IL SENSO DELLA VITA

Conferenza tenuta da prof. Rocco Buttiglione alla Scuola di Cultura Cattolica - Bassano del Grappa, il 24 ottobre 1983
(Trascrizione non rivista dal relatore)

Le cose che dirò nascono da uno sforzo di riflessione sul Magistero di Giovanni Paolo II, sul suo insegnamento come Pastore ma anche come filosofo, perché Wojtyla è un grande pensatore, un grande filosofo, la cui sfera di influenza si stava già estendendo oltre la Polonia. Lui cercava di partire dalla esperienza comune dell'uomo, da quel livello in cui istintivamente ogni uomo è filosofo, perché ogni uomo non può non porsi certe domande fondamentali. E da questo punto di vista mi sembra felice anche la scelta del tema della Scuola di Cultura di Bassano di questa sera: il senso della vita. Esso riguarda una serie di domande fondamentali per ogni scelta di vita. Adorno, filosofo tedesco non credente, diceva che la domanda sul senso della vita provoca una difficoltà, una specie di ribellione ne1l'uomo, soprattutto nel giovane. C'è la forte tentazione di rispondere che il senso della vita è quello che ciascuno le dà. Sono io che devo decidere che senso dare alla mia vita.
Nessuno può avere in mano la chiave per capire il destino degli altri ne tantomeno il proprio. E' una affermazione provocatoria ma che contiene un aspetto di verità. In un'epoca più tarda della sua vita lo stesso Adorno ha detto esattamente il contrario di quanto prima affermato. Ha detto che i giovani credono di poter dar loro un senso alla loro vita, ma in realtà, con l'andar del tempo, la vita manifesta di avere un senso oggettivo cui bisogna obbedire. Cioè non dipende da noi. Viene in mente ciò che Gesù disse a S. Pietro: quando sei giovane vai dove vuoi, ma verrà un tempo in cui altri ti cingeranno e ti condurranno dove tu non vorrai. Verrà un tempo in cui si manifesterà a te il senso della vita e tu potrai solo scegliere se obbedirgli oppure no. Parlare del senso della vita è parlare di qualcosa di molto intimo. C'è una risposta standard. Inizia con Aristotele e prosegue fino ai moderni totalitarismi. La risposta dice che il senso della vita è fare la propria parte nella società, a seconda dei ruoli di volta in volta occupati: essere un bravo studente, poi un bravo operaio ecc.
E' una risposta a cui la coscienza si ribella, non perché non abbia un fondo di verità, ma perchè l'uomo capisce di avere qualcosa di più, di essere qualcosa di più di tutti i ruoli che di volta in volta occupa. Io chi sono in realtà? Tutte le risposte che il mondo dà alla domanda sul senso della vita sono risposte che dicono che la tua vita serve per qualcos'altro che non è la tua vita stessa.
Eppure l'uomo intuisce che Dio l'ha voluto non come strumento ma per se stesso, come afferma il Vaticano II. Diceva S. Ireneo: la gloria di Dio è l'uomo vivente. La vita dell'uomo è un fine. Ogni uomo ha una confusa intuizione di questo. A questa affermazione fa da corrispettivo un'altra affermazione, che S. Tommaso, nella Summa Teologica, formula così: 'il senso della vita consiste nella felicità. Ma in che cosa consiste la felicità dell'uomo? E S. Tommaso esamina una serie di risposte. Sembra che la felicità consista nel piacere o nell'amore. Che la felicità consista nell'onore, nella giustizia, nella fraternità ecc. Eppure l'esperienza storica ci mostra che ognuno di questi grandi ideali preso come valore assoluto finisce con il distruggere l'uomo. Più un valore è alto e pretende una fedeltà assoluta più distrugge l'uomo. Pensate al fascismo. Ha preso un valore alto, la nazione e l'ha posto come valore assoluto.
Ne è scaturita una terribile capacità di distruzione, perchè a questo valore sono stati sacrificati altri valori ugualmente importanti o più importanti. Lo stesso dicasi per il marxismo. Un valore come la giustizia sociale, assolutizzato, si è rivelato un valore distruttivo. Ha sacrificato tutti gli altri valori.
E S. Tommaso conclude che l'ultima felicità dell'uomo non può sussistere in una cosa creata. Tutte le esperienze dell'uomo sono come una traccia, che indica la presenza di qualcuno anche se non si vede. C'è ma è altrove. Il piacere, l'amore, l'onore la giustizia sono come delle tracce attraverso le quali l'uomo riconosce che da qualche parte dev'esserci questo senso della vita. Il rischio della nostra vita è di scambiare la traccia con la presenza. L'idolatria è questo. Cos'erano gli idoli del passato? Erano grandi e nobili passioni del cuore umano prese come un assoluto. E allora si scopriva che l'una contraddicceva l'altra. E S.Tommaso conclude che solo in Dio si trova la fonte della felicità per l'uomo, in Dio cioè nella fonte, nell'origine di tutti questi valori. In Lui riusciamo a comporre bene tutti i nostri valori, in modo da poterli vivere tutti in modo adeguato. La cultura per esempio è la capacità di vivere tutti i valori ma in modo giusto, in modo tale cioè che investe questi valori con il giusto amore che gli è dovuto e fa in modo che essi possano convivere tra loro. Una persona è tanto più colta quanto più è capace di avere la risposta giusta di amare nel modo giusto tutte le cose che accadono nella vita. Per questo può capitare che un vecchietto qualsiasi, che non sa leggere e scrivere, sia più coltodi un intellettuale e sappia vivere bene valori fondamentali: la nascita, la morte, l'amore il lavoro ecc. Ma questa cultura suppone che l'uomo abbia incontrato la radice di tutti i valori che è Dio.
La cultura è ricerca di Dio. Il senso della vita è Dio. Questa risposta noi la otteniamo negativamente perché la otteniamo a partire da una negazione: il senso della vita non è nessuna delle tante case che ci appaiono davanti. Il senso della vita è annunciato in ognuna di queste cose. Ogni uomo in quanto vive, anche per cinque minuti, vive per un valore, ha un dio che è il dio di quei cinque minuti. Il Dio vero è un'altra cosa. Questo Dio in realtà non è una risposta adeguata, perché Dio è una parola alta ma anche la più vuota, la più indifesa. Lo dice S. Tommaso: l'uomo può arrivare a conoscere che Dio esiste ma non può sapere che cosa è Dio. E' facile quindi che ognuno si crei questo dio secondo la sua misura. Questa è la grande critica rivolta contro tutte le religioni da Feuerbach e Marx. Dio diventa una proiezione dei desideri dell' uomo. Come rispondere a questa obiezione. Una grande risposta ci viene dall'oriente. L'uomo scrive in quel vuoto in cui è conservato il nome di Dio, i suoi desideri, le sue aspettative. Bisogna che l'uomo smetta di desiderare. Quando l'uomo smetterà di desiderare si sarà staccato da se stesso e dalle proprie esigenze, e allora il nome di Dio non sarà contaminato. L'Oriente insegna che per conoscere la Verità su Dio è necessaria un'ascesi radicale. L'uomo deve annullare tutti i suoi desideri. Oggi i culti orientali prolificano. Però c'è nell'uomo qualcosa che si ribella a questa concezione. C'è qualcosa che dice che non è possibile che Dio affermi la sua gloria nella distruzione dell'uomo. Così dicendo si dice che la risposta ultima al senso della Vita è la morte. Quando si dice che l'epoca moderna è nichilista è perché dopo il fallimento del marxismo molti stanno scoprendo come nuova filosofia il nulla.
Un'altra proposta è quella che ha segnato la storia dell'occidente cioè la risposta cristiana. Abbiamo visto che noi non sappiamo rispondere alla domanda: chi è Dio? Anche la via dell'oriente non dà questa risposta. Poniamoci allora un'altra domanda: come noi possiamo incontrare il senso della vita? Quando noi ci accorgiamo che la nostra vita ha un senso? Io credo che la risposta evidente sia l'incontro con un altro uomo. L'esperienza dell'incontro dell'uomo con l'uomo è per eccellezna l'esperienza che ci fa accorgere che la nostra vita ha un valore. Pensiamo al bambino. Egli si rende conto di esistere quando su di lui si posa lo sguardo della madre. In ogni essere umano è contenuta una grande ricchezza, e tuttavia non tutti si rendono conto cosa rivela loro la dignità di essere uomini. Freud l'ha teorizzato in modo insuperabile. Altre esperienze ci dicono poi la stessa cosa: l'esperienza dell'innamoramento e dell'amicizia. Nell'incontro con l'altro ci si rende conto della ricchezza della vita, prima impensabile.
Questa ricchezza dell'esperienza dell'incontro con l'altro uomo è accompagnata da un'altra esperienza, quella del tradimento. L'esistenzialismo ha messo in chiaro ciò. Ad una certa età i giovani in genere litigano con i genitori. Nessun uomo può rivelare a fondo l'uomo ad un altro uomo. Shakespeare dice nel suo dramma Romeo e Giulietta: per questo io sono io, perchè io sono tu. Ma il dramma finisce male, col tradimento.
Ci si accorge poi che l'uomo che si incontra non è perfetto e si rischia di diventare cinici. Esisterà mai un uomo capace di amare con una fedeltà radicale, incapace di tradire, di rivelare davvero l'uomo a se stesso?
Occorre che l'uomo sia consapevole della tragicità della sua situazione e che sia convinto di non avere nulla da perdere.
L'uomo deve correre il rischio, deve tentare di rispondere. All'uomo in queste condizioni il cristianesimo fa una proposta ragionevole, ma che non esclude il rischio. Per accettarla occorre accettare il rischio. E'ragionevole perché risponde a ciò che la ragione può dire intorno all'uomo. Dio di sua iniziativa ha rivelato il suo volto ed esiste un uomo capace di una fedeltà assoluta. Il Dio che ha rivelato il suo volto è Gesù Cristo e l'uomo capace di questa fedeltà radicale è Gesù Cristo, figlio dell'uomo e figlio di Dio. Ma la ragione non può dirmi se tale scelta è vera o no, e devo allora fare quell'incontro, devo provarmi, E infatti Gesù a quelli che incontrava diceva: venite e vedrete.
Viene e vede l'uomo che è consapevole del dramma. Non verrà chi ha spento il desiderio.Il Cristianesimo dice che c'è un avvenimento, c'è un Dio che rivela se stesso ed è capace di rivelare a me stesso la verità su di me. Gesù era un uomo che penetrava il cuore degli altri e diceva loro la verità su loro stessi.
Come possiamo però noi incontrare questo Dio? Il protestantesimo nega questa possibilità. Il cattolicesimo ha detto che Gesù è capace di diventare lui nostro contemporaneo, mediante i suoi discepoli, che possono diventare soggetti di incontri umani veri e di rivelare ad altri la propria vita.
Abbiamo così un modello che può spiegare a noi il senso autentico della nostra vita. Partecipando a questo incontro ognuno può essere condotto verso il senso della propria vita. Abbiamo un senso della vita che è una compagnia all'uomo per incontrare la sua verità, e non pretende di catturare l'uomo dicendogli io so quello che sei, ma pretende di accompagnare la maturazione dentro di lui di quella realtà misteriosa che lui stesso è. Usando la parola Chiesa siamo arrivati a qualcosa di più concreto. La parola Chiesa ha una concretezza, che però si paga, perché la Chiesa è carica di tanti limiti umani. Il problema è se è vero o no che con tutti questi limiti questo luogo è capace di far incontrare all'uomo la sua verità. L'unico criterio che ci aiuta a discernere è il criterio della testimonianza. Un uomo è cristiano o no perché ha incontrato o no altri uomini che hanno potuto offrirgli quella accoglienza in cui si rivela la sua verità. Quando questo avviene si è disposti poi a perdonare gli errori di cui la vita della chiesa è piena. L'esperienza del limite vissuto dalla Chiesa è diverso da quello conosciuto dagli uomini. Questa differenza è la capacità del perdono. Se siamo onesti per l'uomo il perdono è impossibile. Nietsche dice che l'uomo non è capace di perdonare. Di fronte al tradimento o ci si vendica o si perdona. Capace di perdono è solo chi è capace di riscoprire la verità profonda dell'uomo. Quando Cristo rende capace di capire la ricchezza dell'incontro con l'altro nello stesso tempo sono capace di perdonarlo, ritrovando quella ricchezza e speranza che c'era al principio. E' solo chi è capace di restituirmi l'intuizione originaria di un amore che mi rende capace di un perdono autentico. Questo è ciò che la Chiesa dice di poter fare, e per questo non ha paura dei suoi errori. Pensiamo ai grandi movimenti di riforma della Chiesa. Pensiamo a S. Francesco, chiamato alter Cristus dai suoi discepoli. E' l'evidenza che la fede cambia la vita, della rivelazione della verità sull'uomo. Il Concilio Vaticano II è stato come un tentativo di impostare nuovamente un processo di riforma della Chiesa, che consiste non nell'aggiungere alle verità già note qualche altra verità, ma consiste nel vedere in che modo dobbiamo credere.
Ed è su questo che la Chiesa sarà giudicata, sulla sua capacità di condurre alla verità dell'uomo. Che la Chiesa riveli la verità su Dio è una cosa che molti tollerano. Ma quando la chiesa dice che Cristo rivela la verità sull'uomo essa si espone alle critiche del mondo ma è ciò che risponde al bisogno più profondo del mondo, il bisogno che venga rivelata la verità sull'uomo. Questo è il punto radicale della crisi in cui noi viviamo. La risposta cristiana può essere rifiutata. Tuttavia la scelta oggi è tra il cristianesimo e il nichilismo. Il vero problema del nostro tempo è la morte dell'uomo. Oppure la scommessa cristiana: accettare che l'uomo creato da Dio riceva da esso quel senso della vita che veramente lo rende uomo.
Domanda: Il senso della vita non lo pretende di dare oggi la politica?
Risposta: Direi piuttosto che la politica aveva preteso di dare un senso alla vita. Pensiamo agli anni 70, in cui la gente domandava alla politica il senso della vita. Era una stagione legata al marxismo, all'hegelismo. Esse dicevano che Dio coincide con la storia del mondo, e in questa storia si realizza il regno perfetto. Se poniamo il regno di Dio in questo mondo dobbiamo porre in questo mondo anche il giudizio, che sarà necessariamente violento. La nostra società è profondamente individualistica. E' una società piena di solitudine. Molti speravano di trovare nei gruppi estremisti una soluzione alla loro solitudine. Uniti contro un nemico comune. Il limite è che il senso della vita non è nella storia. La gente che ha posto la sua speranza nella politica si è perduta. Oggi i giovani non pensano più così. Il fallimento della politica è evidente.
Domanda: Che cosa è necessario perché i sacerdoti diventino luogo ideale di incontro?
Risposta: La santità è la carta di identità sacerdotale, scrive Wojtyla in un suo articolo. Il compito del sacerdote è di essere come una memoria della vocazione del cristiano alla santità. Egli può e deve guidare, ma per far ciò deve essere un uomo immanente ad una comunità. Non può essere un uomo solo. I sacerdoti santi hanno una trama di amicizia tra loro e i laici, ed è così che nasce la santità e l'accoglienza.
Domanda: Quale ruolo, aspetta alla cultura in questa strada verso un autentico senso della vita?
Risposta: Ritengo fare una premessa sulla scelta religiosa. Ci sono due significati dì scelta religiosa, Il primo dice che la salvezza dell'uomo non viene dalla politica ma dalla fede. Il giusto vive di fede. Radicalmente il problema umano chiede una risposta che è al di là della politica. Affronta bene la politica chi ha già risposto ai suoi problemi. Il cristiano si qualifica per l'incontro con Cristo.
Il secondo significato di scelta religiosa è quello dato da Franco Rodano che sostiene che 1° scelta religiosa è capire che fra Dio e mondo non c'è legame. La fede non rivela all'uomo la verità sull'uomo. Dio rivela solo la verità su Dio e non sull'uomo. Scelta religiosa come rottura dell'unità del cristiano, e fede che non ha a che fare con la vita. Si cercava di portare i cattolici ad una specie di eutanasia, che li eliminava da soli dalla società. Questa versione ha avuto una larga diffusione e a mio parere l'A.C ha finito a volte per essere confusa con questa visione di scelta religiosa, che non è quella dell'Azione Cattolica. Paolo VI suggeriva una messa a punto del termine per evitare questi equivoci, e parlare forse di scelta pastorale.
Credo che la cultura debba essere molto umile. Noi abbiamo avuto una cultura che ha preteso di insegnarci cosa pensare. Credo che oggi ci sia bisogno di una cultura che ci dica di avere noi il diritto di pensare. Non di ripetere quello che altri ci dicono. Il dramma oggi è che la cultura dominante non fa prendere sul serio i problemi che ci turbano. Spesso quando l'uomo subisce un tradimento si richiude in se stesso. Il primo compito della cultura è di dire: abbiate coraggio di prendervi sul serio.
Domanda: quale ruolo per l'impegno sociale e politico per un cristiano?
Risposta: Si deve fare politica autenticamente. Un uomo che possiede il senso della vita ha la pazienza di usare giustamente i mezzi e gli strumenti della politica. Usare le strutture in modo che aiutino a risolvere i problemi dell'uomo. Fare politica in un modo democratico, non totalitario. La rovina della politica italiana è che è stata investita da domande cui non poteva rispondere. Il partito era diventato una chiesa.
Per quanto riguarda il problema del disarmo penso che sia importante il problema della aggregazione. Oggi ci sono poche occasioni di stare assieme. Ma bisogna offrire la possibilità di fare comunità. Per la pace serve più questa che la prima. Le guerre scoppiano perchè c'è nella società un potenziale di violenza e di esasperazione che nascono da una solitudine radicale, che trova nelle guerre la sua espressione. Lo slogan della prima guerra mondiale fu: una guerra per por fine a tutte le guerre. Il nemico è dentro l'uomo, non fuori di esso. Il problema è che sulla pace non si possono fare delle unità senza distinzioni. Questa unità è falsa se non nasce dal dialogo fra quello in cui credo e quello in cui tu credi. L'identità è importante.
Vivere è realizzare un dono di sè. L'uomo lavora per se stésso e per quelli che ama. Così l'uomo si prende cura della loro vita e in tal modo realizza anche la propria vita. Così il morire. Si muore anche per gli altri.