I pellegrinaggi e il cammino


L'essere divenuto simbolo della Riconquista spagnola e della lotta della Cristianità contro i Musulmani, l'essere più accessibile di Gerusalemme, che era in mano ai Musulmani, non spiegano del tutto il fatto che il sepolcro di San Giacomo sia stato meta di un pellegrinaggio pari soltanto a quello di Roma, e per molto tempo anche più frequentato.
Bisogna tener conto dell'autorità di Giacomo, presente con Pietro e Giovanni, alla trasfigurazione, alla risurrezione della figlia di Giairo e alla preghiera del Getzemani.
Lo scheletro ritrovato, poi, era integro, ma mostrava i segni della decapitazione; il sepolcro non era mai stato violato: circostanze che facevano del luogo del ritrovamento un luogo unico.
L'epoca in cui il pellegrinaggio si consolida e raggiunge il suo culmine è quanto mai sensibile al richiamo delle reliquie, veri e propri pegni della gioia del paradiso, considerate prova tangibile e storica, per la testimonianza resa col sangue di generazione in generazione, della esistenza di Cristo e della città di Dio.
Ma bisogna aggiungere un altro fatto. Perché il vescovo Teodomiro volesse essere sepolto, alla sua morte, il 20 ottobre 847, accanto all'Apostolo, invece che nella sua sede vescovile, il richiamo di questo luogo doveva essere per lui ben forte. Non poteva trattarsi di una semplice supposizione, se volle aggiungere la sua testimonianza a quella delle reliquie. Ciò si lega con una ferma convinzione che sembra far da base a diversi testi, di una presenza cioè, dello spirito del Santo, che non abbandonerebbe le sue spoglie e il luogo ove riposano.
Cominciarono dunque ad accorrere i cristiani; e presto fu un vescovo a condurre il primo pellegrinaggio organizzato: nel 950 infatti il vescovo di Puy, Gotescalco, guidò un pellegrinaggio di cui resta ampia testimonianza; poi venne Cesario di Montserrat, mentre i pellegrinaggi popolari si susseguivano frequentissimi fin dalla metà del sec IX.
Essi divennero così numerosi e di provenienza così diversa, da ogni parte dell'Europa, che non solo diedero luogo alla costruzione di molteplici ponti, ospizi e ospedali per i pellegrini, ma suggerirono un'opera che tra le altre si distingue e aggiunge un'ulteriore elemento di eccezionalità a Santiago, e cioè la prima guida, nata per essere tale, per indicare la strada per Santiago de Compostela.


La via, il cammino (che secondo un'altra leggenda sarebbe stata indicata in sogno dalle stelle a Carlo Magno chiamato a rigettare i Mori dall'Europa) sta prendendo una forma precisissima, di cui la testimonianza è fissata in questo testo che costituisce un punto fermo ed imprescindibile nella storia del pellegrinaggio e della città.
Il Codice Callistino o Liber sancti Jacobi è stato scritto probabilmente a Cluny, tra il 1135 e il 1139, dal monaco Aymeric Picaud. Si tratta di una narrazione particolareggiata ed appassionata del viaggio, di cui si descrivono gli itinerari in terra francese e spagnola, i paesaggi e le genti, dando consigli, ragguagli e informazioni su ogni cosa: i villaggi, le chiese, i santi, i corsi d'acqua, i miracoli consegnati dalla tradizione, gli incontri di ogni genere che il pellegrino può fare, per concludere con la tradizione di Santiago.
La strada per Santiago si è così definita per essere tutta particolare: non più un viaggio qualunque, ma un itinerario verso il sacro, in cui ogni pietra è se stessa, ed insieme più che se stessa. Non simbolo, ma reale avvenimento dell'andare della persona, attraverso i tempi e i luoghi, verso la "patria eterna", dove l'uomo è innalzato accanto al Padre, nella gloria, come afferma la liturgia della'Ascensione. E della prossimità al Padre nella gloria i martiri e le loro reliquie sono amatissimo e prezioso pegno e testimonianza.
La via quindi, a buon diritto, vien detta Via luminosa, perché conduce alla grande luce, appena allusa dalla Via Lattea che i pellegrini vedevano sopra di sé nel cielo, e che pareva indicare loro la direzione da seguire.

Il simbolo del pellegrinaggio

C'è chi afferma che l'uso della conchiglia sia dovuto al fatto che i pellegrini le raccoglievano proseguendo fino al mare, chi afferma che ad essa sin dall'antichità si sia attribuita la capacità si scongiurare i malefizi. C'è però da ricordare quanto sia presente la conchiglia come motivo ornamentale nell'arte e per giustificare tale presenza bisogna ricondursi al valore simbolico di cui, passando all'universo cristiano, si è caricata. La conchiglia infatti è l'immagine della tomba dalla quale l'uomo risorgerà.
Divenuta simbolo del pellegrinaggio a Santiago, la conchiglia eclissò gli altri simboli. Tanto che quando si vuole rappresentare un pellegrino, anche ben precedente all'epoca di Santiago, lo si rende riconoscibile con la conchiglia.