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I NUOVI PERSEGUITATI: PRESENTAZIONE
DEL LIBRO DI ANTONIO SOCCI
Conferenza tenuta da Prof. Don L.
Negri alla Scuola di Cultura Cattolica - Bassano del Grappa, il 27 gennaio
2003
(Trascrizione non rivista dal relatore)
Non si può parlare dei martiri
o sui martiri. Si può tentare di evocarne la presenza, perché
di presenza si tratta, una presenza imponente che consente alla Chiesa
pellegrina sulla terra e quindi a ciascuno di noi di camminare più
spedito o meno inceppato. È una presenza. Noi vorremmo, e questo
è certamente stato un grande merito di un volume come quello di
Antonio Socci, aprire l'intelligenza e il cuore a riconoscere una presenza:
la presenza di Cristo. Il martire infatti è colui che in un supremo
atto di dedizione al mistero di Cristo, scompare, rinunzia alla sua vita
perché si affermi la presenza misteriosa e reale del Signore. Io
credo che il nostro cammino sarà un tentativo di entrare cautamente,
rispettosamente dentro al mistero di queste centinaia di migliaia di persone,
che nei modi più diversi, nelle situazioni più diverse,
sotto i regimi più diversi con forme violente o truculente o raffinatissime
di tortura, non hanno avuto altra preoccupazione che dire Gesù.
Ma di dirlo con la vita, con il sangue, secondo la definizione classica
del martirio: l'attaccamento alla fede fino alla effusione del sangue.
Allora per fare o rifare innanzitutto questo breve itinerario e per aiutarvi
a farlo perché , come è già stato opportunamente
citato, torni a consapevolezza, a coscienza. Le cose grandi Dio le fa
accadere per l'edificazione del suo popolo. Il problema è perché
normalmente il popolo è incapace di riconoscere e perciò
non cresce. E infatti la prima osservazione é che siamo rimasti
tutti stupefatti, tutti, perché non credevamo quello che i documenti
hanno attestato. E poi il lavoro di divulgazione dei documenti, come l'opera
di Socci o l'opera di un grande studioso americano Uruguaial, quelli che
hanno lavorato sui documenta ci hanno stupito. I martiri cristiani nel
XX secolo sono stati 40 milioni. Globalmente il martirio è la cifra,
l'aspetto più significativo della Chiesa del XX secolo. Lo è
e dal punto di vista numerico perché 40 milioni di martiri non
ci sono stati neppure nei tre secoli della Chiesa dei martiri che va sotto
il nome di Chiesa dei martiri, quella che si dice che si conclude, ma
non si conclude assolutamente perché i martiri continuano ben oltre,
non solo il decreto di tolleranza di Costantino di Micino ma continua
anche dopo che i cristiani, dopo che gli imperatori si sono definiti cristianissimi
per utilizzare la Chiesa per i propri scopi non certo per difendere la
Chiesa come per esempio Teodosio. È un fatto imponente, ma è
un fatto imponente perché non c'eravamo preparati, non ci pensavamo
neppure. Per decenni quando filtrava al di là della cortina di
ferro per l'opera intelligente, appassionata di grandi uomini di Chiesa
e mi preme innanzitutto ricordare quella straordinaria figura di uomo
di cultura, di intellettuale, di giornalista, di missionario che è
stato don Francesco Ricci il fondatore dello Cseo che ha fatto passare
in Europa la documentazione del dissenso dell'Europa dell'Est. Ma al di
là di essa la grande istituzione di Russia cristiana che adesso
pubblica la Nuova Europa. Ma anche qui attraverso Russia cristiana, attraverso
i libri della Casa di Matriona, è filtrato qualcosa di questo arcipelago.
L'arcipelago delle sofferenze, l'arcipelago delle ingiustizie. Ma dentro
queste sofferenze, queste ingiustizie, l'avvenimento del martirio. Non
eravamo pronti. Anzi la nostra cattiva coscienza di cristiani dell'Occidente
tutti preoccupati di scendere a compromesso con la mentalità dominante
per avere una vita sufficientemente comoda, pensavamo che erano casi eccezionali.
La Chiesa del silenzio, cioè la Chiesa che doveva stare in silenzio
perché così non disturbava il nostro compromesso con il
potere. Ecco improvvisamente sono caduti questi pudori, o meglio sono
cadute tutte queste reticenze perché il Papa ha imposto per la
celebrazione dell'anno santo, ha imposto con la forza con cui normalmente
impone le grandi cose ideali, ha imposto a tutti i cristiani di qualsiasi
confessione di recuperare la memoria del martirio. E ne è venuto
questo. La cosa più imponente del XX secolo sono i martiri cristiani.
La cosa statisticamente più imponente del XX secolo quello che
il grande storico e filosofo Robert Conquest in un libro straordinario
chiama "il secolo delle idee assassine". In questo XX secolo
in cui le idee e le ideologie hanno fatto da padrone e hanno praticamente
utilizzato l'uomo come oggetto dio manipolazione soprattutto di manipolazioni
sociologiche e politiche, la cosa più grande che centinaia e migliaia
e milioni di uomini hanno saputo fare è di dire con la propria
vita che Cristo è il Redentore dell'uomo, il centro del cosmo e
della storia. E la sua parola, la sua presenza vale più della vita.
Uno stupore enorme in chi ha avuto sensibilità, ma insieme, ed
è la seconda osservazione, che mi sembra giusto fare a me stesso
e scusate a maggior ragione a voi
.??? Lo stupore è sempre
una cosa improvvisa ma se così si può dire c'è una
resistenza a questo stupore perché tutti noi da decenni siamo manipolati
dalla mentalità laicistica dominante, che la fa da padrone come
ci è stato accennato nei testio scolastici e nei mezzi della comunicazione
sociale. Noi abbiamo sempre pensato che la Chiesa erra stata col potere.
Perciò la prima idea della Chiesa dei cristiani è di quelli
che sono nel potere. Nel potere non ci sono dei martiri, nel potere ci
sono degli sventurati che si mettono nella parte sbagliata e che vengono
massacrati dai loro correligionari per problemi di bottega come tutti
i dissidenti comunisti ammazzati dai loro colleghi comunisti magari per
problemi di soldi o di corna come succede sempre anche nelle più
grandi manifestazioni reali. Noi abbiamo pensato e istintivamente pensiamo
che siccome p stato pensato che la Chiesa è reazionaria e conservatrice
guarda al passato e impedisce i progresso culturale, sociale e politico,
che sarebbe rappresentati appunto dall'instaurarsi di una società
non religiosa, di una società laicista, come diceva padre Cornelio
Fabro, non nega Dio ma dice che si può andare benissimo avanti
come se lui no ci fosse.
Stupore è stupore. C'è gente che è stata martirizzata
per il Signore perché la loro preoccupazione fondamentale non è
stata il potere ma la missione. Il martirio evoca la missione, il martirio
è la testimonianza, è l'esito possibile della testimonianza.
È la testimonianza rivolta a chi odia il nome di Cristo e perciò
questa gente ha vissuto, viveva la propria vita quotidiana con una motivazione
che non è la motivazione della mentalità dominante. Si muovevano
verso gli altri che li circondavano con una apertura, con una benevolenza
che magari non diceva esplicitamente Cristo, ma segnava, inquietava. Dico
un nome per tutti: san Massimiliano Kolbe. Ha dato testimonianza a Cristo
in un campo di concentramento, non ha detto Gesù Cristo è
il centro del cosmo e della storia, ha detto prendi me perché lui
è sposato e io invece sono un celibe perché sono un prete
cattolico. Uno stupore irresistibile per i fatti perché, viva Dio,
almeno non siamo stati così corrotti noi cristiani da non riconoscere
i fatti, da non essere messi in discussione dai fatti secondo uno stupore
che culturalmente ci ha sfidato, ci ha provocato, ci ha costretto a guardare
con verità da che parte è stata la Chiesa. La chiesa nei
suoi martiri è stata per Cristo e di fronte al mondo, è
stata per Cristo, di fronte al mondo e con il popolo. E i cristiani hanno
pagato perché sono stati per Cristo, di fronte agli uomini e insieme
al popolo. Allora mi sono chiesto la prima volta che ho letto questo libro
e poi leggendo tanta altra documentazione per esempio quella che viene
pubblicata ogni due mesi sulla rivista "Il Timone", e adesso?
Dopo la grande fiammata emotiva cosa c'è? Consumiamo tutti, consumiamo
tutto, si consuma l'affezione tra un uomo e una donna, nel giro di qualche
mese o di qualche anno si consuma e dunque non essendoci più l'input
della corrispondenza con un mondo come il nostro quasi ci costringe a
consumare tutto
mi son detto passerà qualche tempo, passerà
qualche mese, passerà qualche anno e sarà stata una cosa
che ci commuove ma non ha segnato stabilmente la nostra vita. Infatti
un avvenimento segna la nostra vita se viene compreso, se si passa dal
sentimento al giudizio. Tutto ciò che non è giudicato, tutto
ciò che non diventa oggetto di un giudizio, il giudizio stabilisce
il rapporto tra l'avvenimento e l'ideale, fra l'avvenimento e me. Allora
capisco perché ho incontrato una certa persona, capisco che al
di là della affettività sentimentale che irrompe, io devo
dare un giudizio. Questa persona mi aiuta sulla strada della fede e della
carità. Allora mi metto con lei e la sposo. Allora mi sembra che
sia necessario passare dallo stupore al giudizio, cioè sia necessario
capire le ragioni del martirio. Le ragioni culturali e sociali del martirio
perché se ci si rende conto del perché sono accadute queste
cose, del perché possano continuare ad accadere (sono accadute
oggi pomeriggio, presumibilmente cadranno con maggiore o minore ampiezza
fino all'ultimo giorno della storia della Chiesa), quando si capisce il
perché allora diventa un fattore che cambia la nostra intelligenza.
Cambiando la nostra intelligenza, si mettono le condizioni perché
si cambi il cuore. Il giudizio sostiene una decisione, il sentimento è
un impeto che può decadere immediatamente. Sul giudizio si costruisce
una posizione chiara, che dà luogo, come spero di richiamarvi,
a una decisione. Perché questa gente è stata ammazzata?
Questa gente è stata ammazzata non per particolari cattiverie,
questa gente è stata ammazzata perché si è espressa
fino in fondo una logica totalitaria, la logica di ideologie totalitarie.
Allora anche se molto di ciò a cui fa riferimento Socci si può
ascrivere adesso alla logica totalitaria islamica, val la pena di ricordare
che il martirio nasce, almeno nella Chiesa contemporanea, non provocato
dagli islamici, ma provocato dalle grandi ideologie totalitarie, di cui
la più feroce e la più determinata contro i cristiani è
stata il marx-leninismo.
Perché l'ideologia non può non essere violenta? Perché
non può non essere violenta logicamente, al dio là poi che
questa violenza logica, questa violenza razionale, questa violenza legata
alla ideologia possa trovare l'esplicitazione nelle devianze psichiche
di tanti, come dire, capi o sottocapi. La logica ideologica è una
logica violenta perché tutto ciò che è diverso dall'ideologia
è negativo. L'ideologia è forte perché si impone,
è forte perché esclude il diverso, in quanto è diverso
dall'ideologia che è il luogo della verità, della bellezza
e della giustizia, ma soprattutto che è movimento che crea storicamente
prassisticamente la verità, la bellezza, la giustizia. Il diverso
è l'opposto, il diverso è il nemico e il nemico deve essere
annientato, perché la verità dell'ideologia risulti più
chiaramente. È negando il negativo che si afferma il positivo.
È una legge della logica hegeliana che i sistemi totalitari hanno
applicato alla vita. La verità non è la corrispondenza tra
un valore ideale e la mia esigenza, il vero non è ciò che
corrisponde. Allora capite che se il vero è ciò che corrisponde
allora c'è una corrispondenza piena che mi apre a valorizzare tutte
le corrispondenze parziali. Per questo la logica della verità è
una logica che include, la logica dell'ideologia è una logica che
esclude. Annientare il nemico. Robert Conquest dice che il termine che
torna di più, statisticamente in tutti i documenti della ideologia
e della dittatura marxista è il termine annientamento. Tanto è
vero che dopo aver annientato i nemici esterni, dopo aver annientato coloro
che erano programmaticamente diversi da loro, perciò contro (chi
è diverso da me è nemico), dopo aver annientato l'esterno,
hanno dovuto per sostenersi, per darsi forza, annientare l'interno. E
così hanno accusato i loro compagni marxisti degli stessi crimini:
fascismo, spionaggio, collusione col nemico
, come avevano accusato
quelli che non erano comunisti. La logica ideologica implica la negazione
della diversità e perciò la violenza è una inesorabile
conseguenza. Chi si oppone alla logica dominante, alla logica del movimento
che è proteso ad occupare il potere, o che l'ha già occupato,
non ha più nessun diritto, deve scomparire. E, infatti, la scomparsa
fisica è la conseguenza inevitabile. Il martirio dei cristiani,
in quanto cristiani è accaduto dalla Francia rivoluzionaria, nella
stagione della rivoluzione francese con quello che va sotto il nome di
genocidio vandeano. Provate a leggere qualcuno dei libri che, nonostante
la pressione della mentalità laicista dominante, si sono potuti
pubblicare in questi decenni. Questi 400.000 morti su cui l'ideologia
dominante giacobina ha fatto scempi non inferiori di quelli che sono stati
fatti un secolo dopo nei campi di concentramento, come lo spogliamento
e il conciamento delle pelli per farne scarpe. E questo non si è
verificato nelle steppe degli Urali, ma in una delle regioni più
belle della Francia, che è sparita, non esiste più. Il generale
Vestermann che comandava il corpo di spedizione incominciò così
il suo rapporto alla Convenzione: "la Vandea non esiste più,
non abbiamo neanche fatto un prigioniero, li abbiamo ammazzati tutti".
E questo filone del martirio a partire dall'ideologia non trova le nostre
grandi piccole insorgenze, che si sono create in tutto il paese dal 1799
al 1815 e hanno portato al martirio almeno 300000 italiani, che volevano
testimoniare la fedeltà alla loro tradizione cattolica contro il
giacobinismo forzato! E non trova il suo collegamento con le migliaia
e migliaia di morti dei cristeros, messicani che all'inizio del XX secolo
hanno combattuto per la fede contro un tentativo spaventoso di massonificare
uno dei paesi fra i più cattolici. E non collega forse la martirio
dei cattolici, laici, preti e vescovi e religiosi e religiose spagnole
nella guerra civile spagnola. Il martirio è stato imposto dall'ideologia
totalitaria di qualsiasi colore sia, perché la logica totalitaria
è una logica che esclude e annienta, trova la sua forza nell'escludere
e nell'annientare.
Il martirio è provocato da un terrorismo di stato, fa in modo che
lo stato possa terrorizzare i propri cittadini. Dico questa frase così,
perché questa frase è contenuta in un libro di un grande
filosofo inglese del XVII secolo, Tommaso Hobbes che scrive: "Lo
stato è un dio mortale, che sotto il dio immortale può regolamentare
anche col terrore la vita dei cittadini." E questo perché?
Non perché sono stati cattivi, ma perché sono andati fino
in fondo alla loro posizione, e la loro posizione è una posizione
che afferma se stessa in modo esclusivo. La tradizione cattolica dice
"bonum diffusivum sui", il bene si diffonde. San Tommaso dice
che la verità piena, che è la presenza di Cristo in me e
la mentalità nuova che Cristo mi dà, mi mette in grado di
valorizzare tutti gli spunti di verità che ci sono, qualsiasi cosa
sia detta con verità e detta dallo Spirito Santo". Di fronte
a questa comprensione, il cattolicesimo è una realtà che
comprende, sta l'ideologia che affermando l'assoluta verità di
una visione sociale e politica esclude teoricamente e praticamente la
diversità, perché la diversità è un delitto.
Questa è la prima radice, e secondo me, è molto importante
perché la logica totalitaria non finisce, la logica dell'uomo che
si concepisce come potere e concepisce la realtà come oggetto del
proprio potere, e quindi concepisce gli uomini che sono l'oggetto più
prezioso che l'uomo ha tra le mani e concepisca perciò gli altri
uomini come oggetto del proprio potere, questa è una logica perversa,
che accompagna l'uomo come tentazione, che ha la sua radice in quella
fondamentale inadeguatezza dell'uomo che si chiama peccato originale.
La non considerazione della inclinazione dell'uomo la male, come dice
il concilio ecumenico Vaticano II nella Gaudium et spes, pensare l'uomo
assolutamente buono, pensare che l'uomo non abbia responsabilità,
è la suprema stupidità. L'ideologia non finisce, almeno
come tentazione, se fosse una questione di cattiveria si potrebbe pensare
che la gente diventi più buona, ma non è un problema di
cattiveria, è un problema di logica ed è una logica infernale,
nel senso che dietro questa logica non ci stanno soltanto i singoli, dietro
questa logica c'è una centrale di male a cui la maggior parte dei
preti non crede più, tanto è vero che non lo dice più
ma io ci credo e lo dico che si chiama demonio.
C'è una seconda flessione di questo. Abbiamo capito che è
uno scontro di logiche, è uno scontro di mentalità, una
mentalità non assimila l'altra. Il mondo vi odia perché
ha odiato me. Perché ha odiato me? Perché non vengo dal
mondo, non sono l'espressione della mentalità, vengo da Dio, sono
un dono del mistero di Dio. E il dono del mistero di Dio, che è
Gesù Cristo, dice all'uomo che non è capace di risolvere
i problemi della sua vita con le sue forze. L'ideologia è invece
la pretesa di risolvere i problemi della vita con le proprie forze. Ecco
dove sta il rifiuto, il mondo odia ciò che non è suo. Il
cristiano che afferma Cristo dice al mondo una cosa che non è del
mondo.
La seconda flessione è quella certamente legata all'islamismo.
Adesso è la più violenta, la più terribile, perché
è la sovversione dei principi fondamentali su cui si è fondata
la convivenza in Occidente, non da ieri, e si è fondata per una
sinergia che è del cattolicesimo, ed è della più
autentica cultura, è della laicità, è della coscienza
morale comune: il rispetto dell'altro, il rispetto dei diritti della donna,
il rispetto dei figli che non sono possesso di colui che li ha messi al
mondo, una convivenza sociale e civile in cui esista una sana laicità
delle strutture e la dimensione religiosa non venga affermata e vissuta
come fondamento immediato della vita sociale, per cui la legge religiosa
vale come legge civile, quell'arretramento dell'Occidente che sarebbe
la sua islamizzazione, la perdita della libertà di coscienza e
della laicità della vita. Non la perdita dei privilegi della Chiesa,
la perdita della libertà dell'uomo e dei popoli, retrodatati, costretti
a ritornare a una situazione di inciviltà che l'Occidente non conosce
dal sette-ottocento, quando l'Europa si stava ricompaginando dopo la tragedia
delle invasioni barbariche. Infatti l'islamismo applicato è una
barbarie. Io non voglio giudicare i contenuti dottrinali-religiosi, io
non posso non giudicare questa immediata versione della impostazione religiosa
in termini socio-politici. Io non so se l'Islam nasce come struttura ideologica,
mo lo diventa velocissimamente. E anche oggi nella considerazione globale
che l'Islam dà di sé, nel modo con cui si concepisce e si
muove, non è tanto una unità di dottrina, la quale è
largamente problematica. C'è una frammentazione dottrinale dell'Islam
che per certi aspetti è molto più ampia, è molto
più diffusa ed è molto più consistente della pur
grave frammentazione dottrinale che esiste nel campo cristiano. Ma questa
frammentazione dottrinale consegue una unità socio-politica che
non è messa in discussione. Le differenze dottrinali non impediscono
anzi esasperano quella unità della nazione araba. L'islam è
il cemento della unità della nazione araba. L'Islam ha una tendenza
inesorabile a porsi dentro la società, come un fatto che deve tendere
ad occupare il potere in modo che la situazione divenga il più
immediatamente possibile ridotta alla fisionomia di una espansione dell'Islam.
È per questo che negli ambiti assolutamente islamici, non esiste
neppure la possibilità di balbettare una diversità. Il delitto
contro il Corano, il delitto contro Maometto, soltanto per una formulazione
verbale che possa essere sfuggita anche a un islamico, viene punita come
una bestemmia contro la sostanza della posizione ideologica. Per questo
non esiste la possibilità di vivere liberamente la varietà
di professioni religiose e di culti. I cristiani sono da sempre sentiti
come i nemici radicali di questo esclusivismo, assieme agli ebrei, perché
sono storicamente stati sentiti e vissuti come il referente polemico fondamentale.
L'Islam si è diffuso nel medio oriente accerchiando l'Occidente,
come diceva Ripirent, nel sua grande volume Maometto e Carlo Magno, come
tenaglia che ha stretto l'Occidente cristiano fino a quando l'Occidente
cristiano, raggiunta la sua maturità interna, la sua solidità
culturale, la sua potenza etica e la sua capacità politica ha tentato
di rompere questo accerchiamento e questo fenomeno si chiama: crociata.
Perciò gli islamici vogliono l'eliminazione di una presenza diversa
dallo loro e i cristiani sono una diversità eloquente. Non è
diverso l'Occidentale che va nei paesi arabi per questioni economiche,
per trafficare con loro, per costruire le regge di questi magnati che
poi lasciano che il loro popolo viva in condizioni subumane facendo credere
che vivono in queste condizioni subumane per la cattiveria dell'Occidente
o del grande satana americano
Chi va lì e non pone un'alternativa
religiosa, può essere non soltanto integrato, ma utilizzato, ma
un uomo che dica: "io credo in Gesù Cristo e vorrei potere
fare pubblicamente il segno della croce davanti a tutti", viene considerato
il nemico della legge islamica. C'è dunque una radice ideologica
islamica, come mi sembra emerga dal libro di Antonio Socci. Non scomodiamo
subito la religione, non perché l'Islam non sia anche una religione,
ma ciò per cui è così accanitamente anticristiano
è la sua versione ideologica, è il suo tentativo di dominare
la situazione anche politica.
Veniamo alla terza flessione. Io sto indicando le flessioni di un odio
verso il cristiano che è logico, che ha un valore teorico. Che
si realizzino o meno in modo sanguinoso queste posizioni non possono assimilare
il cristianesimo, i cristiani. Il mondo odia ciò che non è
suo. Se i cristiani sono cristiani non sono del mondo. cristiani si chiamano
con il nome di uno che è figlio di Dio, perciò non dalla
carne e dal sangue, non dalla storia, non dall'intelligenza, non dalla
filosofia, ma per grazia di Dio il verbo si è fatto carne ed abita
in mezzo a noi.
La terza nel libro è soltanto accennata. Non credo che sia accennata
per una ragione politica, io credo che sia accennata perché qui
il nemico è infinitamente più intelligente dei marxisti,
dei leninisti e dei nazisti e anche degli islamici. E sono i sionisti.
Non voglio dire genericamente il termine ebreo o popolo di Israele, ma
quella tendenza di forte ideologizzazione che va sotto il nome di sionismo
e che cerca di perseguire anche in questo momento l'espansione, il dominio
mondiale da parte di Israele, dominio che non si fa come pensano di fare
gli islamici sostituendo anche fisicamente i popoli che si sono votati
con la loro stupida politica demografica alla quasi scomparsa, come l'Occidente.
Il sionista vuole conquistare il mondo attraverso l'economia e attraverso
la partecipazione diretta e qualitativa a un governo mondiale in cui sia
esplicitamente rappresentato. I fondamentalisti sionisti hanno la maggioranza
assoluta nel governo di Sharon, tanto perché non pensiate vi stia
parlando di cose virtuali, gli uomini più rappresentativi dei partiti
di destra che hanno in mano il governo di Israele oggi sono apertamente
ascrivibile alle correnti sionistiche e le più decise. Basterebbe
comunque pensare a questa battaglia fra arabi e palestinesi che è
propriamente una battaglia di scontro fra ideologie, in cui certamente
le grandi ideologie dell'Occidente l'hanno giocata sporchissima, perché
queste guerre sono iniziate dopo che per secoli tutto sommato queste minoranze
avevano trovato dentro una cornice religiosa un certo modus vivendi, mentre
tutto è stato nevrotizzato e radicalizzato dalla versione fondamentalistica
delle religioni islamica ed ebraica, ma certamente dal gioco pesante del
dominio, per esempio del petrolio e quant'altro delle grandi superpotenze
ideologiche e non certo cristiane. Comunque alla fine di questa guerra,
che non è ancora finita, le comunità cristiane del Medio
Oriente si sono ridotte in tutti i paesi del 90%. Nel Libano dove c'era
una fiorente comunità cristiana negli anni 60 che raggiungeva le
decina di migliaia di persone e che aveva contribuito a una costituzione
dello stato libanese in cui le diverse componenti davano luogo a una divisione
dei poteri e a una successione dei poteri che garantiva il primo ministro
ai cristiani, il capo dello stato agli islamici con una rotazione, è
praticamente scomparsa la presenza cristiana. Il patriarca latino di Gerusalemme
Michel Sabbat, è patriarca di poco più di 2000 cristiani.
I cristiani della Terra Santa, i cristiani della custodia di Terra Santa,
quella che i francescani esercitano su tutta l'Africa mediterranea non
credo che raggiunga le 20000 persone a fronte di centinaia di migliaia
di persone che erano all'inizio del XX secolo. L'effetto diretto è
questo: il cristianesimo sta scomparendo, sta scomparendo come presenza
viva. Nel momento in cui scompare come presenza viva, può essere
anche che siano mantenuti i pellegrinaggi archeologici nella Terra Santa,
anche perché i pellegrinaggi archeologici nella Terra Santa danno
soldi a questi governi anticristiani. Questo è il quadro. Flessioni
diverse di un'unica opposizione ideologica, che ripeto vede nella diversità
il nemico. E vedendo nella diversità il nemico non può che
progettarne l'annientificazione. Dopo queste tre flessioni che sono presenti
le prime due in modo esplicito, la terza in modo meno esplicito ma non
meno reale perché i dati numerici della Terra Santa sono quelli
che ho detto io e che riecheggiano anche lì, il martirio in che
cosa è consistito? L'odio si è attuato non di fronte a una
formulazione ideologica, non di fronte a una cultura alternativa esplicita.
È stata una vita diversa, la testimonianza, il martirio può
non arrivare al livello della verbalizzazione, ma è stata un'umanità
diversa. La famiglia dei cristiani che si radunavano nelle catacombe di
Mosca a recitare i rosari e a pregare per il Papa, a pregare il Signore
per il Papa e per la Chiesa, non necessariamente riuscivano a fare un
articolo. Hanno fatto i seminari filosofici e religiosi di Leningrado
o di Mosca, quella straordinaria stagione degli anni 70 che la Casa di
Matrona ha pubblicato in un volumetto straordinario sulle ceneri dell'ideologia
che vale questo 30 anni prima come potenza di testimonianza cristiana.
Il martire è un diverso, è uno che testimonia che il mangiare
il bere, il vegliare e il dormire, il vivere e il morire sono diversi,
hanno una ragione e una finalità, che non è quella del potere.
A questo dobbiamo stare bene attenti perché scorrendo quelle pagine,
o scorrendo altre pagine, troverete io vescovo che predicava in un certo
modo, ma troverete anche la sartina, che non diceva niente e ospitava
i bambini poveri, o travate la vecchietta che ha detto: "io vado
avanti ad andare in Chiesa anche se voi non volete". La testimonianza
è la testimonianza di una vita, non di un discorso. La testimonianza
è una vita che si pone nella sua diversità. Diversità
di origine e di destinazione, perché non vivessimo più per
noi stessi, ma per Lui, che è morto e risorto per noi e ci ha mandato
il suo santo spirito, primo dono ai credenti. I testimoni, i martiri,
sono quelli che mangiano e devono, vegliano e dormono, vivono e muoiono,
non più per se stessi ma per Lui, che è morto e risorto
per noi. Questo è molto importante perché se c'è
un punto nella vita della Chiesa di oggi che richiama che la Chiesa non
è un discorso, sono i martiri. Il cristiano che accetta di avere
un pezzettino a comando in un orizzonte ideologico, non viene martirizzato,
il cristiano spiritualista che la domenica va in Chiesa in una pratica
sacramentale che tende a diventare spaventosamente di mese in mese sempre
più vicina a una celebrazione della parola protestante che non
a una celebrazione dell'Eucaristia di Gesù Cristo, non sconvolge
nessuno. E gruppi di cristiani che, mentre tutti gli altri si affannano
per guadagnare, aiutino i poveri e gli emarginati, sono anche utili al
potere, perché tolgono al potere delle responsabilità che
non sa assumersi e che ultimamente non vuole assumersi. Ma un uomo che
entra nella vita di tutti i giorni con uno sguardo, lo sguardo di una
verità intensa, di una verità su di sé e di una verità
sulle cose, un uomo che lavora su una catena di montaggio e si capisce
che ha un rispetto grandioso di quello che ha intorno, un uomo che viva
diversamente la integralità della sua vita, è nemico. I
martiri ci hanno ricordato che il cristianesimo è un evento che
vive in un popolo, il popolo radunato nel nome del Padre, del Figlio e
dello Spirito Santo. E i martiri ci hanno anche ricordato con il loro
martirio che questo popolo è uno solo, guidato unitariamente. Non
c'è nessun martire che non abbia avuto nel cuore il Papa, che non
abbia pensato al Papa, che non si sia sentito in unità col Papa.
Torno a dire scorrendo il martirologio anche dei protestanti e dei battisti
almeno in Unione Sovietica in moltissime testimonianze si sente questa
affezione alla figura di Pietro e del suo successore, molto di più
perché il popolo sa e vive e c'è una intelligenza della
fede del popolo cristiano. Pochissime volte si sente evocato il patriarca
di tutte le russie, perché il popolo sa e sapeva bene che cosa
aveva portato a diventare patriarca quelli che ci sono stati almeno dal
1917 in poi in Russia. Non certo la volontà di servire Dio e la
Chiesa. I martiri sono la testimonianza del popolo cristiano, perché
sono una vita che afferma la sua radicale novità e accetta di essere
eliminata proprio per dirla con maggior radicalità. La più
grossa iniezione di antignosticismo è proprio il sangue di questi
martiri, perché la Chiesa è tentata di gnosi, la Chiesa
è tentata di ridursi a un discorso, la Chiesa è tentata
di ridursi a una pratica morale. Aveva ragione Jean Guitton il più
grande filosofo di questo secolo cristiano nel suo straordinario volumetto
"il Cristo dilacerato" nel dire che dal protestantesimo in poi
tutte le eresie si erano ripresentate, perché si era ripresentata
la eresia delle eresie, la madre di tutte le eresie, come la definisce
lui: la gnosi. Cioè la riduzione dell'evento a discorso. Per un
discorso non si muore, per un popolo si muore, per la novità di
un popolo si può morire e si muore perché si capisce che
si entra più decisamente nel popolo e si entra nel popolo di Dio
in un modo tale da non uscirne più, perché i santi e i martiri
fanno parte dell'unico popolo di Dio come ne facciamo parte noi e sono
più presenti fra di noi questa sera di quanto non lo siamo noi
l'uno all'altro. Per questo, come ho detto all'inizio, stiamo evocando
una presenza e non discutendo di un problema.
E allora arriviamo all'ultima sollecitazione: a che cosa urge questo giudizio?
Il martirio è provocato da una logica ideologica diversamente flessa,
la unica. Forse il martirio del III millennio non sarà neanche
degli islamici, forse sarà imposto di chi ritiene che la scienza
e la tecnica siano tutto, e che pretenderanno quindi di manipolare l'uomo
per affermare il proprio potere tecnologico, scientifico. C'è forse
già qualche centinaia di migliaia di martiri muti che sono morti
negli ospedali dei paesi civili di questo mondo che sono morti per le
manipolazioni, per le eutanasie, per le manipolazioni genetiche, per la
non cura o per l'accanimento terapeutico. L'ideologia si flette in modo
diversificato, l'ideologia del III millennio è l'ideologia della
scienza e della tecnica che vogliono risolvere tutto e che sono l'unico
valore, il valore che relativizza l'uomo, non l'uomo che relativizza gli
strumenti, come vuole Giovanni Paolo II e li usa per il bene dell'uomo.
Gli strumenti che sono un soggetto assoluto, autonomo e che perciò
usano l'uomo semplicemente come parti della loro progettazione. Il martirio
ci potrà venire da quelli che si saranno considerati benefattori
dell'umanità, perché avranno aiutato a vincere le malattie.
Soltanto che magari il costo di questa vincita delle malattie sarà
stato lo sterminio di esseri umani, considerati semplicemente come materiale
di riporto per la creazione della razza dei semidei. Dunque il martirio
ci dice che il cristianesimo è un popolo, noi allora dobbiamo capire,
amici miei, che siamo parte anche noi di questo popolo come loro. Abbiamo
lo stesso sangue, il nostro non è ancora fuoriuscito e non chiediamo
a Dio che ce lo faccia fuoriuscire in quel modo lì, perché
desiderare il martirio è sbagliato. Denunciarsi è sbagliato.
La Chiesa fin dai primi secoli ha largamente penalizzato quelli che avevano
la fregola del martirio. Il martirio è un esito, non può
essere un obiettivo. Il martirio come testimonianza è un obiettivo,
ma il martirio come esito è nelle mani di Dio attraverso la violenza
degli uomini. Ma quello che noi abbiamo capito insieme a tanto stupore
e a tanto sgomento, insieme a tanta ammirazione e insieme alla consapevolezza
della nostra radicale sproporzione per cui abbiamo chiesto, almeno io,
a Dio che non mi metta in queste situazioni mai, se può, è
che la responsabilità della testimonianza è nostra come
loro. E tocca quindi a noi ritrovare la forza di una testimonianza di
vita nel mondo di oggi. La testimonianza di un popolo che mangia e beve,
veglia e dorme, vive e muore per il Signore. Noi se arriviamo a questo
livello di giudizio che comprende l'accaduto nella sua logica profonda,
che vede la natura di questo avvenimento del martirio: una testimonianza
irresistibile di vita nuova fatta attraverso la vita normale, una testimonianza
irresistibile di un popolo nuovo fatta attraverso le condizioni normali
della vita. Leggendo quel libro mi veniva in mente la grande frase di
Giovanni Paolo II che definisce benedetto, ma con benedetto definisce
il cristianesimo come presenza storica, era necessario che l'eroico diventasse
quotidiano perché il quotidiano potesse diventare eroico. Noi dobbiamo
essere come loro, non dobbiamo desiderare di finire come loro, dobbiamo
chiedere a Dio che ci dia la forza se ci metterà in quelle situazioni
ma è la forza che lo spirito ha promesso ampiamente ai suoi: "non
abbiate preoccupazione di quello che dovete dire, perché lo spirito
vi aiuterà". Nonostante queste rassicurazioni è meglio
non trovarsi in quelle situazioni, ma dobbiamo essere come loro, come
identità che gioca la sua novità nel mondo e la gioca attraverso
le circostanze concrete della vita vissute nella certezza della fede,
cioè vissute nella irresistibile convinzione che Gesù Cristo
ha vinto la morte e ha restituito all'uomo la sua identità profonda,
la sua dignità, la sua esperienza di cambiamento, la sua felicità,
il centuplo quaggiù e la vita eterna. Così non sarà
un episodio che è venuto a scuotere la nostra sonnecchiosa cristianità,
non sarà un avvenimento strano che non ci aspettavamo perché
ci avevano così condizionato la testa da non pensare che fosse
possibile che i cristiani morissero per l'ideale. I cristiani erano una
realtà strana, erano pronti soltanto a fare i propri interessi.
Questa è l'immagine del cristiano che il laicismo ha diffuso ad
ampie mani inventando avvenimenti mai accaduti, com'è il florideggio
di leggende nere nella storia della Chiesa che animano tutti i testi e
tutte le trasmissioni televisive o tutti i film che parlano di Chiesa,
da Magdalene in su e in giù. Questo avvenimento stupefacente può
essere un'emozione. Se passa l'emozione tra l'uomo e la donna, può
dar luogo a una dimenticanza e a una estraneità, che poi convivendo
giorno dopo giorno spesso si muta in odio. Un'emozione per i martiri può
durare il periodo di una stagione, e una fortunata edizione di un libro
che raggiunge un certo numero di edizioni e che segna di una diversità
il panorama desolante della cultura italiana. Se ci fermiamo qui siam
finiti. È un giudizio. L'aspetto propositivo di questo giudizio
è la contemplazione che la testimonianza è una vita nuova
che si pone nel mondo attraverso le circostanze quotidiane vissute con
una logica di fede e non con una logica di potere e di possesso. Ma allora
questo giudizio diventa innegabilmente un invito di Cristo ad essere anche
noi come loro testimoni di lui fino agli estremi confini del mondo, ricordando
che i confini del mondo sono i confini di casa nostra, sono i confini
delle nostre aule scolastiche, sono i confini delle nostre aule universitarie,
sono i confini dei nostri paesi e dei nostri quartieri, sono i confini
della gente che si accalca nei luoghi di divertimento o di vita comune,
sono i confini che ci sono negli ospedali dove molti combattono senza
nessuna consapevolezza e senza nessuna dignità l'ultima battaglia
della vita: quella per morire dignitosamente perché nessuno li
ha mai aiutati a capire che sarebbe venuto questo momento. Siamo testimoni
fino agli estremi confini del mondo e il mondo coincide con la profondità
del nostro cuore che vive quotidianamente di fronte a Cristo nel mondo
insieme al popolo. Grazie
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