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LA PERSONA UMANA
Conferenza tenuta da Prof. S. Grygiel
alla Scuola di Cultura Cattolica - Bassano del Grappa, il 10 ottobre 1983
(Trascrizione non rivista dal relatore)
Domenica prossima, 23 ottobre, come voi
sapete ricorre l'anniversario dei cinque anni di Pontificato di Giovanni
Paolo II. Per questo vorrei oggi fare una conferenza che avrà due
parti. Nella prima parlerò della persona umana, della sua verità,della
sua libertà, e poi vorrei inserire in questo discorso alcune riflessioni
su come Pietro, che oggi si chiama Giovanni Paolo II, ma potrebbe anche
chiamarsi con un altro nome, difende questa persona con tutta la sua verità
e libertà.
Ognuno di noi si pone la domanda: chi è l'uomo? Chi è l'uomo
che noi siamo obbligati a difendere fino a pagare il prezzo altissimo
di morire per lui?
Diciamo che l'uomo è la persona. Ci sono tante definizioni della
persona. Diciamo che la persona è un essere che conosce la verità
o che può conoscerla. La verità di se stesso attraverso
la quale questo uomo si autodefinisce e così diviene libero. Questa
autodefinizione è già una libertà, perchè
in questa definizione divengo me stesso. Supponiamo che un cavallo voglia
autodefinirsi, e lo voglia fare attraverso un elefante. Allora senza dubbio
avrà un'identità dell'elefante. Non vivrà nella sua
verità perchè si è autodefinito attraverso una realtà
aliena. Sarà dipendente questo cavallo dall'elefante e così
non sarà libero. Diciamo che lui ha scelto un'identità sbagliata.
Lo stesso succede con l'uomo. Anche l'uomo chiede di autodefinirsi per
poter essere se stesso e cerca una realtà affine. Anche lui può
definirsi attraverso un cavallo. Può dire: io sono cavallo. Allora
l'uomo per avere un'identità deve uscire prima da se stesso, da
questo stato così come è. L'uomo deve credere che c'è
una realtà fuori da sè, attraverso la quale lui potrebbe
autodefinirsi e così essere se stesso. Bisogna credere per uscire
da se stesso. Abramo è uscito da un paese per cercare la terra
promessa, e lo stesso Mosè.
S. Paolo dice che sono usciti attraverso la fede, credendo. In ogni istante
quando l'uomo vuole uscire da se stesso per cercare questa realtà,
deve prima credere che c'è una tale realtà. Se non crede
è incapace di uscire da se stesso. Uscendo da se stesso l'uomo
si comporta come l'attore. Voi sapete che l'attore nei tempi antichi sul
palcoscenico quando rappresentava un personaggio portava di-nanzi a se
una maschera, che rappresentava il personaggio voluto. Questa maschera
si chiamava la persona. Quanto migliore era l'attore tanto di più
egli si identificava sul palcoscenico con il personaggio, tanto che a
volte era difficile discernere dove finiva l'attore e dove cominciava
il personaggio, tanto l'identificazione era compiuta.
La persona, essere persona, vuol dire identificarsi con la realtà
che porto dinanzi a me stesso. Esco verso questa realtà come l'attore
usciva verso il personaggio rappresentato dalla maschera, e nel cui gioco
si identificava. Questa realtà con la quale l'uomo potrebbe identificarsi
e autodefinirsi potrebbe essere portata dall'uomo davanti a se stesso.
E quando io chiedessi a lui: dimmi chi sei? Egli risponderebbe: sono questa
maschera, questa persona. Ma poi l'uomo deve sforzarsi di identificarsi
con questa maschera. Noi facciamo tanti sbagli uscendo da questa realtà
per cercare la nostra identità. Spesso troviamo una realtà
che ci può solo possedere e ci autodefiniamo attraverso una tale
realtà. Per esempio attraverso i soldi, la scienza che possediamo.
E quando io chiedo ad un uomo così mi risponderà senza dubbio:
io sono questi soldi, questa scienza che ho imparato. Mi fa vedere ciò
che lui possiede come la sua persona. Nelle cose che possiede quest'uomo
trova la sua identità, si identifica con questa realtà.
Così facciamo come il cavallo che voleva autodefinirsi attraverso
l'elefante. Forse ancora peggio, perché la nostra identità
in tal caso sarà tale e quale è questa maschera. La forza
della nostra identità sarà forte come forti sono i soldi.
Ma poi i soldi passano e allora la nostra identità si perderà
insieme a questi soldi.
Ciò che io posso solo possedere non è affine alla mia realtà.
E perciò quando mi identifico con una tale realtà mi rendo
alieno, mi rendo alienato, cioè schiavo. Vedete come è importante
l'autodefinizione. Dall'autodefinizione deriva la mia libertà.
Nell'uomo c'è il desiderio fondamentale di essere più, non
solo di avere di più. Questo desiderio non viene soddisfatto dalle
cose possedute. Dove si trova allora questa realtà che sarebbe
affine a questo desiderio di essere
più? Si trova nell'altro uomo. Ci sono incontri dove subito io
vedo che questo essere incontrato da me è affine alla mia realtà,
così che subito dico io sono te e tu sei me. Così comincia
anche l'amore. Esso comincia attraverso il manifestarsi della bellezza,
perché la verità e il bene si manifestano nella bellezza
e ci affascinano e chiamano ad un lavoro, quello di identificarsi con
questa verità e con questo bene che si manifestano. Chiamano al
lavoro dell'attore, di identificarsi con questa verità, con questa
realtà. L'autodefinizione esige dei sacrifici. Ma solo attraverso
questo lavoro posso ritrovare una realtà che è affine a
me stesso. Se è così la persona allora è un essere
comunitario. Sono un uomo e descrivo la persona che porto davanti a me
e con la quale mi identifico e attraverso la quale mi autodefinisco. Di
conseguenza tutto ciò che io posso possedere viene posseduto in
modo comunitario. E un possesso così è un bene morale.
Qualsiasi altro possesso è isolante ed egoistico. Dentro una tale
comunione nasce una coscienza morale. Io conosco degli sposi che veramente
agiscono secondo una coscienza comunionale. Proprio sono le persone..
Questa comunione di persone anche vuole autodefinirsi e cerca una realtà
affine alla loro comunione, una realtà comunionale. Allora una
famiglia si autodefinisce attraverso l'altra famiglia. E così via,
e nasce ciò che noi polacchi chiamiamo la Nazione. Questa è
una bella parola, che per voi forse oggi ha poco significato. La comunione
delle persone infine si autodefinisce in un'altra realtà, ben più
vasta e completa, nella realtà della Trinità. In fondo in
fondo la maschera di ogni comunità di persone è la Trinità.
Allora l'uomo alla domanda chi sono può dire sono Dio, ma nella
speranza, cioè, nel senso che devo sforzarmi per identificarmi
in Dio, in Dio che è comunione, e allora io devo stare anche in
terra in comunione per identificarmi pienamente con la Trinità.
Dio è divenuto uomo perché l'uomo possa divenire Dio.
Una comunione di persone così intesa si trova senza dubbio in questa
sua verità, in Dio, e qui c'è il nucleo, l'essenza stessa
della vita dell'uomo e della sua libertà. E l'uomo ha diritto a
questa verità, a questa libertà. Se qualcuno volesse manipolare
l'uomo dovrebbe staccarlo dalla sua verità e identificarlo con
un'altra cosa, per esempio con i pantaloni che porta. E poi è facile
dominare un uomo così.
Così si manipola l'uomo. Allora la libertà dell'uomo dipende
dal fatto se l'uomo dipende dalla sua verità o non dipende. Parlando
per assurdo: la libertà del cavallo dipende dal fatto se lui si
è identificato con la verità del cavallo. Oggi l'uomo è
minacciato nella sua verità e quindi anche nella sua libertà.
Tanti potenti gli tolgono il diritto ad essere legato con la sua verità.
Bisogna difendere la sua libertà e la verità. Da questo
diritto alla verità discende anche un obbligo per l'uomo. Quando
io sono identificato con il cavallo non deriva da ciò nessun obbligo
per me. Invece dalla verità, che è un essere più,
emanano gli obblighi. Per questo essere uomo è molto difficile.
La libertà è molto difficile; la schiavitù è
facile.
Questa carità dell'uomo può anche essere chiamata amore.
L'uomo può dire io sono amore se si identifica con la sua verità.
Difendere allora la verità dell'uomo vuoi dire difendere il suo
amore, non permettere ad altri di intervenire e distruggere l'essenza
dell'amore umano, che è sempre creare. Il primo difensore dell'uomo
era ed è Cristo. E' lui che ha pagato il prezzo altissimo, dando
testimonianza di avere amato la verità dell'uomo, fino in fondo.
E poi questo compito di difendere la verità e la libertà
dell'uomo Cristo l'ha affidato agli Apostoli, ma soprattutto a Pietro.
E' lui che è il primo difensore dell'uomo.
Il cammino di Pietro si affianca al cammino di Cristo. Ma il cammino di
Cristo è il cammino della Croce, e allora anche il cammino di Pietro
è cammino della croce: Via Crucis. Pietro porta sulle spalle il
dovere di confermare i fratelli nella fede, malgrado la debolezza propria
della condizione umana. Cristo esige da Pietro di essere roccia che deve
dare un fondamento incrollabile per la dimora della verità, della
libertà e dell'amore. La verità e l'amore infatti decidono
della libertà della persona umana. Questo dovere particolare condanna
Pietro ad una solitudine che non può essere paragonata alla solitudine
di nessuno dei suoi fratelli. Più solo di Pietro è solo
Cristo. La solitudine del pastore che conduce le pecore. Pietro deve essere
sempre solo condotto dalla speranza e dalla fede la cui grandezza dipende
dal suo amore: Signore tu sai che io ti amo. Pietro deve difendere la
verità dell'uomo, e il bene morale, perchè fare la verità
vuoi dire fare il bene morale. Pietro deve dare testimonianza alla verità
e al bene ad essa legato, e deve dare questa testimonianza soprattutto
quando gli altri dimenticano il bene e la verità. Pietro deve ricordare
all'uomo stesso chi è l'uomo, soprattutto quando si definisce attraverso
il possesso. Come avviene oggi spesso. Su Giovanni Paolo II è caduto
il dovere di confermare i fratelli nella fede elementare, cioè
confermare i fratelli nella fede nell'uomo. Oggi noi cessiamo di credere
nell'uomo, e perciò cerchiamo la nostra verità nelle cose
possedute. Non crediamo più nell'uomo. Infatti questa fede oggi
svanisce, in conseguenza dell'autotradimento che l'uomo ha commesso di
fronte a se stesso, da qualcosa che era bello per gli occhi, sedotto da
qualcosa che era buono da mangiare e che offre la possibilità dello
sviluppo della scienza. L'uomo si è deciso ad esistere al di sopra
del suo stato metafisico. Allora egli ha costruito una teoria dell'autocreazione
e ha cominciato a credere in essa e non all'uomo per quello che è.
Con questa teoria contraria alla verità l'uomo ha cancellato il
creatore ed è divenuto ateo. Egli ha cessato di credere in Dio
dopo aver cessato prima di credere nell'uomo, non viceversa. E gli sono
solo rimaste le teorie scientifiche ma ideologizzate dalla politica e
dall'economia. Esse vengono tessute da profeti di un giorno. Le loro idee
sono chiamate scienza, solo perché vengono elaborate in modo dai
più riconosciuto come scientifico. Che poi vengano usate dalla
politica o dall'economia per i loro interessi viene messo a tacere. Oggi
anche la politica è scientifica. Quando la politica e l'economia
vengono riconosciute come ultimo oracolo sui problemi dell'uomo finiscono
per risucchiare dentro i loro interessi tutto e tutti. Sono poi le scienze
a fornire loro i mezzi efficaci per dominare il mondo e gli uomini. Tutto
l'altro deve essere considerato arretratezza. Chi ha deciso di uscire
fuori dalle mode politiche ed economiche per poter conoscere come veramente
stanno le cose dell'uomo viene definito conservatore, come colui che cerca
di far tornare le cose al principio. Eppure nel principio è la
verità. E solo nel principio si trova il futuro.
In questo turbine di ideologie e di interessi economici Giovanni Paolo
II deve pascolare le pecore, deve confermare i fratelli nella fede ed
essere roccia, sulla quale l'uomo sarebbe in grado di edificare la sua
dimora della verità e del bene. Egli deve far tornare i dispersi
al recinto, alla casa del padre, alla casa che tanti hanno dimenticato
dopo aver perduto il senso della sacra trascendenza e del peccato. Giovanni
Paolo II per far recuperare ai fratelli la fede nell'uomo li riconduce
a questo luogo dove si rivela la verità dell'uomo. Essa si rivela
nel principio del suo essere, proprio nell'atto della creazione stessa.
Essa si rivela allora nel pensiero divino che crea l'uomo, e non nella
teoria che l'uomo costruisce su se stesso. Se io voglio conoscere una
cosa devo andare col pensiero fino al pensiero di colui che ha fatto quella
cosa, altrimenti posso creare una nuova teoria su quella cosa. Allora
bisogna conoscere cosa ha pensato il creatore dell'uomo per poter conoscere
e ritrovare la verità sull'uomo. Giovanni Paolo Il continuamente
ridice cosa Dio pensa dell'uomo, e come in questo pensiero divino si dipani
l'erto cammino della salvezza, unico cammino della libertà. Per
l'uomo scorgere la sua verità vuoi dire anche trasformarsi. La
verità dell'uomo si trasforma nella fede in Dio grazie alla Sua
presenza misericordiosa in questa verità che è l'uomo stesso.
La Fede in Dio porta poi come frutto la fede nell'uomo stesso, come frutto
maturo. Dalla fede nell'uomo siamo arrivati alla fede in Dio e poi nell'uomo.
Questa fede in Dio e nell'uomo convergono poi in un tutt'uno nella fede
nel Dio-uomo, in Cristo. Nella fede in. Cristo l'uomo trova il senso e
il valore del suo essere temporale. Porta Cristo come la sua maschera.
E' in questo che consiste anche il lavoro dell'uomo, che non è
solo produrre. Lavoro vuol dire ritrovare se stesso. Giovanni Paolo II
va in pellegrinaggio come Paolo e dà testimonianza su questi fatti,
affermando in modo deciso che gli uomini cessino di aver paura e aprano
le porte a Cristo. Non c'è da scandalizzarsi che le ideologie e
gli interessi si alleino contro di Lui, fino all'attentato. Esse infatti
non sopportano gli uomini liberi, perché vogliono dominarli.Gli
uomini liberi che non hanno paura di credere nell'uomo non hanno paura
di sottoporre le teorie politiche ed economiche all'uomo. Quando la libertà
esplode in un uomo cancella la non-verità proprio perché
essa stessa proviene dalla verità. L'uomo libero diviene segno
di contraddizione. Ogni uomo libero è segno di contraddizione.
Ha tanti nemici ma anche tanti amici.
Oggi la verità viene conosciuta solo attraverso l'amore e grazie
all'amore, come dice S. Agostino e ripete anche S. Tommaso: non entratur
in veritatem nisi per caritatem. Si conosce bene con il cuore, ma non
il cuore come sentimento, ma come tutto l'uomo che viene affascinato dalla
bellezza nella quale si rivela l'amore e la verità.
Anche oggi la paura è così grande che alcuni anche se vedono
tacciono. Non difendono l'uomo. C'è anche chi siede al tavolo del
gioco laicizzato che vuole uccidere l'uomo è fa la diplomazia.
La pastorale non è una diplomazia ma è una profezia sincera.
La solitudine di Giovanni Paolo II nella lotta per l'uomo è grande
ed immensa. La grandezza della sua solitudine è stata portata in
rilievo dagli spari di Piazza S. Pietro, come il silenzio della cattedrale
viene rivelato dal rumore dei passi. Sono gli schiavi che prendono la
mira contro il segno di contraddizione, perché la libertà
è sempre segno di contraddizione.
Oggi il grido degli schiavi finisce per essere come la luce di quelle
fiaccole che un tempo essi portavano davanti al loro padrone perché
potesse vedere meglio la strada; e perché gli altri potessero vedere
chi era colui che passava.
Senza dubbio far recuperare ai fratelli la fede nell'uomo non è
senza influsso sulla politica o sulla economia. Esse divengono subordinate
all'uomo, e questo non piace ai potenti. Se allora la politica e l'economia
recuperano la loro identità. Ma ci vuole un immenso lavoro.
Giovanni Paolo II giudica la politica. Egli non potrebbe farlo se fosse
un politico, perché farebbe politica. Egli la giudica dal punto
di vista della verità e della libertà dell'uomo, le quali
si esprimono nella fede del Dio-uomo. Così egli giudica anche l'economia,
proprio perché non è suo suddito. Giovanni Paolo II giudica
le teorie e smaschera quelle che intromettendosi nella verità dell'amore
distruggono l'uomo nelle sue stesse radici. Lo fa in un modo semplice:
dando testimonianza solo alla struttura della realtà. La politica
e l'economia possono addormentare molti e privarli della dimensione metafisica
e morale del loro essere. Pietro non può mai arrendersi. Egli è
costretto ad essere senza sosta cosciente della verità dell'uomo
anche a costo di pagare il prezzo più alto, quello che si paga
in solitudine alla fine della via della Croce. Pietro deve senza sosta
litigare con Dio per il mondo come Abramo litigava con Lui per Sodoma
e Gomorra in considerazione di alcuni pochi giusti. Deve sempre litigare
con Dio: pregare.
E' in questo che consiste l'autorità di Giovanni Paolo II. L'autorità
decisa nel ricordarci i principi dell'essere dell'uomo e nello stesso
tempo samaritana, capace di aspettare pazientemente fino a che l'altro
comprenda e veda. Le teorie, le politiche e le economie appassiscono e
cadono in oblio. Dura solo ciò che è reale. Solo il convivere
con la verità di ciò che è reale salva l'uomo. Ma
solo la realtà ci dà la promessa che il convivere con essa
secondo la sua verità finisce con l'esplosione di luce che ha avuto
luogo nel giorno dopo il sabato, di buon mattino, quando era ancora buio:
la resurrezione. Il cammino di Pietro assomiglia a quello di Cristo. E
il Cammino di Cristo finisce nella domenica di Resurrezione. Allora anche
il cammino di Pietro.
Domanda: Come viene concepita la realtà
dell'uomo nel Marxismo?
La relazione primordiale per il marxismo non è l'incontro con l'altra
persona, ma la relazione con la struttura sociale, economica o statale,
così che l'uomo deve realizzare e fare l'amore (anche quello sessuale)
in funzione della sua relazione con lo stato, con la classe, con il partito.
Il marxismo non concepisce l'incontro con l'altra persona come un qualcosa
di primordiale, per cui non pone i diritti della persona come fondamento
del dialogo.Oggi si trovano nei rapporti Est-Ovest dei modi di convivere,
delle strategie. Ma questo non è difendere i diritti della persona
alla verità, alla libertà. La verità dell'uomo marxista
è solo la sua autodeterminazione attraverso il partito.
In Polonia la Chiesa ha cercato di incarnare la Fede nella cultura, cioè
un'apertura ai problemi dell'uomo, ai suoi bisogni, ai suoi desideri.
Questa pastorale ha creato un luogo comune dove si incontrano bene tutti
coloro che hanno fatto la scelta in favore dell'uomo. Non dunque attraverso
le strutture, ma attraverso l'uomo. Ecco perchè con la Chiesa lavorano
anche gli atei. Anche loro parlano dall'altare, dopo la messa, dal luogo
cioè dove si difende la sacralità dell'uomo. Questa continua
fede nell'uomo spiega anche gli atteggiamenti religiosi che durante tante
giornate di scioperi hanno tanto meravigliato il mondo occidentale.
Domanda: In che consiste la comunione di cui lei parlava prima?
La comunione consiste nel fatto che due persone almeno sono insieme. Non
ci sarà la comunione quando noi ci incontriamo nel possesso. Solo
nell'essere c'è comunione. Altrimenti saremmo complici, nel possedere
soldi, carriere, potere ecc. Un segno della comunione è lo sforzo
a far si che l'altro divenga, assieme a te, di più, ogni giorno.
Non se vuoi fai questo, bensì devi fare questo, senza alcuna condizione.
Per questo la comunione è molto difficile, perchè esige.
Se questo Papa è così esigente vuoi dire che si trova nella
comunione con noi tutti, perché esige. Ed è così
esigente proprio per salvare l'unità e la comunione, per non farle
degenerare in complicità. Questo essere insieme è comunione
quando viene compiuto verso la cima sulla quale noi saliamo.Basti pensare
ad Abramo e Isacco. Salendo il monte l'uno esigeva dall'altro molto, perché
dalla cima del monte arrivava un'esigenza terribile. Abramo doveva liberarsi
della sua visione del figlio, uccidendolo, e così salvare la verità
del figlio stesso, Isacco. Nessuno conosceva la vittima del sacrificio.
Erano nella comunione ma non avevano delle idee comuni. Si sono poi ritrovati
nella verità, che è apparsa loro alla fine sulla cima. La
comunione per me è come una continua salita, un continuo liberarsi
da questi errori nelle nostre idee e nei nostri concetti, e come un continuo
cercare la verità, che si trova già in germe nei nostri
concetti.
Cosa pensa delle critiche al Papa perché è polacco?
Io penso che in tanti secoli nessuno nei nostri paesi dell'est aveva criticato
i Papi italiani perché non conoscevano le realtà dei paesi
dell'Est. Pietro entra nel nostro credo. Noi dobbiamo sforzarci di comprenderlo,
di capire questa roccia.
Ciò che conta poi è l'azione, giacchè la persona
si realizza nella azione, ed è qui che essa esprime tutto se stessa.
L'uomo deve percepire se stesso con la storia. E' solo dopo aver percepito
che la mia struttura è una struttura storica che io divento capace
di percepire quell'importante aspetto storico che è la tradizione.
Altrimenti non avremo futuro. Basti pensare ai greci, per i quali tutto
era già compiuto, ordinato. In ognuno di noi c'è un dinamismo
storico, che porta avanti la nostra storia. Se viene meno il principio
dell'essere manca il punto di riferimento, e si cade in un. relativismo
che non fa capire bene le cose. Per questo il Papa sempre ci conduce al
principio.
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