I NUOVI PERSEGUITATI: PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI ANTONIO SOCCI

Conferenza tenuta da Prof. Don L. Negri alla Scuola di Cultura Cattolica - Bassano del Grappa, il 27 gennaio 2003
(Trascrizione non rivista dal relatore)

Non si può parlare dei martiri o sui martiri. Si può tentare di evocarne la presenza, perché di presenza si tratta, una presenza imponente che consente alla Chiesa pellegrina sulla terra e quindi a ciascuno di noi di camminare più spedito o meno inceppato. È una presenza. Noi vorremmo, e questo è certamente stato un grande merito di un volume come quello di Antonio Socci, aprire l'intelligenza e il cuore a riconoscere una presenza: la presenza di Cristo. Il martire infatti è colui che in un supremo atto di dedizione al mistero di Cristo, scompare, rinunzia alla sua vita perché si affermi la presenza misteriosa e reale del Signore. Io credo che il nostro cammino sarà un tentativo di entrare cautamente, rispettosamente dentro al mistero di queste centinaia di migliaia di persone, che nei modi più diversi, nelle situazioni più diverse, sotto i regimi più diversi con forme violente o truculente o raffinatissime di tortura, non hanno avuto altra preoccupazione che dire Gesù. Ma di dirlo con la vita, con il sangue, secondo la definizione classica del martirio: l'attaccamento alla fede fino alla effusione del sangue. Allora per fare o rifare innanzitutto questo breve itinerario e per aiutarvi a farlo perché , come è già stato opportunamente citato, torni a consapevolezza, a coscienza. Le cose grandi Dio le fa accadere per l'edificazione del suo popolo. Il problema è perché normalmente il popolo è incapace di riconoscere e perciò non cresce. E infatti la prima osservazione é che siamo rimasti tutti stupefatti, tutti, perché non credevamo quello che i documenti hanno attestato. E poi il lavoro di divulgazione dei documenti, come l'opera di Socci o l'opera di un grande studioso americano Uruguaial, quelli che hanno lavorato sui documenta ci hanno stupito. I martiri cristiani nel XX secolo sono stati 40 milioni. Globalmente il martirio è la cifra, l'aspetto più significativo della Chiesa del XX secolo. Lo è e dal punto di vista numerico perché 40 milioni di martiri non ci sono stati neppure nei tre secoli della Chiesa dei martiri che va sotto il nome di Chiesa dei martiri, quella che si dice che si conclude, ma non si conclude assolutamente perché i martiri continuano ben oltre, non solo il decreto di tolleranza di Costantino di Micino ma continua anche dopo che i cristiani, dopo che gli imperatori si sono definiti cristianissimi per utilizzare la Chiesa per i propri scopi non certo per difendere la Chiesa come per esempio Teodosio. È un fatto imponente, ma è un fatto imponente perché non c'eravamo preparati, non ci pensavamo neppure. Per decenni quando filtrava al di là della cortina di ferro per l'opera intelligente, appassionata di grandi uomini di Chiesa e mi preme innanzitutto ricordare quella straordinaria figura di uomo di cultura, di intellettuale, di giornalista, di missionario che è stato don Francesco Ricci il fondatore dello Cseo che ha fatto passare in Europa la documentazione del dissenso dell'Europa dell'Est. Ma al di là di essa la grande istituzione di Russia cristiana che adesso pubblica la Nuova Europa. Ma anche qui attraverso Russia cristiana, attraverso i libri della Casa di Matriona, è filtrato qualcosa di questo arcipelago. L'arcipelago delle sofferenze, l'arcipelago delle ingiustizie. Ma dentro queste sofferenze, queste ingiustizie, l'avvenimento del martirio. Non eravamo pronti. Anzi la nostra cattiva coscienza di cristiani dell'Occidente tutti preoccupati di scendere a compromesso con la mentalità dominante per avere una vita sufficientemente comoda, pensavamo che erano casi eccezionali. La Chiesa del silenzio, cioè la Chiesa che doveva stare in silenzio perché così non disturbava il nostro compromesso con il potere. Ecco improvvisamente sono caduti questi pudori, o meglio sono cadute tutte queste reticenze perché il Papa ha imposto per la celebrazione dell'anno santo, ha imposto con la forza con cui normalmente impone le grandi cose ideali, ha imposto a tutti i cristiani di qualsiasi confessione di recuperare la memoria del martirio. E ne è venuto questo. La cosa più imponente del XX secolo sono i martiri cristiani. La cosa statisticamente più imponente del XX secolo quello che il grande storico e filosofo Robert Conquest in un libro straordinario chiama "il secolo delle idee assassine". In questo XX secolo in cui le idee e le ideologie hanno fatto da padrone e hanno praticamente utilizzato l'uomo come oggetto dio manipolazione soprattutto di manipolazioni sociologiche e politiche, la cosa più grande che centinaia e migliaia e milioni di uomini hanno saputo fare è di dire con la propria vita che Cristo è il Redentore dell'uomo, il centro del cosmo e della storia. E la sua parola, la sua presenza vale più della vita. Uno stupore enorme in chi ha avuto sensibilità, ma insieme, ed è la seconda osservazione, che mi sembra giusto fare a me stesso e scusate a maggior ragione a voi….??? Lo stupore è sempre una cosa improvvisa ma se così si può dire c'è una resistenza a questo stupore perché tutti noi da decenni siamo manipolati dalla mentalità laicistica dominante, che la fa da padrone come ci è stato accennato nei testio scolastici e nei mezzi della comunicazione sociale. Noi abbiamo sempre pensato che la Chiesa erra stata col potere. Perciò la prima idea della Chiesa dei cristiani è di quelli che sono nel potere. Nel potere non ci sono dei martiri, nel potere ci sono degli sventurati che si mettono nella parte sbagliata e che vengono massacrati dai loro correligionari per problemi di bottega come tutti i dissidenti comunisti ammazzati dai loro colleghi comunisti magari per problemi di soldi o di corna come succede sempre anche nelle più grandi manifestazioni reali. Noi abbiamo pensato e istintivamente pensiamo che siccome p stato pensato che la Chiesa è reazionaria e conservatrice guarda al passato e impedisce i progresso culturale, sociale e politico, che sarebbe rappresentati appunto dall'instaurarsi di una società non religiosa, di una società laicista, come diceva padre Cornelio Fabro, non nega Dio ma dice che si può andare benissimo avanti come se lui no ci fosse.
Stupore è stupore. C'è gente che è stata martirizzata per il Signore perché la loro preoccupazione fondamentale non è stata il potere ma la missione. Il martirio evoca la missione, il martirio è la testimonianza, è l'esito possibile della testimonianza. È la testimonianza rivolta a chi odia il nome di Cristo e perciò questa gente ha vissuto, viveva la propria vita quotidiana con una motivazione che non è la motivazione della mentalità dominante. Si muovevano verso gli altri che li circondavano con una apertura, con una benevolenza che magari non diceva esplicitamente Cristo, ma segnava, inquietava. Dico un nome per tutti: san Massimiliano Kolbe. Ha dato testimonianza a Cristo in un campo di concentramento, non ha detto Gesù Cristo è il centro del cosmo e della storia, ha detto prendi me perché lui è sposato e io invece sono un celibe perché sono un prete cattolico. Uno stupore irresistibile per i fatti perché, viva Dio, almeno non siamo stati così corrotti noi cristiani da non riconoscere i fatti, da non essere messi in discussione dai fatti secondo uno stupore che culturalmente ci ha sfidato, ci ha provocato, ci ha costretto a guardare con verità da che parte è stata la Chiesa. La chiesa nei suoi martiri è stata per Cristo e di fronte al mondo, è stata per Cristo, di fronte al mondo e con il popolo. E i cristiani hanno pagato perché sono stati per Cristo, di fronte agli uomini e insieme al popolo. Allora mi sono chiesto la prima volta che ho letto questo libro e poi leggendo tanta altra documentazione per esempio quella che viene pubblicata ogni due mesi sulla rivista "Il Timone", e adesso? Dopo la grande fiammata emotiva cosa c'è? Consumiamo tutti, consumiamo tutto, si consuma l'affezione tra un uomo e una donna, nel giro di qualche mese o di qualche anno si consuma e dunque non essendoci più l'input della corrispondenza con un mondo come il nostro quasi ci costringe a consumare tutto… mi son detto passerà qualche tempo, passerà qualche mese, passerà qualche anno e sarà stata una cosa che ci commuove ma non ha segnato stabilmente la nostra vita. Infatti un avvenimento segna la nostra vita se viene compreso, se si passa dal sentimento al giudizio. Tutto ciò che non è giudicato, tutto ciò che non diventa oggetto di un giudizio, il giudizio stabilisce il rapporto tra l'avvenimento e l'ideale, fra l'avvenimento e me. Allora capisco perché ho incontrato una certa persona, capisco che al di là della affettività sentimentale che irrompe, io devo dare un giudizio. Questa persona mi aiuta sulla strada della fede e della carità. Allora mi metto con lei e la sposo. Allora mi sembra che sia necessario passare dallo stupore al giudizio, cioè sia necessario capire le ragioni del martirio. Le ragioni culturali e sociali del martirio perché se ci si rende conto del perché sono accadute queste cose, del perché possano continuare ad accadere (sono accadute oggi pomeriggio, presumibilmente cadranno con maggiore o minore ampiezza fino all'ultimo giorno della storia della Chiesa), quando si capisce il perché allora diventa un fattore che cambia la nostra intelligenza. Cambiando la nostra intelligenza, si mettono le condizioni perché si cambi il cuore. Il giudizio sostiene una decisione, il sentimento è un impeto che può decadere immediatamente. Sul giudizio si costruisce una posizione chiara, che dà luogo, come spero di richiamarvi, a una decisione. Perché questa gente è stata ammazzata? Questa gente è stata ammazzata non per particolari cattiverie, questa gente è stata ammazzata perché si è espressa fino in fondo una logica totalitaria, la logica di ideologie totalitarie. Allora anche se molto di ciò a cui fa riferimento Socci si può ascrivere adesso alla logica totalitaria islamica, val la pena di ricordare che il martirio nasce, almeno nella Chiesa contemporanea, non provocato dagli islamici, ma provocato dalle grandi ideologie totalitarie, di cui la più feroce e la più determinata contro i cristiani è stata il marx-leninismo.
Perché l'ideologia non può non essere violenta? Perché non può non essere violenta logicamente, al dio là poi che questa violenza logica, questa violenza razionale, questa violenza legata alla ideologia possa trovare l'esplicitazione nelle devianze psichiche di tanti, come dire, capi o sottocapi. La logica ideologica è una logica violenta perché tutto ciò che è diverso dall'ideologia è negativo. L'ideologia è forte perché si impone, è forte perché esclude il diverso, in quanto è diverso dall'ideologia che è il luogo della verità, della bellezza e della giustizia, ma soprattutto che è movimento che crea storicamente prassisticamente la verità, la bellezza, la giustizia. Il diverso è l'opposto, il diverso è il nemico e il nemico deve essere annientato, perché la verità dell'ideologia risulti più chiaramente. È negando il negativo che si afferma il positivo. È una legge della logica hegeliana che i sistemi totalitari hanno applicato alla vita. La verità non è la corrispondenza tra un valore ideale e la mia esigenza, il vero non è ciò che corrisponde. Allora capite che se il vero è ciò che corrisponde allora c'è una corrispondenza piena che mi apre a valorizzare tutte le corrispondenze parziali. Per questo la logica della verità è una logica che include, la logica dell'ideologia è una logica che esclude. Annientare il nemico. Robert Conquest dice che il termine che torna di più, statisticamente in tutti i documenti della ideologia e della dittatura marxista è il termine annientamento. Tanto è vero che dopo aver annientato i nemici esterni, dopo aver annientato coloro che erano programmaticamente diversi da loro, perciò contro (chi è diverso da me è nemico), dopo aver annientato l'esterno, hanno dovuto per sostenersi, per darsi forza, annientare l'interno. E così hanno accusato i loro compagni marxisti degli stessi crimini: fascismo, spionaggio, collusione col nemico…, come avevano accusato quelli che non erano comunisti. La logica ideologica implica la negazione della diversità e perciò la violenza è una inesorabile conseguenza. Chi si oppone alla logica dominante, alla logica del movimento che è proteso ad occupare il potere, o che l'ha già occupato, non ha più nessun diritto, deve scomparire. E, infatti, la scomparsa fisica è la conseguenza inevitabile. Il martirio dei cristiani, in quanto cristiani è accaduto dalla Francia rivoluzionaria, nella stagione della rivoluzione francese con quello che va sotto il nome di genocidio vandeano. Provate a leggere qualcuno dei libri che, nonostante la pressione della mentalità laicista dominante, si sono potuti pubblicare in questi decenni. Questi 400.000 morti su cui l'ideologia dominante giacobina ha fatto scempi non inferiori di quelli che sono stati fatti un secolo dopo nei campi di concentramento, come lo spogliamento e il conciamento delle pelli per farne scarpe. E questo non si è verificato nelle steppe degli Urali, ma in una delle regioni più belle della Francia, che è sparita, non esiste più. Il generale Vestermann che comandava il corpo di spedizione incominciò così il suo rapporto alla Convenzione: "la Vandea non esiste più, non abbiamo neanche fatto un prigioniero, li abbiamo ammazzati tutti". E questo filone del martirio a partire dall'ideologia non trova le nostre grandi piccole insorgenze, che si sono create in tutto il paese dal 1799 al 1815 e hanno portato al martirio almeno 300000 italiani, che volevano testimoniare la fedeltà alla loro tradizione cattolica contro il giacobinismo forzato! E non trova il suo collegamento con le migliaia e migliaia di morti dei cristeros, messicani che all'inizio del XX secolo hanno combattuto per la fede contro un tentativo spaventoso di massonificare uno dei paesi fra i più cattolici. E non collega forse la martirio dei cattolici, laici, preti e vescovi e religiosi e religiose spagnole nella guerra civile spagnola. Il martirio è stato imposto dall'ideologia totalitaria di qualsiasi colore sia, perché la logica totalitaria è una logica che esclude e annienta, trova la sua forza nell'escludere e nell'annientare.
Il martirio è provocato da un terrorismo di stato, fa in modo che lo stato possa terrorizzare i propri cittadini. Dico questa frase così, perché questa frase è contenuta in un libro di un grande filosofo inglese del XVII secolo, Tommaso Hobbes che scrive: "Lo stato è un dio mortale, che sotto il dio immortale può regolamentare anche col terrore la vita dei cittadini." E questo perché? Non perché sono stati cattivi, ma perché sono andati fino in fondo alla loro posizione, e la loro posizione è una posizione che afferma se stessa in modo esclusivo. La tradizione cattolica dice "bonum diffusivum sui", il bene si diffonde. San Tommaso dice che la verità piena, che è la presenza di Cristo in me e la mentalità nuova che Cristo mi dà, mi mette in grado di valorizzare tutti gli spunti di verità che ci sono, qualsiasi cosa sia detta con verità e detta dallo Spirito Santo". Di fronte a questa comprensione, il cattolicesimo è una realtà che comprende, sta l'ideologia che affermando l'assoluta verità di una visione sociale e politica esclude teoricamente e praticamente la diversità, perché la diversità è un delitto. Questa è la prima radice, e secondo me, è molto importante perché la logica totalitaria non finisce, la logica dell'uomo che si concepisce come potere e concepisce la realtà come oggetto del proprio potere, e quindi concepisce gli uomini che sono l'oggetto più prezioso che l'uomo ha tra le mani e concepisca perciò gli altri uomini come oggetto del proprio potere, questa è una logica perversa, che accompagna l'uomo come tentazione, che ha la sua radice in quella fondamentale inadeguatezza dell'uomo che si chiama peccato originale. La non considerazione della inclinazione dell'uomo la male, come dice il concilio ecumenico Vaticano II nella Gaudium et spes, pensare l'uomo assolutamente buono, pensare che l'uomo non abbia responsabilità, è la suprema stupidità. L'ideologia non finisce, almeno come tentazione, se fosse una questione di cattiveria si potrebbe pensare che la gente diventi più buona, ma non è un problema di cattiveria, è un problema di logica ed è una logica infernale, nel senso che dietro questa logica non ci stanno soltanto i singoli, dietro questa logica c'è una centrale di male a cui la maggior parte dei preti non crede più, tanto è vero che non lo dice più ma io ci credo e lo dico che si chiama demonio.
C'è una seconda flessione di questo. Abbiamo capito che è uno scontro di logiche, è uno scontro di mentalità, una mentalità non assimila l'altra. Il mondo vi odia perché ha odiato me. Perché ha odiato me? Perché non vengo dal mondo, non sono l'espressione della mentalità, vengo da Dio, sono un dono del mistero di Dio. E il dono del mistero di Dio, che è Gesù Cristo, dice all'uomo che non è capace di risolvere i problemi della sua vita con le sue forze. L'ideologia è invece la pretesa di risolvere i problemi della vita con le proprie forze. Ecco dove sta il rifiuto, il mondo odia ciò che non è suo. Il cristiano che afferma Cristo dice al mondo una cosa che non è del mondo.
La seconda flessione è quella certamente legata all'islamismo. Adesso è la più violenta, la più terribile, perché è la sovversione dei principi fondamentali su cui si è fondata la convivenza in Occidente, non da ieri, e si è fondata per una sinergia che è del cattolicesimo, ed è della più autentica cultura, è della laicità, è della coscienza morale comune: il rispetto dell'altro, il rispetto dei diritti della donna, il rispetto dei figli che non sono possesso di colui che li ha messi al mondo, una convivenza sociale e civile in cui esista una sana laicità delle strutture e la dimensione religiosa non venga affermata e vissuta come fondamento immediato della vita sociale, per cui la legge religiosa vale come legge civile, quell'arretramento dell'Occidente che sarebbe la sua islamizzazione, la perdita della libertà di coscienza e della laicità della vita. Non la perdita dei privilegi della Chiesa, la perdita della libertà dell'uomo e dei popoli, retrodatati, costretti a ritornare a una situazione di inciviltà che l'Occidente non conosce dal sette-ottocento, quando l'Europa si stava ricompaginando dopo la tragedia delle invasioni barbariche. Infatti l'islamismo applicato è una barbarie. Io non voglio giudicare i contenuti dottrinali-religiosi, io non posso non giudicare questa immediata versione della impostazione religiosa in termini socio-politici. Io non so se l'Islam nasce come struttura ideologica, mo lo diventa velocissimamente. E anche oggi nella considerazione globale che l'Islam dà di sé, nel modo con cui si concepisce e si muove, non è tanto una unità di dottrina, la quale è largamente problematica. C'è una frammentazione dottrinale dell'Islam che per certi aspetti è molto più ampia, è molto più diffusa ed è molto più consistente della pur grave frammentazione dottrinale che esiste nel campo cristiano. Ma questa frammentazione dottrinale consegue una unità socio-politica che non è messa in discussione. Le differenze dottrinali non impediscono anzi esasperano quella unità della nazione araba. L'islam è il cemento della unità della nazione araba. L'Islam ha una tendenza inesorabile a porsi dentro la società, come un fatto che deve tendere ad occupare il potere in modo che la situazione divenga il più immediatamente possibile ridotta alla fisionomia di una espansione dell'Islam. È per questo che negli ambiti assolutamente islamici, non esiste neppure la possibilità di balbettare una diversità. Il delitto contro il Corano, il delitto contro Maometto, soltanto per una formulazione verbale che possa essere sfuggita anche a un islamico, viene punita come una bestemmia contro la sostanza della posizione ideologica. Per questo non esiste la possibilità di vivere liberamente la varietà di professioni religiose e di culti. I cristiani sono da sempre sentiti come i nemici radicali di questo esclusivismo, assieme agli ebrei, perché sono storicamente stati sentiti e vissuti come il referente polemico fondamentale. L'Islam si è diffuso nel medio oriente accerchiando l'Occidente, come diceva Ripirent, nel sua grande volume Maometto e Carlo Magno, come tenaglia che ha stretto l'Occidente cristiano fino a quando l'Occidente cristiano, raggiunta la sua maturità interna, la sua solidità culturale, la sua potenza etica e la sua capacità politica ha tentato di rompere questo accerchiamento e questo fenomeno si chiama: crociata. Perciò gli islamici vogliono l'eliminazione di una presenza diversa dallo loro e i cristiani sono una diversità eloquente. Non è diverso l'Occidentale che va nei paesi arabi per questioni economiche, per trafficare con loro, per costruire le regge di questi magnati che poi lasciano che il loro popolo viva in condizioni subumane facendo credere che vivono in queste condizioni subumane per la cattiveria dell'Occidente o del grande satana americano… Chi va lì e non pone un'alternativa religiosa, può essere non soltanto integrato, ma utilizzato, ma un uomo che dica: "io credo in Gesù Cristo e vorrei potere fare pubblicamente il segno della croce davanti a tutti", viene considerato il nemico della legge islamica. C'è dunque una radice ideologica islamica, come mi sembra emerga dal libro di Antonio Socci. Non scomodiamo subito la religione, non perché l'Islam non sia anche una religione, ma ciò per cui è così accanitamente anticristiano è la sua versione ideologica, è il suo tentativo di dominare la situazione anche politica.
Veniamo alla terza flessione. Io sto indicando le flessioni di un odio verso il cristiano che è logico, che ha un valore teorico. Che si realizzino o meno in modo sanguinoso queste posizioni non possono assimilare il cristianesimo, i cristiani. Il mondo odia ciò che non è suo. Se i cristiani sono cristiani non sono del mondo. cristiani si chiamano con il nome di uno che è figlio di Dio, perciò non dalla carne e dal sangue, non dalla storia, non dall'intelligenza, non dalla filosofia, ma per grazia di Dio il verbo si è fatto carne ed abita in mezzo a noi.
La terza nel libro è soltanto accennata. Non credo che sia accennata per una ragione politica, io credo che sia accennata perché qui il nemico è infinitamente più intelligente dei marxisti, dei leninisti e dei nazisti e anche degli islamici. E sono i sionisti. Non voglio dire genericamente il termine ebreo o popolo di Israele, ma quella tendenza di forte ideologizzazione che va sotto il nome di sionismo e che cerca di perseguire anche in questo momento l'espansione, il dominio mondiale da parte di Israele, dominio che non si fa come pensano di fare gli islamici sostituendo anche fisicamente i popoli che si sono votati con la loro stupida politica demografica alla quasi scomparsa, come l'Occidente. Il sionista vuole conquistare il mondo attraverso l'economia e attraverso la partecipazione diretta e qualitativa a un governo mondiale in cui sia esplicitamente rappresentato. I fondamentalisti sionisti hanno la maggioranza assoluta nel governo di Sharon, tanto perché non pensiate vi stia parlando di cose virtuali, gli uomini più rappresentativi dei partiti di destra che hanno in mano il governo di Israele oggi sono apertamente ascrivibile alle correnti sionistiche e le più decise. Basterebbe comunque pensare a questa battaglia fra arabi e palestinesi che è propriamente una battaglia di scontro fra ideologie, in cui certamente le grandi ideologie dell'Occidente l'hanno giocata sporchissima, perché queste guerre sono iniziate dopo che per secoli tutto sommato queste minoranze avevano trovato dentro una cornice religiosa un certo modus vivendi, mentre tutto è stato nevrotizzato e radicalizzato dalla versione fondamentalistica delle religioni islamica ed ebraica, ma certamente dal gioco pesante del dominio, per esempio del petrolio e quant'altro delle grandi superpotenze ideologiche e non certo cristiane. Comunque alla fine di questa guerra, che non è ancora finita, le comunità cristiane del Medio Oriente si sono ridotte in tutti i paesi del 90%. Nel Libano dove c'era una fiorente comunità cristiana negli anni 60 che raggiungeva le decina di migliaia di persone e che aveva contribuito a una costituzione dello stato libanese in cui le diverse componenti davano luogo a una divisione dei poteri e a una successione dei poteri che garantiva il primo ministro ai cristiani, il capo dello stato agli islamici con una rotazione, è praticamente scomparsa la presenza cristiana. Il patriarca latino di Gerusalemme Michel Sabbat, è patriarca di poco più di 2000 cristiani. I cristiani della Terra Santa, i cristiani della custodia di Terra Santa, quella che i francescani esercitano su tutta l'Africa mediterranea non credo che raggiunga le 20000 persone a fronte di centinaia di migliaia di persone che erano all'inizio del XX secolo. L'effetto diretto è questo: il cristianesimo sta scomparendo, sta scomparendo come presenza viva. Nel momento in cui scompare come presenza viva, può essere anche che siano mantenuti i pellegrinaggi archeologici nella Terra Santa, anche perché i pellegrinaggi archeologici nella Terra Santa danno soldi a questi governi anticristiani. Questo è il quadro. Flessioni diverse di un'unica opposizione ideologica, che ripeto vede nella diversità il nemico. E vedendo nella diversità il nemico non può che progettarne l'annientificazione. Dopo queste tre flessioni che sono presenti le prime due in modo esplicito, la terza in modo meno esplicito ma non meno reale perché i dati numerici della Terra Santa sono quelli che ho detto io e che riecheggiano anche lì, il martirio in che cosa è consistito? L'odio si è attuato non di fronte a una formulazione ideologica, non di fronte a una cultura alternativa esplicita. È stata una vita diversa, la testimonianza, il martirio può non arrivare al livello della verbalizzazione, ma è stata un'umanità diversa. La famiglia dei cristiani che si radunavano nelle catacombe di Mosca a recitare i rosari e a pregare per il Papa, a pregare il Signore per il Papa e per la Chiesa, non necessariamente riuscivano a fare un articolo. Hanno fatto i seminari filosofici e religiosi di Leningrado o di Mosca, quella straordinaria stagione degli anni 70 che la Casa di Matrona ha pubblicato in un volumetto straordinario sulle ceneri dell'ideologia che vale questo 30 anni prima come potenza di testimonianza cristiana. Il martire è un diverso, è uno che testimonia che il mangiare il bere, il vegliare e il dormire, il vivere e il morire sono diversi, hanno una ragione e una finalità, che non è quella del potere. A questo dobbiamo stare bene attenti perché scorrendo quelle pagine, o scorrendo altre pagine, troverete io vescovo che predicava in un certo modo, ma troverete anche la sartina, che non diceva niente e ospitava i bambini poveri, o travate la vecchietta che ha detto: "io vado avanti ad andare in Chiesa anche se voi non volete". La testimonianza è la testimonianza di una vita, non di un discorso. La testimonianza è una vita che si pone nella sua diversità. Diversità di origine e di destinazione, perché non vivessimo più per noi stessi, ma per Lui, che è morto e risorto per noi e ci ha mandato il suo santo spirito, primo dono ai credenti. I testimoni, i martiri, sono quelli che mangiano e devono, vegliano e dormono, vivono e muoiono, non più per se stessi ma per Lui, che è morto e risorto per noi. Questo è molto importante perché se c'è un punto nella vita della Chiesa di oggi che richiama che la Chiesa non è un discorso, sono i martiri. Il cristiano che accetta di avere un pezzettino a comando in un orizzonte ideologico, non viene martirizzato, il cristiano spiritualista che la domenica va in Chiesa in una pratica sacramentale che tende a diventare spaventosamente di mese in mese sempre più vicina a una celebrazione della parola protestante che non a una celebrazione dell'Eucaristia di Gesù Cristo, non sconvolge nessuno. E gruppi di cristiani che, mentre tutti gli altri si affannano per guadagnare, aiutino i poveri e gli emarginati, sono anche utili al potere, perché tolgono al potere delle responsabilità che non sa assumersi e che ultimamente non vuole assumersi. Ma un uomo che entra nella vita di tutti i giorni con uno sguardo, lo sguardo di una verità intensa, di una verità su di sé e di una verità sulle cose, un uomo che lavora su una catena di montaggio e si capisce che ha un rispetto grandioso di quello che ha intorno, un uomo che viva diversamente la integralità della sua vita, è nemico. I martiri ci hanno ricordato che il cristianesimo è un evento che vive in un popolo, il popolo radunato nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E i martiri ci hanno anche ricordato con il loro martirio che questo popolo è uno solo, guidato unitariamente. Non c'è nessun martire che non abbia avuto nel cuore il Papa, che non abbia pensato al Papa, che non si sia sentito in unità col Papa. Torno a dire scorrendo il martirologio anche dei protestanti e dei battisti almeno in Unione Sovietica in moltissime testimonianze si sente questa affezione alla figura di Pietro e del suo successore, molto di più perché il popolo sa e vive e c'è una intelligenza della fede del popolo cristiano. Pochissime volte si sente evocato il patriarca di tutte le russie, perché il popolo sa e sapeva bene che cosa aveva portato a diventare patriarca quelli che ci sono stati almeno dal 1917 in poi in Russia. Non certo la volontà di servire Dio e la Chiesa. I martiri sono la testimonianza del popolo cristiano, perché sono una vita che afferma la sua radicale novità e accetta di essere eliminata proprio per dirla con maggior radicalità. La più grossa iniezione di antignosticismo è proprio il sangue di questi martiri, perché la Chiesa è tentata di gnosi, la Chiesa è tentata di ridursi a un discorso, la Chiesa è tentata di ridursi a una pratica morale. Aveva ragione Jean Guitton il più grande filosofo di questo secolo cristiano nel suo straordinario volumetto "il Cristo dilacerato" nel dire che dal protestantesimo in poi tutte le eresie si erano ripresentate, perché si era ripresentata la eresia delle eresie, la madre di tutte le eresie, come la definisce lui: la gnosi. Cioè la riduzione dell'evento a discorso. Per un discorso non si muore, per un popolo si muore, per la novità di un popolo si può morire e si muore perché si capisce che si entra più decisamente nel popolo e si entra nel popolo di Dio in un modo tale da non uscirne più, perché i santi e i martiri fanno parte dell'unico popolo di Dio come ne facciamo parte noi e sono più presenti fra di noi questa sera di quanto non lo siamo noi l'uno all'altro. Per questo, come ho detto all'inizio, stiamo evocando una presenza e non discutendo di un problema.
E allora arriviamo all'ultima sollecitazione: a che cosa urge questo giudizio? Il martirio è provocato da una logica ideologica diversamente flessa, la unica. Forse il martirio del III millennio non sarà neanche degli islamici, forse sarà imposto di chi ritiene che la scienza e la tecnica siano tutto, e che pretenderanno quindi di manipolare l'uomo per affermare il proprio potere tecnologico, scientifico. C'è forse già qualche centinaia di migliaia di martiri muti che sono morti negli ospedali dei paesi civili di questo mondo che sono morti per le manipolazioni, per le eutanasie, per le manipolazioni genetiche, per la non cura o per l'accanimento terapeutico. L'ideologia si flette in modo diversificato, l'ideologia del III millennio è l'ideologia della scienza e della tecnica che vogliono risolvere tutto e che sono l'unico valore, il valore che relativizza l'uomo, non l'uomo che relativizza gli strumenti, come vuole Giovanni Paolo II e li usa per il bene dell'uomo. Gli strumenti che sono un soggetto assoluto, autonomo e che perciò usano l'uomo semplicemente come parti della loro progettazione. Il martirio ci potrà venire da quelli che si saranno considerati benefattori dell'umanità, perché avranno aiutato a vincere le malattie. Soltanto che magari il costo di questa vincita delle malattie sarà stato lo sterminio di esseri umani, considerati semplicemente come materiale di riporto per la creazione della razza dei semidei. Dunque il martirio ci dice che il cristianesimo è un popolo, noi allora dobbiamo capire, amici miei, che siamo parte anche noi di questo popolo come loro. Abbiamo lo stesso sangue, il nostro non è ancora fuoriuscito e non chiediamo a Dio che ce lo faccia fuoriuscire in quel modo lì, perché desiderare il martirio è sbagliato. Denunciarsi è sbagliato. La Chiesa fin dai primi secoli ha largamente penalizzato quelli che avevano la fregola del martirio. Il martirio è un esito, non può essere un obiettivo. Il martirio come testimonianza è un obiettivo, ma il martirio come esito è nelle mani di Dio attraverso la violenza degli uomini. Ma quello che noi abbiamo capito insieme a tanto stupore e a tanto sgomento, insieme a tanta ammirazione e insieme alla consapevolezza della nostra radicale sproporzione per cui abbiamo chiesto, almeno io, a Dio che non mi metta in queste situazioni mai, se può, è che la responsabilità della testimonianza è nostra come loro. E tocca quindi a noi ritrovare la forza di una testimonianza di vita nel mondo di oggi. La testimonianza di un popolo che mangia e beve, veglia e dorme, vive e muore per il Signore. Noi se arriviamo a questo livello di giudizio che comprende l'accaduto nella sua logica profonda, che vede la natura di questo avvenimento del martirio: una testimonianza irresistibile di vita nuova fatta attraverso la vita normale, una testimonianza irresistibile di un popolo nuovo fatta attraverso le condizioni normali della vita. Leggendo quel libro mi veniva in mente la grande frase di Giovanni Paolo II che definisce benedetto, ma con benedetto definisce il cristianesimo come presenza storica, era necessario che l'eroico diventasse quotidiano perché il quotidiano potesse diventare eroico. Noi dobbiamo essere come loro, non dobbiamo desiderare di finire come loro, dobbiamo chiedere a Dio che ci dia la forza se ci metterà in quelle situazioni ma è la forza che lo spirito ha promesso ampiamente ai suoi: "non abbiate preoccupazione di quello che dovete dire, perché lo spirito vi aiuterà". Nonostante queste rassicurazioni è meglio non trovarsi in quelle situazioni, ma dobbiamo essere come loro, come identità che gioca la sua novità nel mondo e la gioca attraverso le circostanze concrete della vita vissute nella certezza della fede, cioè vissute nella irresistibile convinzione che Gesù Cristo ha vinto la morte e ha restituito all'uomo la sua identità profonda, la sua dignità, la sua esperienza di cambiamento, la sua felicità, il centuplo quaggiù e la vita eterna. Così non sarà un episodio che è venuto a scuotere la nostra sonnecchiosa cristianità, non sarà un avvenimento strano che non ci aspettavamo perché ci avevano così condizionato la testa da non pensare che fosse possibile che i cristiani morissero per l'ideale. I cristiani erano una realtà strana, erano pronti soltanto a fare i propri interessi. Questa è l'immagine del cristiano che il laicismo ha diffuso ad ampie mani inventando avvenimenti mai accaduti, com'è il florideggio di leggende nere nella storia della Chiesa che animano tutti i testi e tutte le trasmissioni televisive o tutti i film che parlano di Chiesa, da Magdalene in su e in giù. Questo avvenimento stupefacente può essere un'emozione. Se passa l'emozione tra l'uomo e la donna, può dar luogo a una dimenticanza e a una estraneità, che poi convivendo giorno dopo giorno spesso si muta in odio. Un'emozione per i martiri può durare il periodo di una stagione, e una fortunata edizione di un libro che raggiunge un certo numero di edizioni e che segna di una diversità il panorama desolante della cultura italiana. Se ci fermiamo qui siam finiti. È un giudizio. L'aspetto propositivo di questo giudizio è la contemplazione che la testimonianza è una vita nuova che si pone nel mondo attraverso le circostanze quotidiane vissute con una logica di fede e non con una logica di potere e di possesso. Ma allora questo giudizio diventa innegabilmente un invito di Cristo ad essere anche noi come loro testimoni di lui fino agli estremi confini del mondo, ricordando che i confini del mondo sono i confini di casa nostra, sono i confini delle nostre aule scolastiche, sono i confini delle nostre aule universitarie, sono i confini dei nostri paesi e dei nostri quartieri, sono i confini della gente che si accalca nei luoghi di divertimento o di vita comune, sono i confini che ci sono negli ospedali dove molti combattono senza nessuna consapevolezza e senza nessuna dignità l'ultima battaglia della vita: quella per morire dignitosamente perché nessuno li ha mai aiutati a capire che sarebbe venuto questo momento. Siamo testimoni fino agli estremi confini del mondo e il mondo coincide con la profondità del nostro cuore che vive quotidianamente di fronte a Cristo nel mondo insieme al popolo. Grazie