FRATELLI NON SI NASCE

Conferenza tenuta da Prof. Guido Lazzarini alla Scuola di Cultura Cattolica - Bassano del Grappa, il 13 novembre 1995
(Trascrizione non rivista dal relatore)

Fratelli non si nasce, si diventa. La fratellanza è un cammino.

1. Considerazioni sulla realtà della natura, dove le piante non hanno un buon rapporto di vicinato.
Nella natura noi non abbiamo una presenza fraterna. A noi piace molto mettere a dimora delle piante: ben presto però una pianta ha il sopravvento sull'altra. O noi abbiamo previsto degli spazi per lo sviluppo di questa pianta, oppure una di esse non svilupperà. Così anche fra gli animali: da piccoli sembrano così amici, ma da adulti nascono forti rivalità, si stabilisce la legge del più forte.
L'istinto della natura non è un istinto fraterno, è un istinto di prevalenza. Tale istinto è proprio anche dell'uomo. Tutta la storia degli uomini è una storia intrisa di guerre e di dolori.

2. Aspetti macro-sociali con un approccio alla storia dell'umanità.
I primi uomini, quando erano ancora nomadi, conducevano una vita in piccoli gruppi, condizionata dalla ricerca del cibo e di un clima favorevole. Durante questi spostamenti le persone più deboli (donne, bambini, ecc.) o più anziane morivano.
Quando l'uomo diventa stanziale, allora l'organizzazione dei gruppi cambia: i piccoli gruppi si aggregano in grandi gruppi generando una situazione di gerarchia fra gli uomini, nel senso che alcuni svolgono lavori più pesanti, altri meno, alcuni avranno ruoli di asservimento e così via.
Fin da sempre, perciò, c'è questa situazione di differenziazione e non di uguaglianza.
Vi è poi l'asservimento e l'assoggettamento fra gruppi diversi con la nascita della schiavitù, nella quale lo schiavo diventa proprietà del padrone, lui e tutti i suoi discendenti.
Tutta la storia degli uomini è intrisa di sofferenza inflitta dagli uni e subita dagli altri, di sopraffazione, di sfruttamento (ad es. i lavoratori dipendenti, la prostituzione, lo sfruttamento delle risorse del Terzo Mondo, lo sfruttamento delle risorse ecologiche, lo sfruttamento dei bambini). La miseria e la povertà sono diventate una realtà strutturale della società. La situazione è veramente triste.
Tuttavia, se questo sguardo macro-sociale ci dà una visione pessimistica, dobbiamo peraltro dire, per verità, che mai come oggi si evidenzia il discorso della giustizia. La necessità di recuperare queste situazioni, la necessità di controllare il consumo maldestro delle risorse naturali, fanno dibattere questo problema.
Gli stessi mass-media sono strumento positivo se teniamo presente che questi problemi vengono presentati all'opinione pubblica, vengono in qualche modo dibattuti e contribuiscono a formare la nostra coscienza e la coscienza delle nuove generazioni.
In altre parole, mai come in questi ultimi decenni si è avvertito e si sente con sensibilità questo problema.

3. Lettura alla luce della fede.
Vediamo ora come la religione cattolica dà spiegazioni a questa realtà.
Direi che la spiegazione è senz'altro la seguente: la situazione che è stata appena abbozzata nel mio intervento, nella Bibbia trova una chiarificazione: il tutto è conseguenza del peccato originale, nel senso che l'uomo si è voluto fare come Dio.
Uso un esempio molto semplice: molti di noi hanno dei figli. A nostro figlio diamo le chiavi di casa, cioè diamo a lui la possibilità di fare quello che vuole. Avere le chiavi di casa vuol dire che potrebbe non entrare o far entrare degli estranei. Il peccato originale è proprio questa fiducia che Dio ha dato all'uomo perché egli ne faccia con libertà quello che egli crede. Il peccato originale è consistito nel fare "buon uso" della libertà.
Il diavolo, tentando Eva, le dice: "Forse che Dio vi impedisce (notare il plurale) di mangiare i frutti degli alberi?". Eva lo corregge: "No, Dio non ci impedisce di mangiare i frutti, ma di mangiare il frutto". Ma il diavolo rintuzza: "Se ne mangerete diventerete grandi come Lui". Ecco il peccato originale. Eva comincia a vedere quel frutto bello e interessante e ne offre al compagno. In altre parole vediamo che la proposta che viene fatta ad Eva è di grandezza, cioè le viene proposta l'autonomia da Dio, il non essere più religioso ossia non legato a Dio.
Nel pomeriggio Dio va nel giardino per passeggiare con Adamo, quasi come se assumesse una forma antropomorfa, e Dio dice ad Adamo: "Dove sei?". E Adamo: "Mi sono nascosto". "E perché ti sei nascosto? Hai forse mangiato i frutti dell'albero?". E Adamo mette sotto accusa Dio: "La donna che tu mi hai dato me ne ha offerto". Ecco che la fratellanza che c'era con la donna e con Dio, come figlio, cambia completamente. Prima l'uomo piangeva perché era solo, poi accusa Dio per quello che ha fatto la donna. Ecco come allora la religione cristiana spiega il contrasto fra gli uomini, la sopraffazione. Mette in un rapporto negativo l'uomo contro Dio, contro la donna, la donna contro l'uomo. Gli stessi figli poi si uccidono.

4. Quale percorso possiamo, dobbiamo fare per realizzare la fratellanza.
Se è vero che c'è questo contrasto fra gli uomini, se è vero che c'è il peccato originale, è pur vero che nella nostra fede c'è la venuta di Dio in Cristo, per farci rinascere, per farci tornare fratelli fra noi. Ma questo grande patto, che si inserisce nella storia di ciascuno di noi con il battesimo, di fatto come poterlo realizzare?
Ognuno di noi ha modi diversi di realizzare la fratellanza, però io indico una strada, un percorso: ognuno prenderà ciò che gli è utile.
A mio avviso è importante, per realizzare la fratellanza, tener presente due elementi:
1- Avere una mente accogliente
2- Avere un cuore affettuoso
Cosa vuol dire avere "mente accogliente e cuore affettuoso"?
Prima di tutto premetto che per averli dobbiamo chiedere continuamente aiuto al Padre, perché non sono spontanei.
Verso i genitori.
Chi ha i propri genitori, magari anziani, deve tener presente alcune cose:
1- Teniamo presente la dignità dell'anziano, fino al giorno della morte. Significa che tuo padre e tua madre sono diversi da te, pensano in modo diverso da te, continueranno a pensare in modo diverso da te, avranno comportamenti diversi da te. Avere una mente accogliente significa accettare la diversità e pertanto non essere invadente e controllore.
2- Bisogna farli sentire importanti, perché continuino a dare senso alla loro vita. Nella misura in cui si lascia alla persona di avere determinate responsabilità, essa continuerà, in qualche modo, la sua autosufficienza.
3- I genitori anziani non sono stati educati ad esprimere affetto, ma noi verso di loro dobbiamo avere un cuore affettuoso.
4- Non portarli a morire negli ospedali, hanno bisogno di sentire il calore, teniamoli per mano.
Verso il partner.
1- Il mio partner è diverso da me: avere una mente accogliente significa accettare la diversità, altrimenti sono un rigido, un testardo.
2- Considerare il mio partner un dono di Dio: Dio ha avuto pietà di Adamo e con la sua costola costruì Eva, simile a lui, tanto importante quanto era Adamo. L'altro è Dio che si fa presente, che si fa tangibile, che si fa carne.
3- Non giudicare: nei primi tempi del matrimonio c'è effervescenza nel rapporto, poi nasce il giudizio. Nel momento in cui giudico il mio partner non accetto più la diversità. Il giudizio è un bloccare la persona nella situazione in cui essa è, si rompe l'intesa, si crea una ferita. In una nuova situazione di conflitto si riaprono le vecchie ferite.
Verso i figli.
La famiglia italiana è ancora puerocentrica, incentrata sui figli.
Le famiglie giovani (sotto i 35 anni) hanno un'impostazione diversa dalle famiglie adulte, perché sono "famiglie di coppia", cioè dove l'intesa di coppia è fondamentale; mentre le famiglie adulte sono più incentrate sui figli e per questo ci sono meno separazioni. Molte coppie sono state assieme per i figli. Famiglie di coppia non vuol dire comunque non avere attenzione verso i figli, ma significa diverso rapporto con loro.
Come diventare "fratelli" dei propri figli?
1- Entrambe i genitori non possono essere contro il figlio: mai due contro uno. Se tua moglie ha iniziato a sgridare tuo figlio, tu rimani fuori, ma tu che non lo hai sgridato, guardalo, non lasciarlo solo.
2- Continuare ad essere genitori: i genitori non sono amici dei figli. Genitore è colui che cammina al fianco.
Il figlio è e sarà diverso dal genitore: potrà anche avere aspirazioni diverse, ma il genitore gli sarà sempre al fianco.
3- Non etichettarlo (es.: "Sei un fannullone, sei disordinato"): niente ha una forza più grossa dei genitori nei confronti del figlio. Quello che si dice fra papà e mamma non è giusto che il figlio lo sappia completamente.
Verso gli altri.
1- Non dare etichette neppure agli altri. Non giudicare.
2- Non aspettare che gli altri implorino aiuto.
3- Non soffocare gli altri, ma aiutarli a progettare. "Non dare un pesce a chi ha fame, ma insegnagli a pescare" dice un proverbio cinese.
4- Non avere pregiudizi (giudicare prima di conoscere).
Conclusioni
La fratellanza non è istintiva, la si guadagna, è un percorso di vita. Per poterla acquisire e per poterla mantenere è utile avere una mente accogliente e un cuore affettuoso verso se stessi, verso i tuoi cari, con gli altri.