"eterno
femminile" che solleva l'uomo in alto verso le realtà eterne
e unicamente essenziali. Ma la legge era per lui ancora legge, e secondo
essa una orrenda sorte aspettava Maria. Giuseppe, "che era giusto
e non voleva esporla al pubblico discredito, decise di licenziarla in
segreto" (Mt.l,l9). Egli temeva di non essere in grado di affrontare
il compito davanti al quale lo aveva messo ciò che era Invisibile
in Maria e per il quale lei era disposta, nel silenzio, a subire perfino
la morte. Egli aveva paura delle proprie reazioni di fronte a ciò
che - lo sentiva con tutto se stesso - lo sorpassava e che "avveniva"
di una donna amata da lui rendendola ancor più affascinante.
Giuseppe si è trovato in una situazione assai difficile, in un
certo senso ancor più difficile di quella in cui si è venuta
a trovare Maria. Dio infatti impegnò l'intero essere di Maria nell'Incarnazione,
e dall'essere in un modo naturale nasce l'agire dell'uomo, quell'agire
di cui uno degli atti essenziali è la fede. Giuseppe era in grado
di credere (agere) solo a condizione di impegnarsi nell'essere (esse)
di Maria. Egli presentiva che separandosi dall'essere di Maria avrebbe
potuto fare (facere) molte cose, ma non sarebbe stato mai capace di amare
(agere) veramente; egli esisteva solo verso Maria e solo per questa strada
Dio lo conduceva. Egli intravvedeva che avrebbe perso se stesso, avendo
dalla sua persino la legge, se non si fosse deciso ad agire, cioè
alla fede-speranza-amore, ed essere così in grado di rispondere
alla chiamata che, per lui, era l'essere di Maria, gravido di Mistero,
malgrado tutte le apparenze. Si sarebbe isolato, infatti, da quell' "eterno
femminile", da quell' "eterno verginale" che ci attira
in alto (cf. Faust di J.W.Goethe).
Ma è possibile che le cose con Dio e con l'uomo stiano così?
Allora forse sarebbe più ragionevole abbandonare in segreto Maria
e lasciare tutto senza risposta... Certo, un tale comportamento sarebbe
da irresponsabile, ma umanamente forse più prudente e su misura
della legge.
Giuseppe, l'uomo, si è perso di coraggio. Ma "mentre egli
meditava queste cose, ecco che un angelo del Signore gli apparve in sogno
dicendogli: 'Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te
Maria tua sposa, perché quel che in lei è generato è
opera dello Spirito Santo'; (...) Giuseppe, destatosi dal sonno, fece
come l'angelo del Signore gli aveva comandato e condusse presso di sè
la sua sposa" (Mt.l,20.24).
Dio ha reso testimonianza a Maria e inserito Giuseppe nel Mistero dell'Incarnazione
mandandogli un angelo nel sonno, in quella continuazione di pensare che
non è più controllata dalla nostra logica e dai nostri pre-giudizi.
Dio riempie del Contenuto del Suo Pensiero i pensieri di Giuseppe. A lui
dice che cosa deve fare, mentre a Maria aveva detto chi era lei. E' Maria
che, attirandolo e sollevandolo in alto con il proprio essere, ha preparato
la sua coscienza, e quindi l'intelletto e il cuore, ad accettare il messaggio
divino. E' lei che ha introdotto Giuseppe nella vita più profonda
dello spirito.
Giuseppe credette al messaggio dell' angelo e si affidò a Dio.
Prende Maria in casa sua e con lei prende Colui che Maria porta nel grembo.
In altre parole: Dio, inserendo Giuseppe nel Mistero dell'Incarnazione
non attraverso il suo essere, come è avvenuto per Maria, ma attraverso
il suo agire, aggiunge all'essere di Giuseppe una funzione particolare.
Giuseppe deve servire e custodire Maria e in questo modo avvicinarsi al
Cristo che lei porta ed anche aiutare gli altri a percorrere la strada
che conduce a Lui. Cristo assegnerà poi questa funzione agli apostoli,
rendendola un servizio alla Chiesa, nel cui seno Egli è rimasto
per sempre.
L'uomo si avvicina alla Vita servendo l'essere della donna, nel cui grembo
continuanente la vita incomincia. L'uomo, per poter essere, deve agire
servendo. La donna invece serve con il proprio essere alla Vita. Ed è
per questo che, per poter essere, basta che lei dica con il suo essere
alla Vita: "Fiat mihi!". L'essere della donna è onticamente
più forte dell'essere dell'uomo.
In conseguenza, essere madre non è lo stesso che essere padre.
Sono due diverse beatitudini che però scompaiono se vengono isolate
l'una dall'altra. Per questo Dio è Madre e Padre. Ma il Suo Amore
e la Sua Beatitudine dopo essere entrati nel tempo e dopo essersi impressi
sull'uomo lasciandovi "immagine e somiglianza", si rivelano
continuamente nell'amore e nella beatitudine della madre e in quelli del
padre. Eppure la donna è come se fosse stata posta un po' al di
sopra del tempo, dove l'uomo, affascinato dall' "eterno-verginale"
nell'essere della donna, si sente obbligato ad alzarsi. Solo perseverando
nell'unione con lei, come con il principio della vita, l'uomo può
essere di più e quindi agire di più.
La beatitudine della donna viene cantata da Maria nell'inno del Magnificat.
E' un canto sull'essere, nel quale e per il quale il Signore con la sua
presenza ha fatto "grandi cose", quel Signore che precipita
i superbi dai piedestalli artificiali fatti da loro stessi e innalza gli
umili sulle altezze dell'essere da Lui stesso creato. Della beatitudine
dell'uomo invece parla il cantico del Benedictus di Zaccaria, il padre
di Giovanni.. Tale beatitudine consiste nell'agire profetico dell'uomo
che collabora con l'agire salvifico di Dio.
E' significativo che l'autore del vangelo non metta questo canto in bocca
a Giuseppe; evidentemente la sua beatitudine era già più
vicina a quella di Maria, della quale canta il Magnificat; il suo essere
era già unito all'essere di lei. L'angelo continuava ad entrare
nel sonno di Giuseppe, ogni volta per dirgli che cosa avrebbe dovuto fare
-ciò accadde quando avevano dovuto fuggire in Egitto oppure tornare
da quella forzata emigrazione; ma dopo aver ritrovato il dodicenne Gesù
nel tempio a Gerusalemme, dove Maria e Giuseppe udirono che il loro figlio
"deve attendere alle cose" del Padre Suo (Lc.2,49), sulle carte
dei vangeli rimane soltanto Gesù e l'essere silenzioso di Maria
fino alla Croce. Non vediamo più l'agire di Giuseppe, ma il suo
essere si delinea più distintamente in coloro che egli custodiva.
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